Rosanna Bettarini: grande filologa, forte personalità

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FILOLOGA FU PRESIDENTE BATTAGLIERA DEL VIAREGGIO

Addio a Rosanna Bettarini Studiò Montale e Petrarca

di Paolo Di Stefano

Rosanna Bettarini, scomparsa ieri all’età di 74 anni (era nata a Firenze nel 1938), è stata tra gli allievi più stimati da Gianfranco Contini, il grande maestro di filologia italiana e romanza. Il nome della Bettarini, che per anni ha occupato la cattedra di Filologia italiana all’Università di Firenze, è legato soprattutto a Eugenio Montale e a Francesco Petrarca. La monumentale edizione critica dell’Opera in versi del Nobel, curata con lo stesso Contini nel 1980, è entrata negli annali della filologia: si tratta della raccolta («quasi postuma» la definisce Mengaldo) dell’intera produzione poetica montaliana realizzata con il consenso e anzi – fatto unico nella storia della critica testuale – con la collaborazione dell’autore. A proposito di Montale, Rosanna Bettarini fu al centro di una accesa polemica quando decise di dare il proprio avallo di studiosa (curandone testo e apparati) alle poesie del Diario postumo dedicate ad Annalisa Cima, la cui autenticità fu contestata da un altro allievo di Contini, Dante Isella. Sempre sul versante montaliano, va ricordata la cura della preziosa raccolta di Lettere a Clizia, che riunisce il carteggio con la musa americana anni 30 Irma Brandeis. Ma il magistero critico-filologico della Bettarini si è esercitato in modo particolare prima su autori medievali come Jacopone da Todi e Dante da Maiano e poi lungamente sul Canzoniere petrarchesco, il cui commento le fu affidato da Contini per la collana einaudiana Nuova Raccolta di Classici italiani annotati, e che vide la luce nel 2005. Si tratta di un’altra impresa monumentale divenuta punto di riferimento irrinunciabile: un lavoro che richiese più di un ventennio di studio e in cui viene percorsa l’ideale storia amorosa di Petrarca; vengono messi a fuoco raggruppamenti interni di testi come fossero molteplici nuclei di ispirazione; viene ricostruita quella complessa rete di relazioni con gli autori del passato (poesia trobadorica, siciliana e toscana, ma anche filosofia cristiana), di amicizie, passioni letterarie e politiche su cui si costruisce uno dei capolavori della cultura europea. Il nome di Rosanna Bettarini, così interno alla ricerca accademica più autorevole, è uscito dall’ambito strettamente scientifico quando la studiosa, accademica della Crusca e omaggiata dai Lincei con il Premio Antonio Feltrinelli, decise di assumere, nel 2007, la presidenza del Premio Viareggio, succedendo a Enzo Siciliano per cinque edizioni, fino alla rottura con il Comune e alle dimissioni del marzo scorso.
(Dal Corriere della Sera, 27/12/2012).




1 Commenti

Daniela Giglioli
Daniela Giglioli

ELZEVIRO A UN MESE DALLA SCOMPARSA<br />
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ROSANNA BETTARINI DA VASARI A PETRARCA<br />
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Il vertice della sua attività fu l'edizione critica di Montale<br />
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di Cesare Segre <br />
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Un mese fa (il 27 dicembre), la notizia della morte di Rosanna Bettarini colse di sorpresa, e gettò nel dolore, il mondo degli studi, nel quale aveva un posto di rilievo e godeva di una stima senza ombre. A settantaquattro anni, era in piena attività, soprattutto per l'allestimento, con Giuseppe Frasso, dell'edizione critica del Canzoniere di Petrarca, che come si sa è in parte autografo, in parte idiografo, cioè trascritto da un copista sotto il controllo del poeta. Il «Corriere» diede allora, ad opera di Paolo Di Stefano, tutte le informazioni atte ad abbozzarne un ritratto scientifico. Mi limito dunque, in questo anniversario, a ricordare che tutta la sua carriera si svolse nell'Università di Firenze e nella vicina Accademia della Crusca, nella quale diresse l'autorevole rivista «Studi di filologia italiana» e il Centro di studi della medesima disciplina. E che anche l'Accademia nazionale dei Lincei l'aveva appena accolta tra i suoi membri.Riandando a lei con la memoria, segnalerò, invece, alcuni dei motivi per i quali fui sempre un suo grande ammiratore. Non avendo mai amato il modello dello specialista inglese che tutto legge e poco scrive, tranne ogni tanto qualche preziosissimo opuscoletto, ammiravo questa donna che preparò opere monumentali, come l'edizione critica della doppia redazione dell'opera del Vasari (Le vite de' più eccellenti pittori..., 1550 e 1568), completata in sei imponenti volumi tra il 1966 e il 1981. Edizione che spazia tra la filologia e la storia delle istituzioni pittoriche. Né poteva mancare il contributo della Bettarini, in questo caso entro un'eccellente équipe, quando si allestirono le Concordanze della Commedia nel testo del Petrocchi (1975), che molti continuano a considerare il migliore. E imponente è anche il commento (2005) al Canzoniere di Petrarca (due volumi per un totale di quasi 1850 pagine), il più personale e il più ricco tra i commenti al nostro massimo lirico. Gustare le più sottili espressioni, i più raffinati pensieri, le più delicate risonanze di qualche testo di Petrarca con la guida della Bettarini è un piacere ineguagliabile.Grande lavoratrice, ma squisita lettrice: due qualità che di rado si trovano più forti e meglio combinate. E allora si può partire dal volumetto sulle poesie di Dante da Maiano (1969), credute a lungo una mistificazione dei tipografi Giunti, che le pubblicarono nel 1527, sinché Santorre Debenedetti non dimostrò, trovando negli archivi notizie su tutti i corrispondenti di Dante, che quelle poesie sono in complesso autentiche, e documentano un versante sinora poco esplorato della poesia del Duecento. Con preciso bisturi la Bettarini, rassicurata sull'autenticità dei testi, ricostruiva pezzo per pezzo una parte del linguaggio poetico del Duecento. E per evitare tecnicismi tacerò sul suo contributo alla storia delle Laudi di Jacopone da Todi.Il punto più arduo della sua attività riguarda certo l'edizione critica delle poesie di Montale (1980), condotta insieme con il suo maestro Gianfranco Contini. Edizione critica significa ricostruzione di un'opera sulla base di tutte le testimonianze conservate. È un impegno che i filologi si prendono, di solito, per opere scritte decenni, o persino secoli prima. Nel caso di Montale si trattava invece, caso unico nella storia, di un autore vivente (morì nel 1981). Si penserà che avere vicino l'autore sia d'aiuto a risolvere punto per punto i problemi d'interpretazione, le allusioni personali o topografiche, e così via. È vero, ma c'è un prezzo, e caro. Perché, a parte gli scherzi della memoria e le autosuggestioni, e persino il gusto, confessato da Montale, di depistare i critici, ogni poesia ha continuato a vivere nella mente del poeta, a rivelare o istituire nuovi legami con le successive poesie. La Bettarini, oltre agli incontri personali, ha tenuto con Montale una corrispondenza fittissima (Scritti montaliani, 2007), per cercare di distinguere ogni volta ciò che è chiarimento anche luminoso e ciò che invece fa parte della sopravvivenza della poesia, e non deve entrare nell'edizione critica. Insomma, la Bettarini ha continuato e sistematizzato quell'impegno critico-esegetico, ma anche maieutico, che Contini ha realizzato durante tutta la vita letteraria di Montale: un caso limite di simbiosi tra poeta e critico.<br />
(Dal Corriere della Sera, 25/1/2013).

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