Se dalla crisi nascesse l`Europa dei cittadini

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Se dalla crisi nascesse l`Europa dei cittadini

di ULRICH BECK

L' EUROPA ha già compiuto una volta un miracolo: i nemici diventano vicini. Di fronte alla crisi dell`euro, si pone di nuovo l`interrogativo cruciale: come può l`Europa garantire ai suoi cittadini la pace, la libertà e la sicurezza nelle tempeste del rischio del mondo globalizzato? A questo scopo occorre niente meno che un secondo miracolo: come può l`Europa della burocrazia diventare un`Europa dei cittadini?
Tempo fa, dopo il taglio del debito greco, abbiamo tratto un sospiro di sollievo e abbiamo cominciato a nutrire speranze: l`Europa era sopravvissuta e forse era abbastanza forte e agile da superare i suoi problemi. Poi, però, il primo ministro greco Georgios Papandreou ha annunciato che voleva sottoporre ai greci, in un referendum, questa questione decisiva. Di colpo è venuta alla luce la realtà nascosta e capovolta: chi – nell`Europa così orgogliosa della sua democrazia – pratica la democrazia, diventa una minaccia per l`Europa! Papandreou si è visto costretto a ricusare la democrazia.
Mentre fino a poco tempo prima avevamo sperato, con Holderlin, che «con il pericolo cresce anche ciò che salva», ora si profila una controrealtà: con ciò che salva cresce anche il pericolo. Ad ogni modo, improvvisamente si insinua la domanda angosciante: le misure adottate per salvare l`euro sopprimeranno l`Europa? L`Ue «salvata» non sarà più l`Unione Europea che conosciamo.
Ma diventerà un «Ie», ossia un Impero Europeo con marchio tedesco? Questa crisi senza fine genererà un mostro politico? Fino a poco tempo fa era un luogo comune deprecare la cacofonia dell`Unione Europea. Ora, all`improvviso, l`Europa ha un solo telefono. Esso si trova aBerlino e attualmente appartiene ad Angela Merkel.
Ieri sembrava che la crisi sollevasse la vecchia questione della finalità dell`unificazione europea: l`Europa deve diventare una grande nazione, una confederazione, uno Stato federale, una mera comunità economica, un`Onu informale o qualcosa di storicamente nuovo, cioè un`Europa cosmopolita, fondata sul diritto europeo e capace di coordinare politicamente gli Stati nazionali europeizzati? Di colpo, tutto questo sembra folclore dei tempi passati. Già la semplice domanda: «Quale Europa vogliamo?» implica che si possa scegliere un`opzione o l`altra dopo aver salvato l`euro. Il treno sembra essere partito, almeno per la Grecia, l`Italia e la Spagna.
Non è avvenuto soltanto uno spostamento permanente nella struttura del potere. Oltre a questo, si sta delineando una nuova logica del potere. Significativamente, Max Weber aveva inserito nella sua sociologia del potere (incentrata sullo Stato) un breve excursus sul concetto di «Stato imperiale». Secondo Weber, uno «Stato imperiale» può «esercitare un`ampia e occasionalmente dispotica egemonia anche senza un formale potere di comando». Come esempi, egli cita il ruolo della Prussia nell`Unione doganale tedesca e lo status di NewYork come «sede delle grandi potenze finanziarie». Bisogna oraaggiungere ilruolo della Germania nell`Europa della crisi?
È proprio così che appare la nuova Europa della Merkel: la grammatica del potere ubbidisce alla differenza imperiale tra i Paesi che prestano e i Paesi che ricevono denaro. Essa non è determinata da fattori militari, ma da fattori economici (pertanto, parlare di «Quarto Reich» è una sciocchezza). Il suo fondamento ideologico è quello che chiamerei l`euro-nazionalismo tedesco, vale a dire il nazionalismo del marco, esteso e applicato a una dimensione europea. In questo modo la cultura tedesca della stabilità viene elevata a idea guida per l`Europa.
La conseguenza è che l`Europa si spacca. Ne deriva, in primo luogo, il nuovo conflitto interno tra i Paesi dell`euro e i Paesi dell`Ue al di fuori della zona euro. Quelli che non hanno l`euro si vedono esclusi dai processi decisionali che determinano il presente e il futuro dell`Europa. Essi si vedono degradati a semplici spettatori degli eventi e perdono la loro voce politica. Ciò è particolarmente evidente nel caso della Gran Bretagna, che sta scivolando nell`irrilevanza europea.
Tuttavia, anche nel nuovo centro d`azione dei Paesi dell`euro, scosso dalla crisi, sta creandosi una spaccatura drammatica: quella tra i Paesi che sono già attaccati o stanno per attaccarsi allaflebo del fondo di salvataggio e i Paesi che finanziano il fondo di salvataggio. I primi non hanno altra scelta che piegarsi alla pretesa di potere dell`euro-nazionalismo tedesco. Così l`Italia, forse uno dei Paesi più europei, rischia di non avere più alcun ruolo nel configurare il presente e il futuro del continente. Il punto non è solo che la crisi dell`euro lacera l`Europa. Questo è senz`altro vero. Il punto è, soprattutto, che in questo contesto le regole fondamentali dell`Europa democratica vengono sospese o addirittura capovolte, aggirando i parlamenti, i governi e le istituzioni dell`Ue. Il multilateralismo si sta trasformando in unilateralismo, l`uguaglianza in egemonia, la sovranità in sottrazione di sovranità, il riconoscimento in misconoscimento della dignità democratica di altre nazioni. Anche la Francia, che ha dominato a lungo l`Unione Europea, ora che teme per la sua solvibilità internazionale, deve seguire le direttive di Berlino.
In effetti, questo futuro che sta prendendo forma nel laboratorio del salvataggio dell`euro, per così dire come effetto collaterale intenzionale, assomiglia -quasi non oso dirlo- a una variante tardo-europea dell`Unione Sovietica. In questo caso l`economia di piano centralizzata non si esplica più nella predisposizione di piani quinquennali per la produzione di beni e servizi, ma nella elaborazione di piani quinquennali per la riduzione del debito.
Tuttavia, all`ombra di questa struttura egemonica l` autoblocco dell`Ue potrebbe – potrebbe! – allentarsi. In effetti, la questione di come vada governato questo enorme spazio di ventisette Stati membri se, prima di ogni decisione, devono essere convinti ventisette capi di governo, ventisette consigli dei ministri, ventisette parlamenti, sembra in qualche modo rispondersi da sé. A differenza dall`Ue, l`Ie è de facto una comunità a due velocità. In futuro solo l` eurozona (non l`Ue) sarà all`avanguardia dell`europeizzazione. Qui la fantasia istituzionale, così urgentemente necessaria, potrebbe avere un`opportunità.
Si parla da tempo di un «governo economico». Occorre definire, negoziare, verificare cosa si nasconde dietro di esso. Prima o poi arriveranno anche gli altamente controversi eurobond. Eppure questa via per l`Europa degli apparatchik – un politburo di Bruxelles o di Berlino– completa il difetto di nascita dell`Europa organizzata, e porta all`estremo il paradosso di un`Europa realmente esistente senza gli europei. Per giunta, i cittadini delle nazioni che prestano denaro si sentono derubati, e quelli delle nazioni che ricevono i prestiti si sentono umiliati. Per entrambi, l`Europa diventaun nemico.Al posto di un`Europa dei cittadini sta prendendo forma un movimento di cittadini arrabbiati con l`Europa.
Il presidente americano John F. Kennedy una volta stupì il mondo con la sua idea di creare un Peace-Corps. Per analogia, la neo- europea Angela Merkel potrebbe sorprendere il mondo dimostrando con i fatti di aver compreso che nella crisi del l`euro non è in gioco soltanto l`economia, ma anche l`avvio di un`europeizzazione dell`Europa dal basso, la diversità e l`autodeterminazione, uno spazio politico e culturale nel quale i cittadini smettano diguardarsi con ostilità, come nemici umiliati e derubati. Create ora l`Europa dei cittadini!
In questo modo il discorso dell`«estensione» e dell`«approfondimento» acquisterebbe un nuovo significato: a dover essere allargata e approfondita sarebbe la democrazia in Europa. Lo Stato di diritto e il mercato non sono più sufficienti. Lalibertà ha bisogno di un terzo pilastro per essere sicura. Il suo nome è società civile europea: in termini più concreti, Doing Europe, ovvero impegno civico europeo. Questa prassi civica autonoma, che metterebbe un finanziamento di base a disposizione dei giovani disoccupati, costerebbe indubbiamente un mucchio di soldi, ma comunque solo una piccola frazione degli zero che sono stati – e probabilmente continueranno ad essere – inghiottiti dal salvataggio delle banche.
Non abbiate paura della democrazia diretta! Senza opportunità transnazionali di intervento dal basso, senza referendum europei su temi europei che squassano il transatlantico Europa, l`intera impresa fallirebbe. Perché non eleggere direttamente il presidente della Commissione europea da parte dei cittadini europei, al termine di una campagna elettorale che per la prima volta sarebbe europea nel senso stretto del termine? Forse sarebbe opportuno anche convocare un`assemblea costituzionale che legittimasse (questa volta democraticamente) la nuova Europa- chiamiamola «European Community of Democracies», «ComunitàEuropea delle Democrazie». Sarebbe solo un inizio, non la risposta alla crisi dell`Europa.
È in gioco l`opposizione della ragione umana e sociale contro il capitalismo autodistruttivo del rischio, quell`opposizione che Ernst Bloch chiamava il «pacifismo della forza» in contrasto con il «pacifismo della debolezza», da lui definito come un «ordinario miscuglio tra una limonata e una banalità». Se si vuole declinare in termini davvero europei questa emancipazione ancora da costruire, non è sufficiente la formula dolcificata alla saccarina della «intesa europea». Occorre parlare di Europa del citoyen, del citizen, del burgermatschappij, del ciudadano, dell`obywatel, ecc., cioè dei contrasti che rimangono nascosti nella formula unitaria «Europa dei cittadini». Infatti, com`è noto, ognuno di questi concetti-chiave legati alle culture nazionali corrisponde a una diversa via verso la modernità politica e quindi a un diverso orizzonte storico di esperienza e memoria, che fino ad oggi ha lasciato un`impronta profonda sulla concezione della democrazia e sulle istituzioni e le culture politiche degli Stati europei.
La democrazia europea, che vincola le democrazie nazionali, non può essere una democrazia nazionale. Come è possi bile una democrazia cosmopolitica europea che non depotenzi i parlamenti nazionali? Una volta riconosciuto che la concreta realizzazione dei diritti democratici conosce e utilizza molte vie, molte forme, molti canali, molte garanzie – sovranazionali, transnazionali, nazionali e locali – , può il potenziamento democratico dell`Europa accompagnarsi al rafforzamento delle democrazie nazionali negli Stati membri?
Allora – per esprimersi con una formula – la nuova Europa non si conformerebbe all`euro-nazionalismo tedesco, ma emergerebbe una Comunità Europea delle Democrazie. E la condivisione della sovranità moltiplicherebbe il potere e la democrazia.

(traduzione di Carlo Sandrelli)

la Repubblica, pag 1
3/12/11




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