Secondo il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini a determinare, fino dalle elementari, l’orientamento in campo linguistico, non sono le scelte politiche, ma il “mercato”.

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Giannini: Presto metodo Clil dai 6 anni per insegnare una lingua straniera.

L’idea è quella di fare apprendere ai bambini una disciplina direttamente in lingua non italiana.

I bambini delle seconde classi della scuola elementare da quest’anno hanno iniziato a studiare in inglese anche le altre discipline per accelerare l’apprendimento della lingua straniera e si potrà adottare presto questo metodo, noto come Clil, anche nelle prime classi, a 6 anni. Lo ha detto il ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, durante una conferenza stampa a Firenze, in Palazzo Vecchio, in occasione della Giornata europea delle lingue.
“Abbiamo introdotto la seconda lingua anche attraverso la modalità Clil, già in seconda elementare, ma possiamo arrivare anche alla prima elementare”, ha precisato il ministro. Per migliorare l’insegnamento delle lingue nella scuola italiana, c’è la necessità, ha osservato Giannini, di avere docenti con una preparazione più specifica: “molti di essi hanno un certificato in lingua come altra materia, ad esempio un professore che insegna fisica magari ha anche una certificazione C2 in lingua inglese”.
“Il bilinguismo o il multilinguismo – ha osservato tra l’altro il ministro – è un obiettivo irrinunciabile. Il nostro Stato non può tirarsi indietro. Il 50% dei cittadini europei dichiara di utilizzare, e solo occasionalmente, una seconda lingua. A livello italiano, a partire della scuola primaria, bisogna garantire un insegnamento diffuso, studiare anche attraverso una lingua straniera. Altro tema è la mobilità. Le lingue si imparano con metodologia corretta e mobilità tra parlanti, la full immersion. L’Italia è un contesto di raro monolinguismo, nel quadro dell’Unione Europea”.
Il ministro ha infine precisato, quanto alla possibile lingua insegnabile, che principalmente “si tratterà dell’inglese ma non esclusivamente, perché poi l’orientamento della domanda non lo fa il ministero, ma il mercato delle lingue”.
(Da tuttoscuola.com, 25/9/2014).

 




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