Scuola, mancano insegnanti per l’inglese in cattedra le maestre fai-da-te‏

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di Alessandra Migliozzi
ROMA – Classe che vai, inglese che trovi. È l’effetto riforma. I tagli incombono, gli specialisti di lingue diminuiscono e alla scuola primaria tocca ai maestri di italiano e matematica sobbarcarsi l’onere di insegnare ai piccoli what’s your name? Così, ci sono bambini fortunati che hanno in classe un insegnante laureato in lingue, altri che si ritrovano maestri formati con mini-corsi di 30 ore o la cui preparazione è ferma al concorso del 2000, dove si chiedeva la comprensione di un brano per abilitare a insegnare inglese.

Fino all’anno scorso a Roma c’erano 445 persone specializzate che coprivano le ore di lingua alla primaria. Ora sono 98. L’idea di ridurre gli specialisti risale ad una legge del 1990, ricordano dall’Ufficio scolastico. Il taglio doveva essere graduale, ma nel giro di un anno la situazione è precipitata: bisogna risparmiare. E non c’è in ballo solo la preparazione dei bimbi. Il fatto di dover utilizzare i maestri della classe per l’inglese sta mandando in tilt l’orario delle scuole.

Stefania Carrisi insegna materie scientifiche alla primaria Regina Margherita a Trastevere. Fino a un anno fa aveva la sua classe in cui spiegava matematica, scienze, a volte anche inglese, visto che ha una laurea in lingue. Quel titolo le si sta ritorcendo contro: nella sua scuola le ore dello specialista sono passate da 22 a 4 («e nessuno le vorrà perché sono troppo poche», spiegano dalla dirigenza) e tocca alla maestra Stefania andare anche nella seconda e nella terza della sua sezione. Per cinque ore a settimana deve lasciare in suoi alunni di prima ad altre insegnanti che coprono il buco con laboratori e progetti e correre via.

A livello pratico c’è anche una complicazione in più. «Prima avevo un solo collegio docenti – racconta – e lo scrutinio di una classe. Ora ho tre classi e dovrei fare il ricevimento per un centinaio di genitori». «Vorrebbero abilitarci tutti con dei corsetti di trenta ore – continua il racconto dei disagi Anna Ciardi, coordinatrice della scuola – ma non si può insegnare ai bambini l’inglese così. Se avessimo i soldi piuttosto che far migrare le maestre da una classe all’altra ci pagheremmo uno specialista».

Nel frattempo c’è la transumanza delle due docenti. Anche in periferia la musica non cambia. Alla scuola primaria Emanuela Loi, in via della Pisana, si fanno i salti mortali per garantire a tutte le classi l’inglese. Qui gli specialisti sono stati «ridotti a zero», spiega la vice del preside Catia Fierli mentre faticosamente cerca di portare in bagno i bimbi da sola. «Dovremmo aiutare i nostri figli ad affrontare il futuro, ma come si fa se tagliano sull’inglese?», domanda Fierli. La maestra Manuela Carla Morga, 46 anni, è entrata in ruolo quest’anno. Prima faceva solo scienze, ora deve fare anche musica, arte e inglese perché al concorso del 2000 ha preso l’abilitazione: «Dovevo leggere un brano e rispondere a delle domande. La mia preparazione si è fermata lì. Altri corsi? Non ho avuto il tempo di farli. Ce la metto tutta, ma uno specialista farebbe meglio». La sua collega Paola Forte è laureata in lingue e il titolo sta diventando un boomerang anche per lei. «Mi ha aiutato ad entrare subito in ruolo nel 1994, ma ora mi ritrovo che devo tenere tre classi perché per le lingue non ci sono più specialisti».

Sabato 17 Settembre 2011 – 14:42 Ultimo aggiornamento: 15:39

Il Messaggero




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