Scandalo per la Bibbia tradotta in ebraico contemporaneo

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La Bibbia tradotta in ebraico è accessibile, ma è polemica.
Per i religiosi è una “eresia”. E il Ministero dell’Istruzione la vieta nelle scuole
di Aldo Baquis
Ambienti rabbinici gridano all’“eresia” e il ministero dell’Istruzione denuncia uno “scandalo” dopo che nei giorni scorsi in alcune scuole elementari di Israele sono state distribuite dispense della Bibbia dove, per una migliore comprensione, il testo originale in ebraico arcaico è accompagnato nella pagina a fianco da un testo in ebraico del XXI secolo.
L’operazione era nata con le migliori intenzioni nella mente di Avraham Ahuvya, 87 anni, un sopravvissuto del lager nazista di Buchenwald. Immigrato in Palestina negli anni 40, uno dei fondatori del kibbutz di Netzer Sereni, Ahuvya ha dedicato la sua vita all’educazione. E nel contatto con i giovani ha spesso constatato che erano refrattari al Libro dei libri perché il linguaggio dei patriarchi di Israele era per loro ostico. “Per loro è come una lingua straniera spiega Ahuvya -. Capiscono le parole, ma sfugge loro il significato delle frasi, il filo del discorso”.
Per anni, settimana dopo settimana, Ahuvya – il nome significa: Amato da Dio – ha cercato di aiutare allievi virtuali scrivendo nel suo sito Internet in ebraico semplice la porzione settimanale della Bibbia. Gli amici gli dicevano che la sua iniziativa avrebbe scatenato reazioni ostili. Ma a chi è sopravvissuto agli orrori nazisti niente fa più paura: certamente non le circolari del ministero dell’Istruzione. A maggio, con l’aiuto di un editore privato, sono uscite le prime dispense della “Bibbia Ram” (il nome è un omaggio a una casa editrice ebraica di Varsavia, distrutta dai nazisti) e in questa settimana sono entrate nelle classi elementari. “Il mio scopo – spiega Ahuvya – è avvicinare i bambini alla Bibbia, renderla loro familiare”. Senza il suo testo ausiliario, teme, c’è il rischio che preferiranno restarne estranei.
E la temuta burrasca è arrivata. Ieri Ahuvya si è visto sulla prima pagina di “Haaretz”, dove ha appreso che il ministero dell’Istruzione vieterà l’ingresso della sua opera nelle scuole. Nella Bibbia, gli è stato mandato a dire, “forma e contenuto sono tutt’uno”. Se le generazioni passate di israeliani si sono cimentate con l’ebraico dei Patriarchi, lo facciano anche gli israeliani del Duemila. Espressioni di biasimo sono giunte anche dal mondo rabbinico, secondo cui il testo biblico fu scritto in “Lingua sacra” e non potrà mai essere alterato da mano umana.
Ahuvya non si è perso d’animo per così poco. Già ieri ha aggiunto sul suo sito un nuovo testo, su re Salomone. Se è passato da una libreria forse ha anche visto il nuovo libro del romanziere Meir Shalev: “Genesi, “le prime volte” nella Bibbia”. Un testo che rivisita il Libro dei libri con occhi laici e moderni. Ahuvya, insomma, non è solo.
(Da La Stampa, 6/9/2008).
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