Riforma Onu, Fini cerca alleati in Europa

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15/12/2004, Corriere della Sera, pag 12

Riforma Onu, Fini cerca alleati in Europa

Dal Parlamento appoggio bipartisan alla linea della Farnesina: più seggi temporanei nel Consiglio di Sicurezza

Fassino: «Condivido molte cose». Il ministro degli Esteri scrive a Pera: «Il Senato esamini rapidamente il provvedimento sul mandato di cattura Ue»

ROMA – Prima di incontrare venerdì Kofi Annan, che sarà ospite del Consiglio europeo a Bruxelles, Gianfranco Fini ha chiamato a Roma il rappresentante permanente dell'Italia presso le Nazioni Unite. II ministro degli Esteri ha voluto vedere l'ambasciatore Marcello Spatafora per farsi aggiornare su quanto si muove a New York nel Palazzo di Vetro. Il colloquio gli ha fornito ulteriori elementi per sostenere all'interno dell'Ue, non necessariamente nelle sedute ufficiali, la proposta di riforma del Consiglio di sicurezza dell'Onu basata sull'introduzione di nuovi membri temporanei, elettivi, dotati di un mandato più lungo del biennio attuale. Questa soluzione, la seconda tra le due strade sottoposte dal comitato internazionale di saggi ad Annan, resta l'alternativa appoggiata dal nostro Paese per fronteggiare l'offensiva di Germania e Giappone volta a conquistare seggi permanenti.
La linea che Fini si prefigge di seguire sui cambiamenti alla struttura dell'Onu non ha trovato ieri ostacoli nelle commissioni Esteri di Camera e Senato, riunite per ascoltare quali direttive riceverà la Farnesína dopo l'uscita di Franco Frattini. L'arrivo di Annan a Bruxelles, ha affermato Fini, «sarà occasione per far capire che il problema delle Nazioni Unite non è quello del segretario generale, ma della riforma». Rispetto alle insidie sui fondi del petrolio iracheno in vista per Annan, giudicate «campagna di delegittimazione» dall'ulivista Tana de Zulueta, atteggiamento d'attesa: «Non sta ai governi esprimere preventiva solidarietà o condanna».
Sul Consiglio di sicurezza, perfino il rappresentante di Rifondazione che del discorso di Fini non condivideva quasi nulla, Ramon Mantovani, si è detto d'accordo. Con Piero Fassino, la convergenza è stata più ampia. Il segretario dei Ds non usava scontrarsi con Frattini, ma a Montecitorio ieri si scorgeva una corrente di affinità tra il capo del secondo partito della coalizione di governo e quello del primo partito dell'opposizione, entrambi dell'ultima leva di dirigenti politici della Prima Repubblica, entrambi ex o post qualcosa (chi post-fascista, chi post-comunista) abituati a non rinfacciarsi il passato.
«Il primo motivo ispiratore è la continuità», ha premesso Fini parlando del suo mandato di ministro. I rapporti internazionali «non possono essere soggetti all'alternarsi dei ministri o delle maggioranze», è stato uno dei suoi segnali all'opposizione. La «costruzione europea» è «punto di riferimento cardinale» della politica estera, benché dell'Europa l'Italia non debba «accogliere il verbo in maniera irriflessa».
Prima, Fini aveva scritto al presidente Marcello Pera per sollecitare l'inserimento del mandato d'arresto europeo, sul quale il Paese è in ritardo, nell'ordine dei lavori del Senato. Un'altra lettera, a Berlusconi. Nel dare per scontate le divergenze sulla guerra in Iraq, alle commissioni Fini le ha indicate come «divisioni da mettersi alle spalle una volta per tutte, se non vogliamo fare il gioco dei terroristi». Poi, sull'obiettivo di portare Ankara all'Ue: «Non riesco a comprendere una certa turcofobia».
Fassino ha commentato di aver sentito «molte cose condivisibili». Ha obiettato di non credere affatto che negli ultimi tre anni l'Italia sia «stata tra i protagonisti della scena internazionale», come sosteneva il ministro, ma era prevedibile. Tra governo e opposizione, spesso, si parte con un altro piede. E quando il segretario dei Ds ha chiesto di sentire il Parlamento sulle nomine di ambasciatori, Fini ha risposto senza un «no» categorico.

Di Maurizio Caprara

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