Ricatto linguistico sulla salute: Londra toglie il medico a chi non sa l’inglese

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LINEA DURA SULL’IMMIGRAZIONE Le nuove misure.

Londra toglie il medico a chi non sa l’inglese.

Il ministro del Lavoro: «Troppi stranieri vengono qui per approfittare del nostro welfare. Né assistenza né sussidi a chi non parla correttamente».

di Erica Orsini.

Niente benefit previdenziali agli immigrati che parlano male l’inglese. Questo il nuovo paletto messo dal ministero del Lavoro e delle Pensioni per far fronte alla nuova ondata di immigrati che nei prossimi mesi si riverseranno nel Paese dalla Romania e dalla Bulgaria, una volta abolitala restrizione del tetto massimo. Non ne fa certo una questione di tutela della purezza della lingua nazionale il ministro Iain Duncan Smith, che ieri ha annunciato la revisione del test d’ingresso per gli immigrati. Ciò che sta a cuore all’esecutivo è impedire i troppi abusi ai
danni del sistema di welfare pubblico verificatisi negli ultimi dieci anni.
Non è infatti un segreto per nessuno che moltissime persone si recano in Gran Bretagna soltanto per usufruire delle cure mediche gratuite garantite a tutti dal servizio sanitario nazionale.
«È di vitale importanza – ha spiegato il ministro – che vi siano regole severe e precise in grado di proteggere il nostro sistema assistenziale. Oggi l’opinione pubblica è fortemente
preoccupata dal fatto che chi arriva nel nostro Paese non ci venga per dare il suo contributo lavorativo, ma perché attratto dai benefit del nostro welfare». Per questo motivo il test di
«residente» introdotto già nel 1994 verrà modificato aggiungendo domande più complicate e la richiesta di ulteriori prove che dimostrino la volontà dei richiedenti di fermarsi
per un lungo periodo di tempo in Inghilterra.
Parlare bene la lingua è un requisito necessario per trovare lavoro, chi non dimostrerà di conoscere abbastanza bene l’inglese non potrà usufruire di alcuna copertura medica
o assistenziale. Non solo, agli immigrati verrà anche chiesto di provare che hanno tentato di trovare un impiego prima di arrivare nel Paese.
Le modifiche annunciate rischiano però di creare un ulteriore conflitto con la Commissione Europea che, ritenendo illegale già il vecchio test, ha portato il governo inglese di fronte alla Corte di Giustizia europea di Lussemburgo. Un membro della Commissione ha infatti dichiarato che la Comunità europea ha già definito i criteri fondamentali per i test di residenza abituali che sono uguali per tutti i Paesi, Regno Unito compreso. E la conoscenza della lingua non ha nulla a che fare. «La Gran Bretagna sarebbe forse contenta – ha proseguito – se a un loro pensionato in Spagna o in Francia venisse richiesto di superare una prova simile, per poter usufruire dei benefit cui hanno diritto? Mi auguro che il ministro Smith abbia dei buoni avvocati…».
A quanto pare la minaccia non preoccupa il governo conservatore ben consapevole che la lotta all’immigrazione clandestina è uno dei punti fondamentali per assicurarsi un altro
mandato alle elezioni del 2015. E le misure annunciate sul tema dal primo ministro Cameron vanno tutte nella stessa direzione. Oltre alle modifiche al test, il governo inglese ha
già annunciato che gli immigrati europei potranno richiedere l’indennità di disoccupazione per soli sei mesi e solo se dimostreranno di risiedere nel Paese da almeno tre mesi. Per l’ingresso
di persone provenienti da Paesi Asiatici più «a rischio» come India e Pakistan verrà richiesta una cauzione di tremila sterline che verrà restituita solo al momento del ritorno in
patria del soggetto. Nello stesso pacchetto di norme anche quelle tese a facilitare i rimpatri, resi quasi impossibili dai continui ricorsi alla Corte per la violazione dei diritti umani.
(Da Il Giornale, 14/12/2013).

 




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