Se il Cavaliere ce l`ha con gli anglofoni‏

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Particelle elementari

di Pierluigi Battista

Ecco, l`enfatica invettiva contro il torbido complotto dei circoli finanziari «anglofoni», il Berlusconi del `94 non l'avrebbe mai declamata. E non perché non fosse già da allora incline a scrutare torbidi complotti (delle «toghe rosse», della stampa di sinistra, dell`«uso criminogeno della tv», del pavido establishment, eccetera), ma perché il sovraccarico di valenze negative su queil`«anglofoni» sarebbe stato impensabile. Figurarsi: mai l`uomo dell`impresa, del libero mercato, degli animal spirits del capitalismo liberista, delle tre «I» inglese compreso, si sarebbe convertito alla santa mitologia del «sangue contro l`oro», che con il fascismo celebrò la britannofobia vittimistica dell`Italia «proletaria» vessata dagli squali senz`anima della plutocrazia anglosassone (e non solo).
È il segno, la spia lessicale, della metamorfosi che il deus ex machina del centrodestra italiano ha impresso alla sua identità originaria. Si capisce meglio la dimestichezza, la nuova affinità caratteriale e culturale che Berlusconi ha voluto esibire con Gheddafi (il suo miglior amico, ha detto proprio un anno fa e con scarso afflato profetico, assieme a Ben Ali e a Mubarak). La confidenza con l`autocrate Putin (che voleva insignire con una prestigiosa cattedra nella sua università liberale) e la sempre maggiore distanza psicologica- maturata con i governanti «anglofoni», con Obama ma anche con il conservatore Cameron, tra i più determinati, con Sarkozy, nella gestione dell`intervento militare in Libia. E anche il progressivo sbiadirsi di ogni richiamo al liberismo e al mercato, a cominciare dal patriottismo interventista nel caso Alitalia. E la fuga dal mondo delle élite «cosmopolite», il sistematico disertare gli appuntamenti internazionali, la diffidenza verso un asse in politica estera di stampo europeo-atlantico e dunque, per forza di cose, «anglofono». Troppo facile, e corrivo, rievocare gli strali contro la «perfida Albione». La paranoia anti «anglofona», del resto, lasciò indifferente Berlusconi di fronte alla leggenda cospirazionista che rileggeva Mani pulite come il braccio armato al servizio di avidi e anglofoni padroni dell`oro: gli stessi, narrava la leggenda, che sullo yacht della Corona inglese, il Britannia, avrebbero deciso di mangiarsi con le privatizzazioni l'Italia, una volta smantellato il presidio dei partiti tradizionali. Il Berlusconi liberista e mercatista, il Berlusconi della rivolta fiscale e delle privatizzazioni sarebbe stato sordo a queste recriminazioni. Non avrebbe liquidato il mondo britannico, alla maniera di Napoleone, come una «nazione di bottegai». Il Berlùsconi che strinse un patto con il laburista Blair e che sciolse un inno alla grandezza degli Stati Uniti d`America davanti al Congresso di Washington non si sentiva assediato dagli «anglofoni». Ora è cambiato e con lui il grosso del suo schieramento. Deve avvertire il ministro Gelmini che le «i» sono diventate solo due. Per il momento.

Corriere della Sera, pag. 41




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