Ricostruire il nostro ruolo europeo per salvare tutti insieme l`Unione

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DIGNITA’ NAZIONALE

Ricostruire il nostro ruolo europeo per salvare tutti insieme l`Unione

Il Consiglio Europeo di fine ottobre e il successivo vertice di Cannes hanno affondato la credibilità della politica europea dell`Italia. Francia e Germania hanno dominato entrambe le riunioni confermando d`essere la forza trainante dell`Unione europea e dimostrando di affrontare con successo problemi complessi. Chi avrebbe mai detto che il nostro Paese si sarebbe ritrovato un giorno come soggetto passivo e non attivo in Europa? Le promesse dei governo sul risanamento finanziario saranno monitorate con severità dall`Unione europea e dal Fondo monetario. L`Italia è diventata un sorvegliato speciale circondata da diffidenza sulla sua volontà di dare seguito alle assicurazioni fornite sulla riduzione del debito. Si completa il percorso iniziato, all`insegna della spavalderia antieuropea, con l`avvio del secondo governo Berlusconi nel giugno 2001.
Dopo questo fallimento storico, anche uno sprovveduto capisce che è giunta l`ora di fronteggiare l`Europa con ben altra determinazione. La questione investe l`intera classe dirigente: istituzionale, politica, economica, culturale. La tempestiva attuazione, come sollecita il presidente della Repubblica, degli impegni sottoscritti con Bruxelles è un passaggio fondamentale. Tuttavia non basta.
Occorre recuperare la volontà di partecipare al bene comune, ritrovare l`impegno nei confronti dell`Unione europea dopo anni d`improvvisazioni, presunzioni, contraddizioni. Di fronte a un governo in dissolvenza, molto si deve pretendere dalle forze politiche – dal centro destra al centrosinistra – per cui l`euroscetticismo governativo ha rappresentato spesso un comodo alibi. Il tempo è scaduto. Una nazione come l`Italia ha una responsabilità storica. È tornata l`ora di prendere posizioni nette sui problemi sistemici che si affacciano in Europa: la cultura della stabilità vissuta non come subordinazione alla posizione tedesca ma come scelta di vita; l`impegno per evitare una spaccatura irreversibile fra Europa continentale e meridionale; la modifica dei Trattati per avanzare verso l`Unione politica, mantenere alla Commissione europea il ruolo di garante degli interessi comuni, creare una politica finanziaria condivisa, rafforzare la legittimità democratica delle istituzioni. Siamo alla vigilia di scelte che incideranno sulla vita di tutti. Saranno accelerate dall`intenzione della Cdu tedesca di proporre al suo imminente congresso (Danilo Taino lo ha raccontato sul Corriere) una riforma dei Trattati che prevede perfino l`elezione diretta del presidente della Commissione. Tanto vale prepararsi per tempo.
Ebbene, su questi problemi la politica, l`imprenditoria, la cultura, la stessa stampa hanno mantenuto un silenzio assordante e quando ne parlano lo fanno con un provincialismo che fa cadere le braccia. Non ci si può aspettare nulla da una maggioranza senza vocazione europea. Ma dove sono le idee dell`opposizione sull`Europa? Capisce che l`Europa è in pericolo? Esistono prese di posizioni articolate? Cosa dicono Pd e Udc? Le citazioni di De Gasperi e Spinelli non bastano. I signori Di Pietro e Vendola hanno mai ragionato sull`Unione europea? E il mondo imprenditoriale? Nei mesi scorsi sono stati compiuti dei progressi, il recente incontro tra la Confindustria e la Bdi germanica è stato un successo ma ci vorrebbe ben altro. I contatti con le controparti francesi e tedesche dovrebbero avere uno scatto verso l`alto su obiettivi concreti: la messa in sicurezza.dell`euro, il completamento del mercato unico. Chi frequenta le capitali europee sa che le rimostranze degli interlocutori, anche di quelli ben disposti, sono sempre le stesse: non vi fate vedere, non dite nulla, siete irrilevanti; non abbiamo interlocutori a Roma. Bisogna muoversi di più, parlare di più. Alcuni, Luca di Montezemolo fra questi, lo fanno ma sono troppo pochi. Tanti personaggi di grande visibilità rimangono silenziosi. Abbondano le analisi che illustrano le imperfezioni della costruzione europea ma sottovalutano la priorità rappresentata dal proseguimento ordinato del percorso comune. Non ha senso disquisire se la Bce o il Fondo salva Stati (Efsf) avrebbero potuto configurarsi diversamente, scaldarsi per l`esclusività del rapporto franco-tedesco, lamentare le carenze delle istituzioni comunitarie. Del senno di poi sono piene le fosse. Così non si aiuta il cittadino a capire che il futuro di una singola famiglia italiana è legato al successo dell`euro e all`unità dell`Europa. Serve una cultura disciplinata del fare, non del dire. Solo parte dell`opinione pubblica ha inteso il danno inferto alla dignità dell`Italia dalla mancanza di responsabilità europea del governo Berlusconi. Le forze attive del Paese devono fare quadrato intorno all`euro (la tentazione dell`attuale maggioranza di fame uso polemico durante la campagna elettorale, come nel 2004, è dietro l`angolo) e recuperare il rapporto con la Germania che è il vero nostro storico partner.
Chi ha a cuore il futuro comune deve contribuire a ricostruire una presenza italiana in Europa attraverso l`azione di governanti seri (pazienza se noiosi) e lo stimolo di una società civile assennata. Ci vorranno anni non mesi per riconquistare fiducia e stima. Non c`è quindi un minuto da perdere, cominciando appunto dalla difesa ad oltranza della moneta unica contro gli uccelli di malaugurio attivi in vari Paesi europei compresa l`Italia.

di ANTONIO PURI PURINI

Corriere della Sera, pag 49
10 novembre 2011




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