Sarà internet a far estinguere la maggior parte delle lingue del mondo?

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Analisi.

Sarà internet a far estinguere la maggior parte delle lingue del mondo?

Il sito Priceonomics ha sviluppato l’argomento, partendo dal lavoro di András Kornai, un ungherese che si definisce “matematico linguista,” che nel 2013 ha pubblicato una ricerca in cui il 96% delle 6 mila e più lingue che si parlano nel mondo sembrano già lingue morte in termini di utilizzo sui telefoni cellulari, computer portatili e tablet
Se mai vi trovaste in un Internet cafè in Medio Oriente, potreste essere sorpresi nello scoprire di saper leggere le lettere sugli schermi degli astanti, anche se non conoscete l’arabo. Non è perché molti giovani scrivono in inglese. E ‘che spesso usano i caratteri latini per le parole arabe nei loro messaggi di testo e le e-mail: piuttosto che scrivere ?????, il che significa congratulazioni, loro scrivono “Mabrook.” Semplicemente traslitterano ogni parola, scrivendo in arabo nello stesso alfabeto che utilizza l’inglese. Molte insegne dei negozi al Cairo o Amman fanno lo stesso.

Ciò nasconde un declino dell’uso della scrittura araba, così come la scrittura in corsivo sta sparendo negli Usa? Il caso degli adolescenti arabi che usano negli sms l’alfabeto latino solleva la questione: quante lingue usiamo sui nostri computer e telefoni? E quante lingue non riescono a entrare nell’era digitale?
Il sito Priceonomics ha sviluppato l’argomento, partendo dal lavoro di András Kornai, un ungherese che si definisce “matematico linguista,” che nel 2013 ha pubblicato un documento di ricerca, in cui rassicurava sul futuro digitale della lingua araba, sostenendo però che altre migliaia di lingue non potranno mai fare il salto nell’era digitale: il 96% delle 6 mila e più lingue che si parlano nel mondo sembrano già lingue morte in termini di utilizzo sui telefoni cellulari, computer portatili e tablet. Internet potrebbe essere per le lingue ciò che gli asteroidi furono per i dinosauri.
Le lingue generano propaggini distinte, competono tra loro per la diffusione, e si estinguono come se fossero organismi biologici. Per questo motivo, l’UNESCO mantiene un atlante delle lingue estinte e in via di estinzione, proprio come se fosse una lista di specie animali. Se solo i nonni parlano una lingua, essa è in condizioni critiche. Se nessun vivente la parla, essa è considerata estinta. Attenzione: il destino di una lingua estinta è diverso da quello per esempio del latino o del greco antico, lingue che si sono evolute in altre lingue oggi parlate al mondo. Una lingua estinta è un vicolo cieco, e i linguisti lavorano per preservarne l’uso, promuovendone l’insegnamento e contribuendo a creare materiale didattico ad hoc.
Questi linguisti hanno identificato alcuni segnali di allerta. Uno è quando una lingua di primo piano come l’inglese o il francese sostituisce una lingua madre per una specifica funzione, come nella letteratura o nel commercio. Un altro è quando una lingua madre è considerata datata dalle nuove generazioni. Il risultato è che l’uso della lingua degrada mano a mano fino a scomparire.
Nel caso digitale, la questione posta da Kornai è se le lingue possono essere opzioni praticabili per l’uso digitale. E’ possibile comunicare pienamente online in quella lingua? Si può diventare nativi digitali all’interno di una lingua? Per verificarlo, Kornai ha provato a misurare la presenza online di ciascuna lingua e la vitalità attraverso metodi come la scansione dei testi presenti nel web e contando il numero di voci di Wikipedia in ogni lingua. A differenza del discorso orale, che non è estinto se due persone lo usano tra loro in qualche parte del mondo, i linguaggi digitali hanno bisogno di infrastrutture di supporto per potere esistere: così Kornai ha ricercato per esempio il livello di supporto software nelle varie lingue, da Apple ai correttori ortografici, alla presenza di una lingua nello standard Unicode e negli altri database che consentono ai dispositivi elettronici di riconoscere una lingua.

Da qui le conclusioni di Kornai: mentre il consenso dei linguisti sostiene che il 10% delle lingue sia al sicuro e il 50% (da 2.500 a 3.000) sia in pericolo, dal punto di vista del mondo di internet invece il 96% delle lingue per lo studioso può definirsi come “digitalmente estinto”. Un altro 2% ricade nei casi limite o è presenti on-line solo grazie al lavoro di studiosi e archivisti.
Le conclusioni dell’analisi di Kornai possono però essere smentite dalla realtà. Nel 2008 Ethan Zuckerman fondò una rivista online di citizen journalism chiamata the Global Voice, in cui la regola era quella di scrivere solo in inglese, “perché era la lingua di lavoro della comunità degli autori e degli editors”. Nel corso degli anni invece Global Voice sulla spinta della rete, ha cominciato a pubblicare pezzi originali in cinese e poi addirittura in lingua malgascia. Come mai la lingua del Madagascar? Gli autori, pur essendo fluenti in inglese e francese, dissero che erano disposti a sacrificarsi per favorire una massiccia presenza del malgascio, perché “erano preoccupati che la loro lingua non avrebbe fatto il salto dall’analogico al digitale”. In conclusione, più che essere digitalmente morte, il 96% delle lingue deve probabilmente ancora nascere.
(Da milanofinanza.it,20/06/2016).

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