Schiaffo a Putin: «Il referendum si farà».

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Schiaffo a Putin: «Il referendum si farà».

LA CRISI.

Il referendum si farà, come programmato, domenica prossima.
I separatisti filorussi del Donbass e della regione di Lugansk hanno ringraziato il presidente Vladimir Putin per la sua proposta di rinvio della consultazione, ma “il popolo” ha deciso diversamente. «E stata svolta una votazione ha spiegato il leader della repubblica di Donetsk, Denis Pushilin – ed il 100% degli interpellati si è dichiarato per il referendum» subito.
Nel corso di una conferenza stampa la dirigenza “popolare” ha affermato che tale consultazione è un modo per garantire maggiore sicurezza all’Ucraina orientale e che i170% degli aventi diritto parteciperanno al voto. La Russia ha preso atto della scelta dei separatisti, chiederà «maggiori informazioni», dopodiché «analizzerà la situazione».

LA REAZIONE EUROPEA

Durissima è stata, invece, la reazione europea, in cui si sottolinea che la consultazione non ha «alcuna legittimità democratica, può peggiorare» la crisi e non deve svolgersi né domenica né mai. Un ulteriore nuovo sondaggio – questa volta realizzato da una società occidentale ha confermato i risultati di una precedente indagine. Ossia: il 77% degli ucraini a livello nazionale è a favore di un Paese unito. All’Est a pensarla così sono il 70% degli abitanti, il 58% fra i russofoni. Soltanto il 27% di quest’ultimi sarebbero d’accordo sulla secessione. All’inizio della crisi solo il 5% della popolazione dell`Ucraina orientale pensava che un abbraccio con Mosca potesse migliorare la propria condizione di vita. L’incapacità del governo centrale a prendere l’iniziativa dopo gli eventi sanguinosi di febbraio e la propaganda russa hanno fatto la differenza.
A Donetsk, sostengono nostre fonti, la società civile si sente prigioniera di questa gente, autoproclamatasi classe dirigente, che ha occupato i palazzi governativi e gira armata per le strade. Il problema è che le forze dell’ordine sono del tutto scomparse. Secondo alcuni esperti la Russia ha cambiato tattica, perché vuole ora mostrare agli occidentali che esiste realmente una controparte al governo centrale di Kiev. Altri specialisti ritengono, al contrario, che Mosca abbia preso atto della situazione sul terreno.

YANUKOVICH DIETRO LE QUINTE

Dietro a queste “repubbliche popolari” si nasconderebbero il presidente deposto Yanukovich, ora in esilio a Rostov sul Don, ed alcuni oligarchi rimastigli fedeli, finanziatori occulti di questa operazione.
Sul fronte politico-diplomatico i leader occidentali tentano di riallacciare il loro rapporto personale
con Vladimir Putin dopo la cancellazione del vertice del G8 di Sochi. «Possono esservi divergenze – ha detto il presidente francese Hollande – ma non dimentico né dimenticherò mai che il popolo russo ha sacrificato milioni di vite» nella Seconda guerra mondiale. Il capo del Cremlino è il «benvenuto» alle cerimonie per il 70.mo anniversario dello sbarco in Normandia, il 6 giugno.
Oggi, in Russia, è festa. Sulla piazza Rossa si terrà la tradizionale parata per ricordare la vittoria sul nazifascismo. Non si sa se Putin sarà presente, poiché fonti di stampa lo danno in visita in Crimea a Sebastopoli. Ma la cancelliera tedesca Merkel «gli ha chiesto personalmente» di non andarci, si è lasciato sfuggire il ministro degli Esteri di Berlino, Steinmeier. Giuseppe D’Amato
(Da Il Messaggero, 9/5/2014).

 




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