«Scuole, seconda lingua a rischio»

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«Scuole, seconda lingua a rischio»

02 gennaio 2009| Francesco Margiocco – Il Secolo XIX

La scuola media rischia di dire addio, per sempre, all’insegnamento della seconda lingua straniera. È l’allarme lanciato da due insegnanti, di francese e spagnolo, della “Don Milani” di Genova: Valentina Lupi e Carmela Oliviero. Da settimane il ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, va ripetendo che occorre potenziare, nella scuola media, l’insegnamento dell’inglese. «A farne le spese – dicono Lupi e Olivieri – sarà l’insegnamento della seconda lingua straniera, che verrà soppresso per fare spazio al potenziamento dell’inglese».

La nuova linea del ministro Gelmini è racchiusa nel suo schema di regolamento sulla revisione dell’ assetto ordinamentale, organizzativo e didattico. Dal prossimo anno scolastico, a richiesta delle famiglie … è introdotto l’insegnamento dell’inglese potenziato anche utilizzando le due ore di insegnamento della seconda lingua comunitaria.

Attualmente, la scuola media offre tre ore di inglese e due di seconda lingua. La seconda lingua è stata inserita cinque anni fa, dopo anni di raccomandazioni da parte della Comunità europea. «L’azione della riforma – sostengono Lupi e Oliveri – va contro l’idea di plurilinguismo che sta attraversando l’Europa negli ultimi anni: in tutta Europa non si parla altro che di insegnare più di una lingua straniera, possibilmente iniziando in età precoce, per formare una coscienza europea, educare alla differenza, agevolare scambi sociali ed economici».

Dall’anno prossimo, secondo lo schema-Gelmini, i genitori potranno scegliere tra l’inglese potenziato e la seconda lingua. Sulla carta, dunque, la seconda lingua sopravvive. «Temiamo però – dice Valentina Lupi – che molti sceglieranno l’inglese, e che la seconda lingua, di fatto, sparirà».

Sempre sulla carta, l’inglese potrà essere potenziato a partire dall’anno scolastico 2009-2010 soltanto in assenza di esubero dei docenti della seconda lingua comunitaria. Ma questa condizione, secondo Lupi e Oliveri, non sussiste: «In cinque anni non è stato assunto un solo insegnante di seconda lingua in tutta Italia. Per le cattedre di seconda lingua, in tutte le scuole medie, sono sempre stati presi supplenti». Lo studio obbligatorio della seconda lingua straniera comunitaria è stato introdotto nel 2003 dall’allora ministro Letizia Moratti e ha creato nel tempo un cospicuo incremento di docenti di francese, spagnolo e tedesco nelle scuole medie. Docenti che però sono sempre stati inseriti nell’organico di fatto delle scuole, chiamati a ricoprire i posti con incarichi annuali, da supplenti. Assunti a settembre e licenziati a giugno e con la promessa che prima o poi le loro cattedre sarebbero entrate in organico di diritto e che finalmente anche loro sarebbero entrati in ruolo. «Promessa mai mantenuta, da nessun governo. Quindi – spiegano le due insegnanti – non ci sono insegnanti in esubero, potete stare tranquilli. Sarete meno tranquilli pensando alla perdita culturale e linguistica che subiranno i nostri ragazzi. Che tristezza».

Anche l’inglese potenziato è un’idea di Letizia Moratti, prevista da un articolo del decreto legislativo 226 del 2005, ma finora mai applicata. «Ora il ministro Gelmini promette di mettere in pratica quell’articolo. Purtroppo per noi – commentano Lupi e Oliveri – e per il futuro della nostra scuola. Non soltanto di quella media».

La riforma Gelmini prevede, come è noto, il ritorno alle elementari, dall’anno prossimo, del maestro unico. Riuscirà il maestro unico a far fronte all’insegnamento – fino a tre ore settimanali, in terza, quarta e quinta elementare – dell’inglese? C’è chi ne dubita. Anche perché, come scrive l’Anils, Associazione nazionale degli insegnanti di lingue straniere, in una lettera di protesta pubblicata sul suo sito Internet, «per formare i maestri impegnati nell’insegnamento dell’inglese il ministro ha previsto un corso di sole 150-200 ore, durante le quali le suddette figure professionali dovrebbero imparare la lingua inglese e come insegnarla a bambini dai 6 ai 10 anni. Una scelta che non darà che risultati disastrosi».

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