Sempre più stranieri studiano in Italia In inglese 46 corsi. La Gelmini e le classi «pollaio»: sono poche

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1 settembre 2011
Il 9 settembre primi test per l’ammissione alle tre facoltà di medicina che tengono corsi di laurea completamente in inglese: Pavia, Milano, Roma «La Sapienza». Quattro giorni dopo quelli in italiano.
Come saranno i test? Per ora è un mistero. Nemmeno i docenti ne conoscono i contenuti. Arrivano da Cambridge, elaborati da una società specializzata. Ottanta quiz in inglese. E’ l’applicazione del decreto
ministeriale 7 luglio 2011. La selezione avverrà nelle tre sedi universitarie, ma si potrà anche svolgere in contemporanea in una sede estera: a Londra, presso il London Test Centre Portland House, in
Bressenden Place.
Insomma, non riuscendo a far rientrare i «cervelli» in fuga, l’Accademia italiana sta almeno cercando di divenire competitiva nella formazione. E chissà se poi non siano i «cervelli» stranieri a restare
nel Bel Paese. Per il momento, in quattro anni, la risposta sembra esserci stata: sono cresciuti di circa il 19 per cento gli iscritti provenienti da altre parti del mondo. Un buon tre per cento nell’ultimo anno. Da uno a tre i corsi di laurea in medicina (l’anno scorso solo Pavia). Nel dettaglio: 46 i corsi di laurea (6 triennali compresi i tre medici, 36 magistrali); 44 i dottorati di ricerca (Ph.D); 62 i master; 17 i winter-summer schools. Le università che offrono lauree in inglese (165 corsi sparsi per la penisola) in varie discipline sono: Perugia, Roma Sapienza e Tor Vergata, Milano Bocconi e Statale, Torino, Bologna, Venezia, Bergamo, Bolzano e Pavia. La winter-summer schools sono a Rimini, Comacchio, Porretta Terme e Bertinoro (università di Bologna); Roma Tor Vergata e Ravenna. Gli indirizzi: medicina, economia, ingegneria, chimica, farmacia, ambientale, relazioni internazionali, matematica e biotecnologia.
Ma perché studiare in Italia? «L’internazionalizzazione dei nostri corsi è ormai una realtà — dice il presidente del Consiglio universitario nazionale (Cun), Andrea Lenzi — come dimostrano gli oltre settemila accordi tra gli atenei italiani e quelli stranieri. I nostri atenei hanno una buona reputazione all’estero e il rapporto qualità-prezzo dei nostri corsi è ottimo».
Le rette delle università statali italiane, infatti, si posizionano ai livelli più bassi nel confronto con gli altri Paesi europei tanto che l’Ocse ha appena invitato l’Italia ad incrementarle.
Però, a parte i settori di eccellenza riconosciuti nel mondo, finora il nostro sistema didattico non era molto adeguato agli standard stranieri. «Negli ultimi anni c’è stato un adeguamento del nostro sistema all’impostazione internazionale dell’offerta formativa — precisa Lenzi —. E questo nonostante le difficoltà economiche che stanno attraversando le nostre università. I nuovi corsi di laurea in medicina in inglese sono un ottimo laboratorio sperimentale pedagogico. L’ambizione è quella di arrivare ad una laurea europea, congiunta fra Paesi».
Qualche numero. Gli immatricolati stranieri (cioè gli iscritti per la prima volta) erano 10.843 nell’anno accademico 2006-2007, adesso sono 12.876 (2010-2011). Gli iscritti stranieri nel 2010-2011 sono invece circa 61.872. E questo nonostante la riduzione dei corsi di laurea (meno 9% nel 2009-2010) ed il calo delle immatricolazioni in generale (meno 2,29% nel 2010-2011).

http://www.quotidianamente.net/cronaca/ … -4388.html




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