Se l`euro aspetta un segnale da Francoforte

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Se l`euro aspetta un segnale da Francoforte

Scenderà, o no? L`euro continua a manifestare nervosismo, sul mercato valutario. Meno però di quanto si immaginerebbe. È vicino ai minimi del 2011, ma non sembra voler perdere terreno. Come dovrebbe fare, Christensen di Den Danske invece, in un momento in cui l`Unione è entrata in recessione per la seconda volta in tre anni, e la Bce punta a nuovi tagli dei tassi mentre mantiene aperti i "rubinetti" della liquidità.
Invece no, il cambio resta a 1,29-1,30 dollari, ben al di sopra del valore teorico di 1,18; e l`indice calcolato rispetto alle valute dei principali partner rimane sulla media di lungo periodo, vicina a 100 (un livello sotto il quale non scende dal 2003).
Nel 2011, quèsto cambio "effettivo" è calato del solo 1,6%, dopo una lunga galoppata fino a quota 108. Nella seduta di ieri né l`asta poco brillante di Bund tedeschi, né i dati macroeconomici che continuano a segnalare la crisi in arrivo sono riusciti approfondire la flessione.
E' un segnale importante,che dovrebbe far riflettere. Perché non sono solo i tassi d`interesse (vicini al minimo storico) o la quantità di moneta (in crescita oltretutto assai lenta) a definire se le condizioni monetarie di un`economia sono espansive o restrittive. Contano anche i mercati, e il valutario ricopre tra essi un ruolo importante. Non si tratta soltanto della competitività dei prezzi dei prodotti europei, a cui sempre si pensa, ma al vero costo del denaro" (i tassi sono, piuttosto, il costo del credito) e, soprattutto, alle aspettative degli operatori che si riflettono sulle quotazioni. In un contesto espansivo, spiega Lars Christensen di Den Danske Bank, la valuta dovrebbe calare, i bassi a lunga durata dovrebbero salire (perché aumentano le aspettative di crescita del pil nominale) e le Borse dovrebbero salire. In Eurolandia sì assiste a una valuta in calo, ma a livelli ancora alti; a un rendimento del Bund decennale (privo di rischio e relativo alla migliore delle economie di Eurolandia) che è invece sceso dal 3,48% di aprile all`attuale 1,9%, e un indice Eurostoxx che, dopo aver abbandonato quota 300 a maggio, oscilla da un po` – sia pure in un corridoio piuttosto ampio – intorno i 220 punti.
Non è esattamente un quadro confortante. Molto dipenderà ora da quanto riuscirà a fare la Banca centrale europea, soprattutto in termini di aspettative. Non sarà facile, in ogni caso, dar loro forma. Alle reticenze della stessa Bce, si aggiunge anche molto "rumore": la reale situazione di molte di banche europee, che frena il flusso del credito verso le aziende; e i mille discorsi, un po` astratti e spesso viscerali, un`economia sono espansive sulla stessa tenuta dell`Unione, che non aiutano certo a creare il clima giusto per limitare, almeno, i danni.
È anche vero però che una Banca centrale può fare molte cose. Anche dentro i limiti dei trattati, anche con i mille vincoli dettati dalla natura dell`Unione monetaria, nella quale la Bce non può certo apparire compiacente verso i Governi, le banche o, peggio, verso un gruppo clí Paesi rispetto agli altri (magari i più virtuosi…). I mercati, non solo quelli finanziari, aspettano.

di Riccardo Sorrentino
il Sole24Ore, pag.5
05/01/2012




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