Se la crisi gela il cuore europeo della Germania

Posted on in Europa e oltre 40 vedi

Se la crisi gela il cuore europeo della Germania.

GIAN ENRICO RUSCONI

Oggi l`essere tedesco sembra entrare in tensione, se non in collisione, con l`essere europeo. Mai se lo sarebbero aspettato i tedeschi, convinti di essere stati i primi e più bravi europeisti e di aver saputo combinare la loro sovranità nazionale con quella europea. Lo hanno dimostrato con i fatti.
Hanno costruito insieme con le altre nazioni europee le regole che hanno fatto l`Unione Europea. Con il precipitare di una crisi tanto inattesa quanto ingovernabile «alla tedesca», molti in Germania
sono rimasti sconcertati di come a Francoforte la Banca Centrale Europea abbia osato prendere
misure di intervento in aperto contrasto con il parere di una parte consistente (forse maggioritaria)
dell`establishment tedesco e della stampa nazionale. Molti hanno la sgradevole sensazione che i partner europei chiedano alla Germania di fare qualcosa che contraddice la lettera e lo spirito dei Trattati dell`Unione consensualmente sottoscritti, in particolare per quanto riguarda la funzione della Bce. Sono seccatissimi che, con un sottotono ironico, venga chiamata «vecchia ortodossia» la loro disciplina economico-finanziaria, che dovrebbe invece essere imitata dagli altri paesi, in particolare da quelli dell`Europa meridionale. Ma soprattutto i tedeschi sentono minacciata la loro (riscoperta) sovranità nazionale che ritenevano d`avere messo in sicurezza dentro a una Europa informalmente orientata secondo l`immagine che essi si erano fatti dell`Europa. Cullandosi
tra l`altro nell`equivoco che loro struttura federale (nazionale) potesse servire anche da modello europeo.
Soltanto la cancelliera Angela Merkel – nel suo stile cauto, oscillante e insieme cocciuto – ha capito, all`ultimo momento, che l`estraniazione crescente tra tedeschi ed europei non porta da nessuna parte. Il braccio di ferro, instauratosi con alcuni di loro, conduce a una paralisi mortale nelle istituzioni europee. La sovranità, che la cancelliera deve misurare in concreto nel susseguirsi degli incontri-scontri con gli altri leader europei, si configura in modo diverso da quello immaginato dall`establishment tedesco. Di fatto al momento la cancelliera pratica soltanto un`accorta resistenza
elastica. È questa la elasticità richiestale da Mario Monti? Ci si concentra sul caso greco, senza rendersi conto che dietro a esso si cela una nuova intera problematica «di sistema».
La Germania si trova davanti alla sua prova più impegnativa dopo il 1989-90, dopo i Trattati di Maastricht e dopo l`introduzione dell`euro. Si tratta di rivisitare alcune regole e accordi sorti proprio da quel nesso di eventi che sino a ieri si pensava fosse l`asse fisso, attorno al quale si poteva costruire e rafforzare l`identità politica, economica, culturale dell`Europa e della Germania stessa.
Questa costruzione non basta più. Ma la suggestiva immagine di una nuova «sovranità condivisa», su cui si esercita la retorica dei commentatori benevoli, non trova ancora un modello operativo. Circolano o ritornano parole d`ordine tutt`altro che originali («Europa a più velocità» o «a geometria variabile») già proposte a suo tempo – e proprio da autorevoli politici tedeschi. Ora rimbalzano in bocca ai francesi che con Frangois Hollande riguadagnano peso e visibilità autonoma, dopo l`infelice esperienza del direttorio Merkel-Sarkozy. Ma tutto questo non basta.
Il discorso torna ai tedeschi, alla loro opinione pubblica che è confusa e sconcertata. In un circolo vizioso riflette le incertezze (e le timidezze) della classe politica e della stessa Merkel. Si è tentati di semplificare la situazione con una secca alternativa. O si impone e si sviluppa la linea della cancelliera che si appresta a un lungo confronto, duro se necessario, sulle nuove regole ma sempre
in modo collegiale, rimanendo in sintonia con gli altri partner europei lungo quelle linee di riforma sistemica dell`Unione, enunciate genericamente nei mesi scorsi. Senza dimenticare il paradosso che questa strategia avrebbe molti punti di contatto con quella della socialdemocrazia, da parte sua decisa a vincere le prossime elezioni sostituendo la cancelliera con il proprio candidato Peer Steinbriick. Oppure si impone l`incognita della massa degli elettori che hanno votato Cdu, Csu e i liberali e che sostengono una linea di resistenza a ogni concessione agli europei («meridionali»).
Sembra una strategia isolazionista senza prospettive. La Germania se ne starebbe semplicemente
da parte, da sola o costituendo una nuova comunità economica del Nord. Pare che si siano già fatti i calcoli del costo di questa operazione. Saranno costi molto alti, naturalmente, ma salvaguarderebbero la sovranità tedesca. Quello che non capiscono i sostenitori di questa linea «tutta tedesca» è che sarebbe la fine della Germania quale è felicemente uscita dopo le catastrofi del XX secolo, grazie anche ai partner europei. Sarebbe la fine della Germania come modello democratico europeo, di cui vanno fieri i tedeschi nel momento stesso in cui fraintendono e rinnegano la strada che hanno percorso per costruirlo.

(Da "La Stampa", 22/10/12)




0 Commenti

Ancora non ci sono commenti
Lasciane uno tu per primo!
You need or account to post comment.