Se l’Euro diventa moneta di riserva

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Il Foglio, 25 gennaio 2005

Se l’euro diventa moneta di riserva

Comincia a sostituire il dollaro. Ma patrimonializzare troppo è rischioso

Molte banche centrali stanno sempre più considerando l’euro come moneta di riserva mondiale. Lo si deduce da una indagine sui gestori delle riserve di 65 Banche centrali che ne detengono per 1700 miliardi di dollari. Attualmente le Banche centrali hanno, su scala mondiale, il 70 per cento delle loro riserve in dollari e titoli denominati in dollari. E, nel 2003 gli acquisti di titoli in dollari da parte delle Banche centrali hanno coperto l’80 per cento del deficit della bilancia commerciale degli Stati Uniti, che quest’anno ha un disavanzo di 650 miliardi di dollari. La crescita delle riserve valutarie delle banche centrali tra il 2000 e il 2004 è stata anormalmente elevata: occorreva finanziare i nuovi sviluppi dei mercati asiatici e dei paesi dell’ex area sovietica, e sostituire parte dell’oro che non rende, con titoli fruttiferi.

Ora l’incremento delle riserve subirà un rallentamento, ma sarà pur sempre robusto ed emerge la tendenza a fare largo spazio all’euro. L’euro ormai è considerato una moneta di riserva altrettanto valida del dollaro, perché l’eurozona dal punto di vista economico ha dimensioni paragonabili a quella del dollaro e un crescente numero di paesi usa la valuta europea negli scambi internazionali. Questa prospettiva dà al sistema finanziario dell’euro alcuni vantaggi, ma pone anche grosse responsabilità di politica monetaria e fiscale all’Unione europea e alla Bce. La tendenza delle Banche centrali ad acquistare euro infatti comporta che la bilancia dei pagamenti dell’eurozona, per mantenersi in equilibrio, debba avere un deficit di parte

corrente, finanziato con il nuovo afflusso di mezzi finanziari. Se ciò non accadrà, la bilancia dei pagamenti dell’eurozona avrà un costante surplus: il cambio dell’euro tenderà a salire a livelli molto superiori alla parità fissata dal potere di scambio dei paesi membri con gli altri, alimentando la deindustrializzazione. Così è accaduto alla Spagna dal Seicento sino all’Ottocento a causa dei possedimenti di oro in America Latina. D’altra parte il cambio dell’euro dipenderà sempre di più dalle politiche dei paesi che ne detengono le riserve e la politica europea dovrà guardare di più all’esterno.

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