"RETI ENERGETICHE, NELLA UE CONGIURA CONTRO L’ITALIA

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INTERVISTA ad Andrea Ronchi (Il Sole 24 ore)

«Reti energetiche, nella Ue congiura contro l`Italia»

di Federico Rendina
ROMA

«Congiura anti-italiana» tuona Andrea Ronchi, ministro per le politiche comunitarie. Commissione Ue traditrice con noi, ma perfino «antieuropea» spiega tirando in ballo gli impegni al riequilibrio e alla coesione del patto di Lisbona. Addolora e irrita la decisione di Bruxelles di canalizzare il grosso dei fondi per le infrastrutture energetiche verso altri paesi lasciando all`Italia le briciole: meno di 200 milioni su 5 miliardi disponibili (vedi Il Sole 24 Ore di ieri). Spazi per correggere la rotta? «Tutto il Governo è impegnato. E sta intervenendo direttamente Berlusconi» fa sapere Ronchi, mentre il suo collega dello Sviluppo, Claudio Scajola, apre il fuoco con un`accorata lettera al commissario europeo per l`energia, Andris Piebalgs. Se la decisione che sarà portato il 19 febbraio all`approvazione dei mi-nistri dell`energia non cambierà si penalizzano «quegli Stati, tra cui l`Italia, che in funzione della loro collocazione geografica stanno portando avanti anche nell`interesse europeo – rimarca Scajola – una politica di sviluppo degli approvvigionamenti di gas e di elettricità con i paesi terzi, in particolare l`area balcanica, e il nord Africa».
Ministro Ronchi, una decisione addirittura antieuropea?
Proprio così. Perché mina lo stesso futuro della strategia di Lisbona, il suo equilibrio. A cosa serve l`impegno per rendere sempre più efficace il patto per rendere sempre più omogenee le politiche sulla sicurezza degli approvvigionamenti di energia e sul clima, specie in un momento di grande crisi economica e finanziaria, se poi questi obiettivi vengono così palesemente contraddetti? L`errore della Commissione è evidente. La maggior parte dei fondi è stata canalizzata verso pochi paesi privilegiando quelli del centronord, che grazie al loro bilancio pubblico hanno maggiori margini di manovra, mentre quelli più in difficoltà, come l`Italia, hanno avuto le briciole. Una doppia asimmetria, dato che contribuiamo per il 13% al bilancio comunitario e così ci viene proposto un ritorno del 4 per cento.
Siamo sicuri di non avere colpe, vista la cronica lentezza italiana nell`approvare e poi realizzare le infrastrutture promesse e programmate?
Certo, scontiamo le lentezze dei passati governi, soprattutto di centrosinistra. Scontiamo il provincialismo della cultura del no alle opere, il noTav, il no ai rigassficatori, per non parlare del vecchio no al nucleare che il ministro dello Sviluppo Claudio Scajola sta tentando con grande impegno di superare. Ma qui, nel caso specifico, non stiamo parlando di finanziamenti alle intenzioni. Stiamo parlando di progetti non solo approvati ma già in itinere, che rischiano di non godere dei necessari aiuti comunitari, come il rigassificatore di Porto Empedocle o il nuovo gasdotto Galsi dall`Algeria. Ha perfettamente ragione il nostro ambasciatore Ferdinando Nelli Feroci quando parla di totale mancanza di trasparenza da parte della Commissione Ue. Dico di più: c`è il fondato sospetto che si tratti di un`azione deliberata, scientifica, mirata per colpire la nostra economia.
Margini per chiedere e ottenere dalla Commissione Ue qualche aggiustamento
Sono convinto che con il ministro Scajola sapremo farci valere, per rivendicare un processo più trasparente, per ottenere modifiche a vantaggio, ripeto, di tutti. E a supporto di questa azione si sta muovendo direttamente il Presidente Berlusconi. Ma sarà indispensabile anche un`azione forte all`interno della strategia di Lisbona. Il mio impegno non mancherà.
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