Roma protesta con Barroso: non discriminate l’italiano

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20/02/2005, Il Giornale, pag. 12

Roma protesta con Barroso: non discriminate l’italiano

Alessandro M. Caprettini, da Roma

Prima la questione della mancanza di un portavoce italiano tra quelli dei commissari – con Barroso che aveva assicurato Frattini di voler rimediare quanto prima, anche se per ora nulla è cambiato – poi la letteraccia, inviata dal commissario al Mercato interno Mc Creevy al Governatore Fazio con cui si chiedevano in tono brusco chiarimenti sui vincoli imposti eventualmente ai gruppi bancari stranieri nella penisola. Di due giorni fa la “scoperta” che l’italiano non farà più parte delle língue adottate dalla commissione la quale, tranne che al mercoledì (giorno di riunione di governo Ue), si esprimerà solo in inglese, francese e tedesco.

Tre piatti indigesti per l’ambasciatore Rocco Cangelosi che rappresenta l’Italia presso la Ue e che ieri ha preso carta e penna per protestare personalmente con José Manuel Durao Barroso. Il nostro diplomatico chiede «necessari chiarimenti» sulla «delicata questione presa dal capo dei servizi del portavoce, la signora Le Bail, di instaurare di fatto un regime trilingue nelle conferenze stampa tenute dai commissari, relegando l’italiano in posizione secondaria». «Non le saranno sfuggiti – prosegue la missiva di Cangelosi a Barroso – lo stupore e lo sconcerto provocati nell’opinione pubblica italiana, nel Governo, nel Parlamento europeo e nella stampa per la decisione».

L’ambasciatore permanente presso l’Unione rileva a questo punto come serva una «rassicurazione» per fugare ogni dubbio di «discriminazione o di situazioni di privilegio nei confronti di questa o quella lingua». Anche perché – si premura di ricordare Cangelosi – questo episodio viene a seguire quello «più volte segnalato della mancata nomina di un italiano tra i portavoce dei commissari». E c’è di più. Sempre secondo l’ambasciatore, proprio queste ultime segnalazioni non hanno mai ricevuto risposte da parte della signora Le Bail. Come non c’è mai stata risposta alle lettere spedite sull’argomento al gabinetto stesso di Barroso in data 18 novembre e 7 febbraio. Voglio pensare – chiude Cangelosi – che le scelte adottate siano dovute a determinazioni di «tipo amministrativo, senza nessun avallo politico dei vertici della Commissione. Si tratterebbe in caso contrario di una palese violazione dei trattati e di una grave discriminazione operata nei confronti di un Paese membro e per di più di uno dei Paesi fondatori dell’Unione Europea».

Si aspetta ora un cenno di ricevuta da parte di Barroso che fin qui è rimasto in silenzio. Ha parlato in compenso il capo del servizio dei portavoce, proprio quella Françoìse Le Bail, funzionaria francese già direttore del commercio, la quale ha cercato di spiegare come ci siano «ragioni di bilancio» che impongano di ridurre il numero delle traduzioni. E ha aggiunto come il nuovo regime, applicato dall’insediamento della commissione, non abbia fin qui sollevato proteste nonostante si siano svolte già una ventína di conferenze con le sole tre lingue. Spiegazione legittima, ma che ha evitato dì tener di conto le direttive partite negli ultimi mesi – dopo l’allargamento – tanto da Berlino e da Parigi: dove tutti i soggetti dei due Paesi impegnati nella Ue sono richiamati a servirsi unicamente della propria lingua materna.

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