Segnaletica multilingue

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Divieto di sosta in cinese, arabo e albanese

La città è diventata una Babele di lingue? Ed allora anche la segnaletica stradale deve adeguarsi a quegli utenti i quali, pur non conoscendo l’italiano, rischiano salate multe come gli automobilisti italiani.

Così i vigili urbani di Fucecchio hanno deciso di indicare i divieti di sosta o di divieto di accesso, al momento solo quelli in vigore provvisoriamente, affiggendo cartelli con scritte in arabo, cinese e albanese oltreché, ovviamente, in italiano. La scelta di queste tre lingue non è casuale: sono quelle delle comunità straniere più numerose. Nella città che ha dato i natali a Indro Montanelli, infatti, gli extracomunitari regolarmente residenti hanno raggiunto quota dieci per cento rispetto alla popolazione nel suo complesso e la stragrande maggioranza di loro, anche se non sanno esprimersi correttamente nella lingua di Dante né tantomeno leggerla con speditezza, guidano l’automobile. Di qui l’idea di cartelli multilingue fino ad oggi appannaggio di città di regioni a statuto speciale come l’Alto Adige o la Valle d’Aosta dove il bilinguismo ha però altre radici.

Se l’esperimento, come si augurano i vigili urbani, spesso costretti ad estenuanti quanto incomprensibili battibecchi con gli automobilisti extracomunitari (che quando c’è da pagare una multa non sono poi molto diversi dai loro colleghi italiani); se l’esperimento, dicevamo, funzionerà, l’idea dei cartelli multilingue verrà estesa, gradualmente, anche alla segnaletica fissa man mano che dovrà essere rinnovata.

Il codice della strada pare non ponga ostacoli, il buon senso neppure: e allora perché non provare?

(Da La Nazione, 25/7/2007).

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