Rom e romeni

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Uomini e Origini

Romeni e rom, due popoli divisi dalla storia

Tra loro c’ è odio antico, ma nelle baracche italiane si ritrovano insieme

di Roberto Rizzo

Rom significa «persona», romeno «abitante della Romania». I rom, popolazione eterogenea presente praticamente in tutto il mondo (ci sono rom anche negli Stati Uniti e in Brasile), sono una nazione senza Stato. I romeni, invece, hanno uno Stato, la Romania appunto, con dei confini nazionali e delle istituzioni. E ancora: un rom può essere di nazionalità romena (ma anche italiana, francese, bulgara, ecc.), mentre non tutti i romeni sono rom. Anzi: in Romania i rom sono il 2,5 per cento della popolazione. Rom e romeni, due mondi che s’intrecciano nella nostra percezione ora che è esploso l’allarme sicurezza nei confronti di queste due comunità. Colpa di quelle due parole, rom e romeno. Sembrano uguali, eppure le differenze sono tante. A iniziare dai numeri. I romeni sono poco più di 22 milioni e dallo scorso gennaio cittadini della Ue. I rom, in Europa sono circa 14 milioni e possiedono il passaporto del Paese in cui sono nati. Fanno eccezione le generazioni più giovani, tra i 0 e i 25 anni, figli di rom slavi (quelli provenienti dai Paesi dell’ex Jugoslavia), nati in Italia ma non riconosciuti dagli Stati di appartenenza dei genitori e nemmeno dal nostro ordinamento. Fantasmi sprovvisti di qualsiasi documento di identificazione. «Nel nostro Paese vivono 160 mila rom. Di questi, 50 mila sono italiani a tutti gli effetti. Le due famiglie circensi italiane più importanti, Orfei e Togni, sono rom», spiega Matteo Vitale, docente di Sociologia all’università Milano Bicocca e studioso di politiche urbane. «Quello rom è un popolo complesso che al suo interno ha importanti differenze culturali e religiose. Per esempio ci sono rom cristiani e rom musulmani». L’ 87 per cento dei romeni è invece cristiano ortodosso. Secondo le ultime statistiche, in Italia vive oltre mezzo milione di romeni (dato Caritas). «Da noi, ogni 1000 abitanti ci sono tre rom. Un dato inferiore a quello di altri Paesi europei – prosegue Vitale -. In Francia ci sono 6 rom ogni 1000 abitanti, 18 in Spagna. I romeni hanno una Costituzione e un codice penale, «i rom rispondono ad un loro tribunale chiamato kris a cui spetta il compito di dirimere le controversie che nascono all’interno di un villaggio», racconta Maurizio Pagani dell’Opera nomadi. «Il kris punisce quei comportamenti che mettono in pericolo la comunità. Al primo posto c’ è il furto. Di solito si tratta di pene pecuniarie, molto rare le punizioni fisiche». I romeni sono i primi a discriminare i rom. Fino alla fine del XIX secolo li tenevano in uno stato di schiavitù. Oggi, molti disperati che arrivano in Italia dalla Romania trovano «casa» tra le baracche di qualche campo nomadi (erroneamente chiamati così perché il 92 per cento dei rom europei è stanziale). «E’ una delle novità emerse dopo l’apertura delle frontiere ai romeni. Prima, difficilmente uno di loro si sarebbe aggregato ad un gruppo di rom», osserva Pagani. Ma anche tra il fango e le baracche rom e romeni riproducono l’antico sistema. Nelle organizzazioni criminali che controllano il traffico di minori o la prostituzione, chi comanda sono i romeni di Romania. Gli sfruttati sono i rom di tutta Europa.

(Dal Corriere della Sera, 2/11/2007).

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