Roma batte Bolzano L’italiano non si tocca

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Roma batte Bolzano L’italiano non si tocca

Raffaele Fitto versus Luis Durnwalder. Il giovane ministro ha messo in riga il potente governatore sui cartelli pubblici che non possono essere scritti solo in tedesco.

Che spettacolo, caro direttore: il giovane ministro ha messo in riga il potente governatore, che si credeva molto furbo. E che, all’ultimatum del pugliese, ha risposto al Tg1 con un molto poco tirolese «me ne frego!» (senza sapere dove andava a parare). Chi l’avrebbe detto che, complice l’afa, dall’Alto Adige sarebbe arrivata a Roma la prima e già bollente puntata di una saga che si preannuncia gustosissima, ma importantissima. Raffaele Fitto versus Luis Durnwalder: si salveranno i nomi italiani, lassù per le montagne? A memoria d’uomo – la semplice memoria del sottoscritto, che alla questione alto-atesina ha dedicato il suo primo libro tanti anni fa -, mai era successo che il governo di Roma prendesse in castagna quello di Bolzano. Di più: che gli intimasse con formale atto di diffida di mettere o rimettere sui cartelli pubblici anche la dizione italiana della toponomastica bilingue italiano-tedesca; dizione prevista dalla Costituzione e dallo Statuto speciale, ma cancellata in gran parte dei sentieri delle Dolomiti. Se entro sessanta giorni non lo farà Bolzano, lo farà lo Stato. Fine della prima parte.

Da tempo manine zelanti hanno eliminato la lingua di Dante da numerosissime indicazioni di pubblica utilità, contravvenendo non solo al buonsenso ma, quel che è peggio, perché paradossale, alle divinizzate leggi costituzionali che l’"autonoma" provincia s’è fatta costruire su misura dal Parlamento della Repubblica. Repubblica italiana: forse è il caso di ricordarlo. Non da oggi il ministro Fitto aveva chiesto a Durni – come viene chiamato il simpaticone alla guida della ricca e bella provincia in cui sono cresciuto, e che pertanto amo -, di ripristinare i nomi italiani nei cartelli bilingui. Si sollecita, semplicemente, di aggiungere accanto ai toponimi tedeschi la corrispondente forma in italiano. Se c’è "Steinweg", per dire, deve esserci anche "via del Sasso". Elementare, Watson. Anzi, elementare, Durni. Ma i furbetti del sentierino, dopo aver fatto finta, per anni, che buona parte della toponomastica tedesca fosse o dovesse essere intraducibile, arrivando perfino a cavillare tra "micro" e "macro" toponimi come alibi per poter in realtà sradicare migliaia di piccoli nomi italiani, adesso, pizzicati dal Fitto che non la beve, la metterebbero più o meno così: ma sì, per accontentare il ministro-ficcanaso, magari chiameremo Steinweg anche "via Stein" (ma non "via del Sasso": capito l’antifona?). Sembra, invece, che Fitto, l’alieno che sbarca dal mare smeraldo del Salento ai monti non meno verdi dell’Alto Adige, non si farà prendere per i fondelli due volte. La prima, accettando l’abolizione, già avvenuta, di una quantità impressionante di toponimi italiani. La seconda subendo l’ipocrisia di traduzioni finte.

Come se l’importante, per gli italiani, fosse trovare nella propria lingua, che è "la lingua ufficiale dello Stato" (così è scritto nello stesso e divino Statuto alto-atesino), solo il dettaglio, cioè che si sta camminando su una "via". Non già che quella via si chiama "Sasso", forse perché nei dintorni c’è una pietra di rilievo storico a cui s’ispira. "Me ne frego!", ha gridato Durni contro la diffida del governo, annunciando che l’impugnerà davanti alla Corte Costituzionale. E dicendo, quest’uomo, che è l’uomo più imperioso, e non solamente simpatico in Alto Adige, che i cartelli in montagna mica dipendono da lui. Dipendono dall’Alpenverein, ossia il club alpino in lingua tedesca che li ha piantati. Scena davvero strepitosa: Durni che s’arrampica non sulle vette, ma sugli specchi, guardandosi bene dal contestare il merito della questione, che è la chiara, pervicace e perdurante violazione dell’obbligo costituzionale del bilinguismo italiano-tedesco nella provincia di Bolzano. Ma il marziano Fitto ha un’arma dalla sua (e Durni, che è furbo ma non fesso, lo sa): la legge. La forza tranquilla della legge è il segreto per avere ragione nella prossima, appassionante puntata.

Federico Guiglia

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