Se pure lo Scarabeo perde cultura

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Dopo 60 anni l’editore del gioco da tavolo cambia le regole: ammessi i nomi propri. "È per venire incontro ai giovani". Che conoscono più cantanti che vocaboli…

Il sogno impossibile di ogni giocatore è «zuzzurellone», 42 punti. Ma anche veder materializzarsi «acquazzone», con i suoi 37 punti, fa gridare al miracolo. Poi c’è il furbo che ci prova con la parola breve ma pesante, tipo Quzhou, che ne vale 35 ma non è ammessa, perché è una città della Cina. E c’è un solo punto su cui il regolamento dello Scarabeo, immutato da 62 anni, proprio non transige: niente nomi propri, inclusi quelli geografici.

Ma dopo oltre sei decenni in cui non è cambiata nemmeno la scatola del gioco, è tempo di rivoluzione per le tavole della legge dello Scarabeo. Mattel, editore della versione americana, lo «Scrabble», ha annunciato da luglio un nuovo regolamento «per coinvolgere di più i giovani». E qual è la novità attira-pivelli? «Saranno ammessi i nomi propri», ha annunciato il portavoce dell’azienda americana. Sacrilegio.
Ma attenzione, la questione non riguarda solo i fanatici delle serate passate a cavare dalla memoria lemmi per soli accademici della Crusca. Quel regolamento stravolto è una luce d’allarme che si accende per tutti noi, una bandiera bianca che decreta una resa incondizionata: ha vinto la generazione Playstation. Niente contro i videogame, per carità, ma non c’è dubbio che siano mediamente più adatti a chi è forte di riflessi e scarso di eloquio. Condizione in cui si trova una fetta sempre più larga di giovani italiani (e non solo).
C’è chi dà la colpa al linguaggio da internet e telefonino. Come una ricerca della Lancaster University di qualche settimana fa, secondo cui gli adolescenti usano solo 800 parole per parlare con i coetanei. E peggio: un terzo delle conversazioni si basa su venti parole, sempre le stesse. L’allarme per la «generazione venti parole» è rimbalzato in Italia, dove l’Accademia della Crusca lo ha condiviso in pieno, lanciando un appello a tutelare la lingua italiana manco fosse un panda: «Gli studenti che incontro all’università – dice il filologo Cesare Segre – sanno poche parole, non sono capaci di costruire parole complesse e fanno errori di ortografia gravissimi. Questo significa che non hanno il dominio della realtà, perché la lingua è il modo che abbiamo per connetterci con il mondo». Del resto, sottolineano gli accademici, il guasto è alla radice: su cento professori di italiano solo una decina ha studiato linguistica o storia della lingua italiana.

Insomma, il mercato non ha fatto altro che prendere atto del crollo della domanda di parole anche nei giochi. E siccome business is business, ecco arrivare i nomi propri. Una mossa che serve anche a riequilibrare il conflitto generazionale attorno al tavolo da gioco. Il padre compone sul tabellone un valido «equinozio» da 27 punti? Il figlio prima poteva solo rispondere: «equi-che?» e subire l’inevitabile sconfitta. Ora potrà replicare con «NDubz», nome di un rapper di cui il padre non avrà mai sentito parlare, ma che con appena 5 lettere vale 17 punti. Facile capire dove vada a parare la riforma voluta dalla Mattel: i ragazzi conoscono più nomi di cantanti impronunciabili che vocaboli italiani. Ecco pronta un’arma per «dopare» la partita a loro favore. E del resto già i padri si prendevano la pensione e il posto fisso. Ai figli non vogliamo lasciare nemmeno il piacere di batterli a Scarabeo? Le impettite associazioni dei giocatori, serie come solo gli inglesi possono esserlo quando si tratta di temi faceti, sono già in rivolta: «Non passeremo mai al nuovo regolamento nei tornei internazionali».
Nelle nostre case sarà più difficile resistere quando brufolosi avversari vorranno usare tutti i nomi delle fatine Wynx per vincere. Dobbiamo arrenderci a questo italiano-Bignami? La lingua di Dante è un dinosauro estinto come il suo Sommo Poeta? Chissà che una speranza non arrivi proprio da internet. Il Comuniclab dell’università La Sapienza di Roma ha studiato i blog di 50 adolescenti: abbondano faccine e abbreviazioni, ma il numero delle parole usate è ben superiore alle 800. La moda dei diari in Rete sta facendo riscoprire l’esigenza di farsi capire in italiano. Non quello della Crusca, certo, diciamo un italiano 2.0. La parola «Blog», in fondo, a Scarabeo vale ben 11 punti. Meglio che niente.

http://www.ilgiornale.it/interni/se_pur … comments=1




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