Sarà il caldo…

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La polemica

Bossi-Tosi, ora il duello si sposta su Manzoni

Alessandro Manzoni? Per Umberto Bossi, «un traditore». Autore, non bastasse, di «un mattone». Ma la notizia, probabilmente, è un’altra: a difendere il massimo romanziere nazionale è stato il sindaco di Verona, Flavio Tosi, leghista quanto Bossi. La sortita del fondatore del Carroccio è di qualche sera fa. Quando a un comizio a Vergiate, nel varesotto, se ne è uscito duro: «Siccome per fare una nazione serviva una lingua – ha detto – il re trovò un grande traditore». Di più: «Una canaglia, cioè Alessandro Manzoni, per fargli scrivere "Fermo e Lucia" che poi sarebbe diventato "I promessi sposi" in modo da dare una lingua comune all’Italia». Il merito – o il demerito – del don Lisander sarebbe tutto lì, l’aver assecondato il disegno sabaudo. Non il valore letterario: «Per questo motivo si studia a scuola. Non perché è una grande opera, visto che è un mattone. Ma perché era scritto nella lingua italiana». Il presidente leghista ha anche annunciato che La Padania prossimamente pubblicherà un «dizionario della lingua padana». E chissà quale sarà.
A rispondergli, appunto, dai microfoni della Zanzara su Radio24, il sindaco Tosi: «ha scritto delle opere meravigliose, dai Promessi Sposi, che sono i più noti, alla Storia della colonna infame… Ce ne sono di cose scritte da Manzoni veramente avvincenti, è un grande della letteratura italiana». Insomma: «Definirlo uno strumento è offensivo nei confronti del popolo italiano e della grande capacità di Manzoni». Anche perché, «di certo Manzoni non scriveva perché il re gli aveva detto di scrivere qualcosa». Fino alla staffilata finale: «Francamente non saprei come interpretare queste dichiarazioni di Bossi. Sono giornate molto calde e potrebbe essere anche quello…».
(Dal Corriere della Sera, 9/8/2012).




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