Sarkozy si prepara al ritorno. Oltre la metà del suo partito lo vuole per il 2017.

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PARIGI. «Non mi vedrete più», aveva sibilato un Nicolas Sarkozy deluso e amareggiato all'indomani della sconfitta alle presidenziali, lo scorso 7 maggio. E in effetti per dieci mesi è riuscito – faticosamente, conoscendo il personaggio – a rispettare la tacita regola del silenzio alla quale normalmente si adeguano gli ex presidenti. Fino a oggi c'era stata una sola infrazione, che non aveva scandalizzato nessuno, quando, in agosto, aveva diffuso un comunicato per chiedere più fermezza nei confronti del regime siriano. Facendo implicita allusione all'interventismo francese in Libia ai tempi in cui all'Eliseo c'era lui.

Nient'altro. Anche se certo è stato attentissimo a non scomparire mai dalla scena: con le conferenze internazionali, certo, ma anche con qualche astuto servizio fotografico e con il ruolo attivo che ha avuto nel cercare di spegnere i riflettori sullo scontro durissimo, e un po' ridicolo, tra i due galli nel pollaio Ump, Jean-François Copé e François Fillon.
Ora però Sarkozy rimette i piedi nel piatto. E lo fa nel modo forse peggiore possibile: con dichiarazioni molto polemiche sul suo successore rilasciate al settimanale di destra Valeurs Actuelles. Spiegando, con la consueta supponenza, che quando la Francia disastrata lo chiamerà in aiuto lui non potrà dire di no. Per senso del dovere, non per passione. Visto che trova il mondo politico «di una noia mortale».

«Ci sarà sfortunatamente un momento – dice l'ex presidente – in cui la questione non sarà più se ne ho voglia ma se avrò la possibilità di scegliere. In quel caso non potrò più continuare a dirmi che sono contento della vita che faccio – accompagno mia figlia Giulia a scuola, faccio conferenze in giro per il mondo – ma sarò costretto ad andare. Solo perché si tratta della Francia».

«François Hollande – prosegue Sarkozy – ha spaccato tutto quello che ero riuscito a costruire con la cancelliera tedesca Angela Merkel. E ci aspettano avvenimenti gravi. Ci sarà una crisi sociale. Quindi avremo una crisi finanziaria di rara violenza e infine avremo disordini politici». L'ex presidente accusa il suo successore anche per quanto riguarda l'intervento in Mali, dove proprio ieri c'è stata la morte di un quarto militare francese: «Cosa stiamo facendo laggiù? Stiamo sostenendo un regime figlio di un colpo di Stato e cercando di controllare con 4mila uomini un territorio grande tre volte la Francia».

Le dichiarazioni di Sarkozy, e la prospettiva quindi che possa essere candidato alle primarie per le presidenziali del 2017, non sembrano aver suscitato particolare entusiasmo tra i dirigenti del suo partito (che speravano di aver ormai eliminato il più pericoloso dei rivali). Ma sono destinate a rianimare il popolo di destra che continua a pensare che sia lui il cavallo su cui puntare per tornare alla vittoria. Secondo un recente sondaggio Ifop il 56% dei simpatizzanti Ump auspica una candidatura Sarkozy nel 2017, mentre solo il 17% è pronta a scommettere sull'ex premier Fillon.

dal corrispondente Marco Moussanet 6 marzo 2013




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