Rivoluzione morbida per la lingua tedesca

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L’ora del nuovo tedesco

Partita in Germania la morbida rivoluzione della lingua

Dopo il fallimento della troppo drastica riforma del 1996

di Walter Rauhe

E’ stato il riformatore protestante Martin Lutero a porre nel 1522 le fondamenta della lingua tedesca “moderna” con la sua traduzione dal latino della “Bibbia”. Da allora – e son pur sempre trascorsi quasi cinque secoli – generazioni di alunni tedeschi e stranieri hanno faticato non poco ad apprendere le centinaia di regole grammaticali e ortografiche di una delle più ostiche lingue del mondo con i suoi 52 modi diversi di porre le virgole, le sue 212 regole grammaticali, le sue interminabili parole composte, i caratteri esotici come le vocali con la dieresi o la “S” affilata, l’uso massiccio delle maiuscole e così via. La lingua di Goethe e di Schiller, dei grandi filosofi e teologi, della psicanalisi e delle ideologie, la si può amare o la si può odiare, ma in tutte e due i casi resta comunque complicata. Ed è proprio per questo che nel lontano 1990 un gruppo di illustri germanisti, professori e politici di Germania, Austria e Svizzera si sedettero attoro a un tavolo per elaborare una riforma ortografica e grammaticale atta a semplificare il più possibile la lingua tedesca. Cento regole grammaticali vennero cancellate del tutto, l’ortografia di più di ottomila parole venne modificata, le regole per le virgole ridotte a nove e numerosi idiomi stranieri come “spaghetti” vennero integrati nella lingua ufficiale e germanizzati (nel caso specifico diventando “Spagetti”). Nel 1996 i ministri per l’educazione e la cultura dei tre paesi benedirono finalmente dopo lunghe discussioni la riforma letteraria che sarebbe poi dovuta entrare in vigore per tutti quei cento milioni di cittadini di madre lingua tedesca due anni più tardi. Le cose però andarono diversamente. Una serie di noti scrittori del calibro di Günter Grass e Martin Walsere e numerose testate giornalistiche come l’autorevole quotidiano “Frankfurter Allgemeine” o il settimanale d’attualità “Der Spiegel” decisero ufficialmente di infischiarsene della riforma, di ignorare i dettami professorali degli esperti, di trasgredire le leggi grammaticali dei politici e di continuare a scrivere secondo le vecchie e collaudate regole di Matin Lutero e di Goethe. Un vero e proprio colpo di stato e di penna che innescò una situazione davvero kafkiana tra le case editrici, le biblioteche, le redazioni e i banchi di scuola. Gli uni, in prima linea gli alunni delle elementari e gli editori di vocabolari ed enciclopedie, costretti a scrivere adottando le nuove regole. Gli altri, intellettuali, scrittori e giornalisti dispettosi, decisi più che mai a scrivere con le regole vecchie. E in mezzo la stragrande maggioranza di tedeschi, svizzeri e austriaci che scrivevano un po’ come capitava, mischiando assieme alla rinfusa ortografia vecchia e nuova, grammatica antica e riformata.

Per paesi così amanti dell’ordine e della disciplina una situazione di completa anarchia ortografica assolutamente insostenibile. Da qui la richiesta di un’urgente “riforma della riforma” e di un compromesso in grado di accontentare un po’ tutti, cultori dell’integrità e purezza letteraria del tedesco come pragmatici uomini d’affari globalizzati bisognosi di una lingua funzionale e moderna. Varata nel 2006, la riforma di secondo grado entra ora in vigore in Germania col nuovo anno scolastico iniziato il primo di agosto nella regione della Renania Settentrionale Vestfalia e ieri anche a Berlino e nella maggioranza degli altri Leander. Per austriaci e svizzeri invece il periodo di transizione dalle vecchie alle nuove regole terminerà solo nel 2008 e 2009. Alles klar? (Tutto chiaro?).

(Da Il Messaggero, 28/8/2007).

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