Ritorna la questione altoatesina

Posted on in Politica e lingue 19 vedi

Un giorno a Bolzano

“Ora via da Roma”

Durnwalder a Maroni: non riducete la nostra autonomia

di Mario Baudino

Dal bar pasticceria Monika, vicino al mercato di Piazza delle Erbe, all’hotel Città di piazza Walther ci saranno sì e no duecento metri, due lingue, due mondi. Nel primo risuona il tedesco, nel secondo l’italiano. Dati i molti turisti, c’è anche la possibilità dell’inglese, come all’Università di Bolzano dove, turisti a parte, si è realizzato il triangolo perfetto, perché ci sono corsi in ciascuna di queste tre lingue. L’Alto Adige non è solo Schiltzen che marciano sognando l’Austria o italiani che si sentono messi nell’angolo. E’ anche il modello che Reinhold Messner, alla Fiera di Francoforte, additava a un pubblico tedesco come la soluzione migliore, o forse la migliore utopia, per il Tibet di cui si è fatto paladino. Il ponte fra culture. Lo snodo. Allora, perché aprire un «tavolo della convivenza» con tutte le forze politiche e sociali – esclusa una parte della sinistra, che lo ha disertato -, come è avvenuto proprio ieri alla presenza del ministro Maroni?

Le risposte sono molte. Alcune stanno nella cronaca recente, dalla guerra ai monumenti alla proposta di andare alle manifestazioni sportive con una bandiera sudtirolese, per non parlare delle richieste di clemenza in favore dei terroristi altoatesini riparati all’estero, o del crescente successo degli Schiitzen, in origine la milizia di autodifesa locale, che sfilano sempre più numerosi chiedendo di staccarsi da Roma… Su queste pagine, Gian Enrico Rusconi ha lanciato un allarme: l’Alto Adige, diceva, è sempre più lontano, ma si fa finta di nulla. Quello che Messner considera un capolavoro politico è davvero in crisi?

«No, direi che sta cambiando, com’è ovvio – risponde Gunther Pallaver, docente di scienze politiche a Innsbruck -.

C’è un disagio italiano, che potremmo chiamare la sindrome del vice, e un disagio dei tedeschi. La Prima Repubblica con la sua democrazia concordataria è finita anche qui. Oggi la gente si sente poco rappresentata.

La disaffezione per la politica tocca tutti, ma gli italiani hanno un tasso di astensione dal voto superiore del dieci per cento a quello dei tedeschi». E il sistema rigidamente proporzionale, che prevede quote fisse nei posti pubblici per i gruppi linguistici, li penalizza. «Siccome i tedeschi sono più del 70 per cento, di fatto gli italiani finiscono a fare i vice, al di là di ogni criterio di merito». I servizi pubblici e l’assistenza funzionano bene, la disoccupazione è al 2,4 per cento, il Pil tocca i 34 mila euro pro capite, metà del fabbisogno energetico è coperto con energie rinnovabili, ci sono persino meno immigrati extracomunitari che in tutto il resto del Nord.

Perché lamentarsi, allora? «Semplice, perché qui lamentarsi è il sistema vincente – risponde Riccardo Dello Sbarba, esponente dei Verdi/Griinen -. Lo si è sempre fatto, e si è ottenuto moltissimo. Dopo la completa autonomia provinciale, abbiamo un buon regolamento di condominio e anche un buon amministratore.

Ma ogni comunità fa per sé. Invece bisognerebbe uscire, passare alla convivenza per integrazione. La società civile è molto più avanti della politica, però la politica è imballata. Non riesce neanche ad ammettere l’idea di una scuola davvero bilingue».

Risultato, i ragazzi votano a destra, magari si arruolano negli Schiitzen. Con rischi di violenza? «Non esageriamo. Siamo nel cuore d’Europa».

Ed è un cuore caldo, che proprio in questi giorni festeggia senza distinzioni di lingua il riconoscimento delle Dolomiti «patrimonio dell’umanità» ottenuto dall’Unesco. «E’ stato un grande successo di cinque Province che hanno lavorato insieme – dice l’assessore all’Ambiente, Michael Leimer, capofila del progetto -. La responsabilità

per il territorio è un sentimento comune a tutti». Ma poi si è raccolta a Bolzano una folla enorme, mai vista, per onorare l’eroe indipendentista Andreas Hofer. Che cosa significa? «Che è morto nel 1810, non dimentichiamolo. E’ giusto onorare gli eroi e la propria storia».

Magari facendo capire che con Roma è finita? «Le destre tedesche gridano il loro “Via da Roma” esattamente come fa un partito di governo italiano, se non sbaglio. Però restano una minoranza».

Detto questo, la domanda rimane. Perché un tavolo della convivenza? «Perché sono le ragioni della politica – taglia corto il presidente Durnwalder -. Ma la stragrande maggioranza dei cittadini italiani, tedeschi e ladini, visto che le lingue qui sono tre, non due, vive senza problemi. Vogliamo difendere la nostra autonomia, anche perché a Roma qualcuno pensa che sia troppa. Bisogna fargli capire che non è così». Il ministro Maroni lo rassicura: «Nessuno vuole ridurre il livello di autonomia dice appena seduto al “tavolo” -. Anzi, non si tratta di ridurre ciò che funziona, si tratta semmai di intervenire dove vi siano disfunzioni, come ad esempio in Sicilia».

Sembra proprio l’offerta di un’alleanza.

(Da La Stampa, 3/7/2009).

Questo messaggio è stato modificato da: Daniela_Giglioli, 07 Lug 2009 – 20:00 [addsig]




0 Commenti

Ancora non ci sono commenti
Lasciane uno tu per primo!
You need or account to post comment.