Scialla!

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L’ IDEA LA STORIA NATA STUDIANDO IL LINGUAGGIO DEGLI ADOLESCENTI ROMANI

«Scialla», «bro», «gdb» Così parlano i ragazzi

di Valerio Cappelli

Francesco Bruni ha scritto il suo primo film ascoltando a casa i due figli adolescenti. Il titolo è Scialla! «Un neologismo che nel gergo giovanile significa stai tranquillo, rilassati, più o meno come il take it easy americano», dice Bruni, che in realtà è uno dei più brillanti sceneggiatori della nuova commedia. Prodotto da Rai Cinema e Beppe Caschetto, alla Mostra di Venezia ha vinto a Controcampo Italiano, nelle sale uscirà il 18 novembre. È la storia di un padre, prof apatico (Fabrizio Bentivoglio) e un figlio (il debuttante Filippo Scicchitano) che non si conoscono, tutti e due a loro modo border line , costretti a una convivenza forzata. Ma il regista osserva che è anche la storia, «all’interno della cornice scolastica, del processo educativo di un ragazzo e del suo rapporto con la cultura». Il film è una full immersion nel nuovo slang romano, focalizzato sulla sfera affettiva e sessuale e dalla doppia anima, strafottente e candida: da accolla (quando un genitore o un amico stanno troppo addosso) a trombamico (un amico con cui si fa sesso occasionale con leggerezza). Mentre la società chiude la porta ai giovani, il lessico dà un senso di appartenenza. Bruni: «È un desiderio identitario di staccarsi degli adulti, anche mia figlia, pur sapendo parlare bene in italiano, si esprime in quel modo. C’ è un libro di Walter Siti, Il contagio, che è un saggio in forma di romanzo su come la cultura coatta sia andata alla conquista di centri storici e borghesia, laddove si poteva ipotizzare il contrario. I modelli culturali delle borgate hanno preso piede». Dunque un lessico povero per rivendicare la propria diversità. Il cinema negli anni passati ( Mignon è partita, Come te nessuno mai, Caterina va in città, Fame chimica ) ha accarezzato un tema che Scialla! prende di petto, esploso con Facebook, gli sms, i blog, Twitter, dove si riduce al massimo la comunicazione. La giornalista Maria Simonetti in Slangopedia ha pubblicato modi di dire da tutt’Italia. Valeria Della Valle insegna Linguistica italiana alla Sapienza di Roma: «Un gergo giovanile propriamente detto non esiste, esistono linguaggi giovanili che cambiano da una generazione all’altra e di città in città: al Nord si dice tamarro, al Centro no; e i paninari degli anni 80 non esistono più. È un tipo di lingua che risale al Medioevo, chiusa, volutamente nascosta e deformata rispetto a qualcuno che non deve capire ciò che diciamo. Questi linguaggi giovanili esistono dagli anni 60 (fino allora non c’era neanche attenzione al mondo dei teenager), una delle prime espressioni fu matusa , per distinguersi dagli adulti. Oggi sul web, senza fare attenzione alla grammatica, si scrivono in maniera libera termini gergali che stabiliscono condivisione e immediatezza». «Questo metalinguaggio sintetico non mi pare così deleterio – afferma l’attrice Luciana Littizzetto -, il problema è quello che ci mettono dentro: il nulla». Lo dice anche come madre dei suoi figli in affido: «Sembra che noi siamo fuori, vecchi. E loro parlano tutte le lingue del mondo ma non hanno niente da dirsi». Bruni considera la parola scialla «una sorta di manifesto poetico in cui ritrovo uno sfoggio di indolenza». La critica cinematografica sembra fare il verso ai giovani e ricorre spesso a formule sintetiche, oggi va di moda dire «film furbo», oppure «film inutile». Bruni è divertito: «Tutto il mondo della cultura sta evaporando in un gergo che costringe a un pensiero schematico. Per capire se un aggettivo ha senso, bisogna pensare al suo significato contrario, e quindi furbo cade da solo. Una commedia deve avere una sua astuzia di comunicazione. Furbo perché mi riconduco all’happy end? Nessuno ha mai rimproverato Woody Allen per il lieto fine». Filippo Scicchitano, l’adolescente inquieto del film di Bruni, ha 18 anni: «Mi ritrovo molto nel personaggio. Bocciato due volte, nel 2009 ho smesso di studiare, a scuola non mi sono mai sentito a mio agio. Ho sbagliato, i miei hanno reagito male, io non volevo sentir ragioni. Ho saputo che facevano le audizioni per questo film, dicevano che sarebbe stato perfetto per me. Mia madre prima mi ha chiesto il significato di scialla , oggi lo dice anche lei».
(Dal Corriere della Sera, 26/10/2011).




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