Riforma dell’Onu, buona l’idea di un seggio Ue

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08/10/2004, Italia Oggi, pag. 1

Riforma dell’Onu, buona l’idea di un seggio Ue


Di Maria Rita Salle
Sono ormai vari anni che in campo internazionale e tra gli esperti del diritto, oltre che in ambito politico, si discute sulla possibilità di riformare il consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite: il che significherebbe modificare la Carta dell'Onu del 1945. Non è un mistero che da quella data in poi sono state presentate molte proposte di emendamento riguardanti la composizione del consiglio di sicurezza, supremo organo politico dell'organizzazione. A parte la variazione concernente l'aumento del numero dei membri del 1965 (che ne ha portato da sei a dieci il numero dei componenti non permanenti) e quella fondata sulla prassi concernente il valore dato all'astensione non configurabile come esercizio di diritto di veto, non vi sono stati grandi cambiamenti. Ciò non solo per le difficoltà connesse con l'applicazione concreta delle norme sulla revisione e sugli emendamenti (articoli 108 e 109), che comportano passaggi complessi e maggioranze favorevoli assai elevate, ma anche per ragioni di tipo politico.
Non sarà inutile ricordare, sebbene la questione non riguardi espressamente il consiglio di sicurezza, l'esistenza di due norme, mai modificate, concernenti lo stato nemico, intendendosi per tale .ogni stato che durante la seconda guerra mondiale sia stato nemico di uno dei firmatari del presente statuto»: norme che riguardano direttamente anche alcuni stati i quali si propongono attualmente di divenire componenti a titolo permanente del consiglio di sicurezza sulla base degli emendamenti da apportare. Certo si tratta di riflessioni attinenti a quello che taluno definisce il formalismo giuridico, ma dal quale non si può prescindere se si vuole procedere politicamente alla modifica della Carta.
Nessuno osa oggi negare l'esistenza dei fatti concreti, alcuni dei quali positivi: il processo di decolonizzazione è stato favorito dall'Onu; la tutela dei diritti umani ecc. Ma oltre a ciò la caduta dei blocchi, gli atti di terrorismo, il ritorno a guerre di matrice etnica e religiosa sono tutti eventi che richiederebbero cambiamenti radicali non solo nel consiglio di sicurezza, ma nell'intera organizzazione che necessiterebbe di una maggiore snellezza e minore burocrazia, dimostrando anche necessità di disporre di risorse finanziarie adeguate per affrontare i suoi compiti in un'era globalizzata.
Sono stati forse tutti questi cambiamenti a indurre alcuni stati, tra i quali l'Italia, a formulare nuove proposte di modifica della Carta che includerebbero, tra l'altro, l'ingresso, in qualità di membri permanenti, proprio di alcuni stati che ancor oggi, ai sensi della Carta, rientrerebbero nella categoria sopra indicata. Non c'è dubbio che innumerevoli eventi si siano verificati in questi anni per i quali gli stati, per così dire “pretendenti” a un seggio permanente, hanno dato prova concreta di essersi adeguati ai “fini e ai principi della Carta”, tra i quali rientrano l'essere amanti della pace e assolutamente democratici. Ed è certo che un ampliamento numerico che includa tra i membri permanenti stati come Italia, Brasile, India ecc. non potrebbe che giovare a una visione maggiormente democratica del mondo e dell'Organizzazione stessa, anche perché la presenza di ciascuno di questi stati avrebbe un fondamento e delle giustificazioni obiettive e rappresenterebbe un considerevole apporto alla vita dell'organizzazione.
Tuttavia una modifica così importante e radicale non dovrebbe impedire delle riflessioni, alcune delle quali risultano essere state recentemente esposte dal presidente Ciampi. Esse riguardano la possibilità di rendere compatibile, sia per gli stati che sono già parte del consiglio a titolo permanente come la Francia e la Gran Bretagna, sia per gli stati che aspirando a entrare come membri permanenti, la situazione appunto di membro permanente del consiglio di sicurezza con quella di componente dell'Unione europea. Questa situazione, ai sensi del Trattato di Nizza e della Nuova costituzione europea, comporta scelte politiche comuni in materia di politica estera e di difesa sia nelle Nazioni Unite, sia nell'ambito degli altri enti internazionali alle cui decisioni partecipano stati integrati nelle diverse organizzazioni.
La tendenza da parte di tali stati a un certo individualismo più volte evidenziato da molti, oltre che da chi scrive, suscita qualche apprensione sull'esito finale dell'operazione che comunque va tenuta sul piano politico, sia pure con molte cautele sapendo bene valutare il momento in cui deve intensificarsi sia in relazione alla stessa Onu sia riguardo all'Unione europea. In questo quadro la proposta formulata dal presidente Ciampi di sostenere il regionalismo internazionale con l'attribuzione di un seggio all'Unione europea, uno all'Unione africana e uno all'Organizzazione degli stati americani appare quanto mai opportuna e meriterebbe di essere considerata con maggiore attenzione.

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