Se L’Europa trovasse un colpo di genio

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Se L'Europa trovasse un colpo di genio

Se l’'Europa trovasse un colpo di genio un sito come «Italians» e una forma di ecografia sociale: si vede cosa si muove nella pancia e nel cuore dei lettori, e non e sempre uno spettacolo tranquillizzante. Prendete questa lettera di Claudio Partucci (claudiogitanesCaol.com): «Gli americani col loro intervento in Iraq hanno ottenuto un gran risultato: quello di cementare, se non proprio l'amicizia, almeno la solidarieta fra sunniti e sciiti, Finalmente queste fazioni hanno capito di essere un popolo unico che vuole sbarazzarsi dell'invasore e fanno, ora, cose in comune. Come uomo libero una notizia del genere non puo che rallegrarmi, anche se non ne avrei donde pensando alle vittime innocenti che questo spettacolo indecente ci regala giornalmente (…) Ciò significa che pezzi di morale e dignità resistono ancora. Qualcuno mi odiera, ma io “tifo” per il popolo dell'Iraq>,. C'e tutto, in questa lettera: l'analisiprétaponer, l'ottimismo semplificatorio, la commozione. l'autoassoluzione. Non intendo deridere questa lettera e chi l'ha scritta. Mi sembra invece che la confusione che rivela sia da collegare a un'altra confusione: quella di chi ha deciso di rispondere agli attentati dell'11 settembre con l'invasione dell'Iraq.e che tanti amici dell'America hanno detto,scritto, ripetuto «Non fatelo!»? Perché temevano che la guerra indebolisse la posizione occidentale nell'opinione pubblica araba, orgogliosa, succube e disinformata; e avvicinasse i terroristi di AlQaeda all'islam fanatico e agli sbandati del regime di Bagdad. Purtroppo. è accaduto. I quattro italiani sono stati rapiti dalle Brigate di Maometto. formate da ex-ufficiali del laico e cinico Saddam: e la prova drammatica della frittata che abbiamo fatto. Tra il 2002 e il 2003 ho partecipato a convegni e di-battiti. in Europa e in America, dove si parlava di queste cose. Ricordo la sicurezza e. purtroppo. l'arroganza di certi discorsi. All'American Enterprise Institute di Washington D.C., roccaforte dei «neo-conservatori», ho provato a dire. nel dicembre 2002: «Se in Europa sosteniamo che molti problemi del mondo non possono essere risolti con mezzi militari. Non vo Barro venir liquidati Come deboli. piagnucolosi e inutili; ingrati, cattivi e ignoranti; colpevoli, cinici ed esauSsti». Ricordo sorrisi educati. e ricordo oggi queste cose spero di non incorre-re nelle invettive di Oriana Fallaci, e di non es-sere incluso tra «quelli che arrivano quasi a sperare che in Iraq si fallisca» (Tony Blair sull'Obser-cer). Come milioni d'italiani dispiaciuti e confusi, vorrei invece che l'America potesse trasformare l'Iraq in un modello e un esempio per il Medio Oriente. Ma non sta accadendo: e comunque questo progetto. con 1'11 settembre e le armi di distruzioni di massa, non c'entra nulla. Forse era il caso di dirlo subito, no? Invece le ammissioni arrivano col contagocce. Si ritrovano negli equilibrismi verbali di Tony Blair; o nelle caute dichiarazioni di Bob Kagan (intervista a Ennio Caretto), che oggi sembra un lontano parente di quello che suonava la marcia trionfale per l'America imperiale e liquidava gli europei come irrilevanti. Ma non e il caso di pretendere pubbliche scuse, per ora: servirebbero solo a ringalluzzire i nostri fanatici avversari. Possiamo però fare due cose: suggerire ai nostri capi di abbassere i toni della retorica (ricordando magari le dittature che abbiamo installato, armato, giustificato) e chieder loro di proporre qualcosa di nuovo. Ne abbiamo il diritto. Siamo amici e alleati dell'America, siamo europei, siamo connazionali di 3.100 militari impegnati in Iraq (e di chissa quanti altri italiani che rischiano la vita: chi per soldi, chi per altruismo). E' chiaro che scappare non si puo: l'Iraq diventerebbe il trofeo e il trampolino per i fon-damentalisti, e chissà cosa ci aspetterebbe. Ma non possiamo neppure andare avanti cosi. Occorre un colpo di genio, piu che un colpo di reni. Una soluzione lungimirante, militarmente semplice e politicamente rumorosa. Pensate se l'Europa trovasse la forza e l'energia per un passo del genere. Che modo straordinario di festeggiare l'allargamento a Est, che nella nostra confusa miopia stiamo vivendo come una formalità burocratica, quand'e un passaggio epocale.

CORRIERE DELLA SERA , p.10

15.04.2004

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