Se l’Europa è il vero test di Cameron

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Se l’Europa è il vero test di Cameron

di FABIO CAVALERA

Sui rapporti con l’Europa, David Cameron mette in gioco il suo futuro di leader conservatore e di premier. L’istinto e la formazione lo collocano nel solco della tradizione «isolazionista» anti Ue. Ma il pragmatismo e l’alleanza coi liberaldemocratici, che sono sulla sponda opposta, gli hanno imposto di non spingere sull’acceleratore della «secessione» dal trattato.
E’ vero che qualche mese fa Downing Street si mise di traverso al fiscal compact ponendo il veto all’accordo, però badando alla sostanza David Cameron, sia allora sia dopo, non ha mai dimenticato un dato reale: il continente è il primo partner commerciale del Regno Unito e spezzare il filo politico che lega le due sponde della Manica significherebbe determinare contraccolpi pesanti su un’economia che è già in forte arretramento (per il 2012 si stima una contrazione del Pil dello 0,4). Londra ha dunque tirato la corda ma non ‘ha mai voluta spezzare.
Oggi, sul tavolo c’è la rinegoziazione dei contributi al budget europeo e Cameron ha cominciato ad alzare la voce minacciando di esercitare di nuovo l’ostruzionismo se non sarà diviso il bilancio dell’area euro dal bilancio dell’area non euro. Ma, in modo particolare, ha attaccato il pilastro dell’Europa: il mercato unico del lavoro. Cameron ha prospettato la restrizione dei visti in sede Ue a tutela dell’occupazione interna e ha sfoggiato impulsi protezionisti fuori dal tempo.
Spinto dalla destra tory e incalzato dal partito Ukip che con l’antieuropeismo miete consensi, Cameron vuole ridiscutere gli accordi con l’Europa, vuole ridimensionare il potere invasivo della burocrazia di Bruxelles e liberarsi dei lacci della giustizia comunitaria, vuole sottoporre le intese a referendum (dopo le elezioni politiche). Downing Street ha le sue ragioni di alzare il tiro (e non tutte sbagliate). Ma, prima o poi, David Cameron dovrà svincolarsi dal condizionamento del populismo di destra antieuropeo. I calcoli elettorali e politici di basso profilo non reggono. L’Europa è un banco di prova importante: o Cameron si accredita come leader internazionale forte e di mediazione oppure, se fa saltare il banco, riporta la Storia indietro al Ventesimo secolo, il contrario delle sue promesse di innovatore moderato.

(Dal "Corriere della Sera", 10/10/2012)




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