Senatori senza corsi

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Bocciati in lingua

La decisione di Palazzo Madama

I senatori non studiano Aboliti i corsi di lingua

Solo in 40 su 315 avevano fatto domanda. Risparmiati 100 mila euro

di Simona Verrazzo

Il presidente del Senato, Renato Schifani, ha mantenuto l’impegno e ha sposato la linea del rigore. Per questo sono state tolte quelle spese superflue senza le quali il lavoro parlamentare si svolge ugualmente bene. Tra queste c’è la soppressione dei corsi gratuiti per studiare le lingue straniere. Finora i nostri senatori avevano la possibilità di fare una richiesta al Servizio di Questura e Cerimoniale del Senato per la frequenza di un corso di lingua. D’ora in poi non sarà più possibile e le spese saranno a carico dei singoli senatori. I corsi di lingua inglese erano quelli più gettonati, con circa il 90 per cento delle domande. Il restante 10 per cento era equamente diviso tra francese e tedesco.

Viaggi all’estero

Stranamente, il motivo per cui i corsi sono stati aboliti non è stato per l’eccessivo numero di richieste, ma perché queste erano troppo poche. Le domande pervenute erano nell’ordine di alcune decine, tra le quaranta e le cinquanta. Una cifra piuttosto bassa su 315 senatori, ragion per cui si è scelto di sospenderli. Il guadagno è notevole, perché oscilla tra gli 80.000 e i 100.000 euro all’anno. I politici, come il resto degli italiani, non sono molto preparati, quando tocca parlare all’estero e stupisce il fatto che quando c’era la possibilità di studiare gratis una lingua al Senato non ne abbiano approfittato. Ma c’è una cosa che colpisce di più. Fino al 31 dicembre del 2007 ai senatori spettava un rimborso di 3.100 per viaggi all’estero con motivazioni di studio o attività connesse. Questo privilegio dal 1° gennaio del 2008 non è più in vigore ma, caso strano, il numero di richieste per frequentare i corsi di lingue non è aumentato.

L’inglese è un po’ la bestia nera degli italiani all’estero, e poca differenza fa se sono senatori, deputati o ministri. Sapere se un nostro politico sa bene, discretamente o per niente una lingua straniera è un mistero perché nelle conferenze c’è la traduzione simultanea e nelle interviste le domande sono concordate fin dall’inizio. Testimonianze di episodi eclatanti ce ne sono, ma uno vale per tutti. Nell’ottobre del 2007 si svolge a Lisbona la riunione informale dei ministri della Giustizia e dell’Interno dell’Unione Europea. All’evento avrebbero dovuto partecipare Clemente Mastella, allora guardasigilli, e Giuliano Amato, ai tempi responsabile del Viminale. Per decisione del governo portoghese, allora presidente di turno dell’Ue, al pranzo di lavoro le lingue tradotte sono l’inglese, il francese, il tedesco, lo sloveno e ovviamente il portoghese. Mastella diserta l’incontro lamentando il fatto che non compare la lingua italiana e sostenendo di conoscere un po’ il francese ma di non sapere l’inglese…

Per evitare episodi del genere i corsi di lingua sarebbero utili, ma non quando vengono buttati i soldi dei contribuenti, e a questo pensava il presidente Schifani quando ha deciso di abolirli per il Senato…

(Da Libero, 6/9/2008).

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