Risposta appropriata

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“Dove va la scuola? Lifelong learning”. Questo è il titolo di un convegno, indetto dalla Regione Toscana, sull’apprendimento lungo l’arco della vita.

Certo la risposta – dal lato della lingua – appare perfettamente centrata, almeno quanto appare sempre più lontano e isolato il comportamento del Presidente Ciampi rappresentato da Maria Luisa Altieri Biagi: “…Si dovrebbe prendere esempio dall’attuale Presidente della Repubblica: nei suoi discorsi non solo sono assenti gli anglismi, ma è spesso esplicita la volontà di evitarli. Parlando di “new economy” a Cagliari e a Catanzaro, il Presidente – oltre a tradurre l’espressione – la mette fra virgolette e la spiega: “…nuove imprese economiche, che utilizzino appieno gli strumenti di progresso di quello che si suole chiamare la “nuova economia”, l’economia della conoscenza, che nasce più da una gioventù istruita e formata nelle università e nei centri di ricerca che dal lavoro manuale, e che non abbisogna di una radicata tradizione industriale”. (“Viaggio in Italia. Discorsi e interventi del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi”, Roma, Presidenza della Repubblica, 2003, tomi 2; tomo II, pp. 11-12. Vedi anche tomo I, pp. 216-17).Traduce anche – parlando a Nuoro – il nome dell’epidemia del bestiame nota come “blue tongue”: “… vorrei invitarvi a non considerare questo problema grave della “lingua blu” come una sorta di condanna superiore. Io stesso mi sono interessato…” (“Ivi, tomo I, p. 221). Nell’“Incontro con la Banca d’Italia”, il Presidente ricorda l’avvento del “computer”, ma la parola ripetutamente usata è quella italiana, “elaboratore”: “…non appena si affermarono gli ‘elaboratori’, la Banca d’Italia fu la prima a dotarsene[…] Non basta comprare gli ‘elaboratori’ e usarli invece del pallottoliere, bisogna modificare tutta la propria organizzazione in relazione ai nuovi strumenti…” (Ivi, tomo I, p. 249). ’ possibile che, in privato, Carlo Azeglio Ciampi usi “computer” e altri anglismi ormai acclimatati nella nostra lingua. Ma questo renderebbe la loro censura ufficiale ancora più significativa del rispetto per le “Istituzioni”: a cominciare dalla tutela di quell’“Istituto” della lingua italiana su cui, storicamente, si fonda l’Unità del nostro paese”.

(Da “Il Presidente e l’elaboratore”, La Nazione, 11/6/2004).

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