Salviamo l’ italiano?

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Schiacciata fra dialetti e inglese

La lingua italiana a rischio di estinzione

di Aldo Forbice

Un benvenuto alle iniziative che tentano di arginare la moda dei neologismi

Nel prossimo futuro avremo ancora la lingua italiana? Se lo chiedono da qualche tempo numerosi linguisti e altri studiosi. Sappiamo che fra non molto avremo almeno 20 lingue nell’Unione europea e da tempo si e’ aperta la questione della “superlingua”, che si da per scontato sia l’inglese, in quanto ormai riconosciuta come idioma globale, universale, grazie anche a Internet e all’informatica. Come e’ evidente la questione e’ estremamente delicata (e pericolosa) per tutte le lingue e per l’italiano, in modo particolare. La denuncia ha trovato eco in molti convegni. Il piu’ recente si e’ svolto a Palermo, in occasione del quarantennale della pubblicazione della “Storia linguistica dell’Italia unita” di Tullio De Mauro. L’italiano rischia, infatti, di entrare in un cono d’ombra per almeno due elementi concomitanti: la supremazia dell’inglese, la valorizzazione delle lingue locali (non a caso nel manifesto del convegno di Palermo vi era anche l’immagine di Bossi come icona della nuova ideologia linguistica regionale). Nel frattempo continuiamo ad assistere a un progressivo impoverimento e degrado della nostra lingua. L’esempio piu’ clamoroso il termine di “Question time” adottato dal Parlamento per le risposte del governo alle interrogazioni parlamentari. L’anglomania e’ sempre piu’ dilagante per snobismo, moda , stupida ostentazione di cultura linguistica, per ignoranza.

Il presidente dell’Accademia della Crusca, Francesco Sabatini, ha denunciato l’uso di “ticketteria” nelle gallerie d’arte, invece della domestica “biglietteria”. Cosa dire poi del ministero del Welfare, invece che del Lavoro, di project manager (capo progetto), Hit parade (classifica), Work in progress (ipotesi di lavoro), Call center (centralino telefonico), meeting (incontro), Coffe-break (pausa caffe’), gossip (pettegolezzo), costumer care (assistenza al cliente), audience (ascolto) e cosi’ via? Che cosa fare? Una delle piu’ antiche istituzioni culturali, L’Accademia degli Incamminati (fondata nel 1660), ha promosso un “Manifesto agli italiani per l’Italiano” per sensibilizzare l’opinione pubblica, il Cda della Rai (su proposta del consigliere Marcello Veneziani), ha deciso di italianizzare tutti i nomi della societa’ del gruppo, una popolare trasmissione radiofonica (“Zapping”) sta portando avanti una campagna dal provocatorio titolo “Salviamo la lingua italiana”. Una proposta di legge stabilisce la creazione di un Consiglio per la lingua italiana che dovrebbe avere sede a palazzo Chigi. Le iniziative sono tante. E’ questo, dopo anni di silenzio sul degrado della nostra lingua, ci sembra un fatto positivo. Da La Nazione,7/7/2003.

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Daniela Giglioli
Daniela Giglioli

Schiacciata fra dialetti e inglese<br /><br />
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La lingua italiana a rischio di estinzione<br /><br />
di Aldo Forbice<br /><br />
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Un benvenuto alle iniziative che tentano di arginare la moda dei neologismi<br /><br />
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Nel prossimo futuro avremo ancora la lingua italiana? Se lo chiedono da qualche tempo numerosi linguisti e altri studiosi. Sappiamo che fra non molto avremo almeno 20 lingue nell’Unione europea e da tempo si e’ aperta la questione della “superlingua”, che si da per scontato sia l’inglese, in quanto ormai riconosciuta come idioma globale, universale, grazie anche a Internet e all’informatica. Come e’ evidente la questione e’ estremamente delicata (e pericolosa) per tutte le lingue e per l’italiano, in modo particolare. La denuncia ha trovato eco in molti convegni. Il piu’ recente si e’ svolto a Palermo, in occasione del quarantennale della pubblicazione della “Storia linguistica dell’Italia unita” di Tullio De Mauro. L’italiano rischia, infatti, di entrare in un cono d’ombra per almeno due elementi concomitanti: la supremazia dell’inglese, la valorizzazione delle lingue locali (non a caso nel manifesto del convegno di Palermo vi era anche l’immagine di Bossi come icona della nuova ideologia linguistica regionale). Nel frattempo continuiamo ad assistere a un progressivo impoverimento e degrado della nostra lingua. L’esempio piu’ clamoroso il termine di “Question time” adottato dal Parlamento per le risposte del governo alle interrogazioni parlamentari. L’anglomania e’ sempre piu’ dilagante per snobismo, moda , stupida ostentazione di cultura linguistica, per ignoranza. <br /><br />
Il presidente dell’Accademia della Crusca, Francesco Sabatini, ha denunciato l’uso di “ticketteria” nelle gallerie d’arte, invece della domestica “biglietteria”. Cosa dire poi del ministero del Welfare, invece che del Lavoro, di project manager (capo progetto), Hit parade (classifica), Work in progress (ipotesi di lavoro), Call center (centralino telefonico), meeting (incontro), Coffe-break (pausa caffe’), gossip (pettegolezzo), costumer care (assistenza al cliente), audience (ascolto) e cosi’ via? Che cosa fare? Una delle piu’ antiche istituzioni culturali, L’Accademia degli Incamminati (fondata nel 1660), ha promosso un “Manifesto agli italiani per l’Italiano” per sensibilizzare l’opinione pubblica, il Cda della Rai (su proposta del consigliere Marcello Veneziani), ha deciso di italianizzare tutti i nomi della societa’ del gruppo, una popolare trasmissione radiofonica (“Zapping”) sta portando avanti una campagna dal provocatorio titolo “Salviamo la lingua italiana”. Una proposta di legge stabilisce la creazione di un Consiglio per la lingua italiana che dovrebbe avere sede a palazzo Chigi. Le iniziative sono tante. E’ questo, dopo anni di silenzio sul degrado della nostra lingua, ci sembra un fatto positivo. Da La Nazione,7/7/2003.<br /><br />
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