Report: Da programma di denuncia a programma da denuncia

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COMUNICATO STAMPA

Report, Pagano (Radicali/ERA): “Da programma di denuncia a programma da denuncia”

Dichiarazione di Giorgio Pagano – Radicali/ERA
 

“Il programma di Raitre ‘Report’, da programma di denuncia, è diventato da denuncia”. Lo dichiara Giorgio Pagano, Segretario dell’Associazione radicale “Esperanto”.

“L’idea di propinare un’altra iniezione d’inglese coloniale al Paese in overdose linguistica è semplicemente ridicola: sappiamo tutti benissimo che la Gelmini non ha affatto ridotto l’inglese, come sostiene Report, ma l’ha aumentato a dismisura. Il ministro ha persino inserito l’obbligo per chi vuole fare l’insegnante, quindi inclusi i precari, di raggiungere il livello B2 d’inglese, sborsando, nel caso dei precari di tasca propria, soldi a palate per insegnanti strapagati come Peter Sloan”, aggiunge Pagano.

“E’ senz’altro in virtù di una coincidenza che questa polemica antigovernativa scatti proprio mentre in edicola escono i corsi d’inglese di Sloan col Gruppo Espresso/Repubblica, ma lascia comunque perplessi vederlo tenere la sua lezioncina accattivante durante un programma d’inchiesta”, conclude Pagano.

 
Roma, 30 marzo 2011




1 Commenti

Redazione Forum
Redazione Forum

Gentile Milena Gabanelli,<br />
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Le scrivo in merito alla sua decisione, in polemica con i tagli del Miur, d'intrattenere i suoi telespettatori con un corso d'inglese tenuto dal popolarissimo John Peter Sloan. Lungi dal credere che lei o i suoi autori stiate facendo pubblicità occulta sulla TV pubblica, pagata con i soldi di tutti, allo stesso uomo i cui corsi sono in vendita proprio in questi giorni in edicola con il Gruppo Espresso/Repubblica, devo però dedurre che non abbiate propriamente colto l'entità dei danni delle politiche linguistiche del Ministero.<br />
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Nonostante i tagli si siano abbattuti su quasi ogni ambito dello scibile scolastico, l'inglese è stato incentivato come da nessun altro governo prima di questo. La Riforma sancisce l'obbligo, per i docenti di qualsiasi disciplina, di raggiungere il livello B2 d'inglese per poter accedere al concorso di abilitazione, e introduce il Clil, l'insegnamento in inglese di discipline non linguistiche. La prima misura costringe i precari, per i quali non è prevista alcuna formazione, a pagarsi di tasca loro costosi corsi privati, la seconda sta già spingendo alcuni dirigenti delle scuole in cui s'inizia la sperimentazione a rivolgersi a docenti madrelingua inglese, sempre a scapito dei precari.<br />
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Nel frattempo, il governo ha tagliato di oltre il 50% i fondi agli organismi di tutela della lingua italiana, quindi sarebbe meglio forse tenere qualche corso che insegni la nostra lingua, nella miglior tradizione radiotelevisiva, tanto più che la Rai è pubblica, la lingua nazionale è in crisi e ci sono migliaia di immigrati che devono sostenere il test di soggiorno. La nostra Associazione, ad esempio, ha inaugurato su Radio Radicale uno Sportello linguistico rivolto a chi affronterà il test, a cura del prof. Arcangeli che risponde alle domande degli interessati. Voi invece insegnate l'inglese ai telespettatori, in polemica con lo stesso Ministro che sta distruggendo l'italiano proprio attraverso l'inglese. Che senso ha? Non l'abbiamo capito.<br />
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Capiamo bene invece il senso in cui va la politica del Miur, dal momento che ci occupiamo di diritti linguistici dal 1987. E' racchiuso in una frase di George Kennan, grande specialista di geopolitica del dipartimento di Stato americano, del 1948: “Possediamo il 50% della ricchezza mondiale, ma costituiamo solo il 6,3% della sua popolazione. In una tale situazione, il nostro vero compito, nel prossimo futuro, sarà quello di mettere a punto uno schema di relazioni internazionali che ci consenta di mantenere tale posizione di disparità. Al fine di ottenere ciò, dobbiamo dissipare qualsivoglia idea di sentimentalismo… dovremmo smettere di parlare di diritti dell’uomo, d’innalzamento del livello di vita e di democratizzazione”.<br />
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Questa politica ha premiato l'America sul piano economico, e lo stesso è avvenuto con la Gran Bretagna, che risparmia 18 miliardi di euro l'anno a scapito dei Paesi non anglofoni dell'UE, costretti a spendere 350 miliardi (sempre annui), grazie a un monolinguismo contrario ai Trattati. L'imposizione predatoria dell'inglese è la causa principale del genocidio linguistico che vede un terzo delle lingue del mondo a rischio estinzione: un dramma che allarma anche l'UNESCO, che parla apertamente del “pericolo che oggi minaccia la diversità linguistica a causa … delle tendenze ad usare una lingua unica, con Iirischi di emarginazione delle altre grandi lingue del mondo e addirittura di estinzione delle altre lingue di minore diffusione”.<br />
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I soldi che noi spendiamo per autocolonizzarci sono frutto delle scelte di una classe dirigente in piena sindrome di Stoccolma, insediatasi nel Dopoguerra e divenuta via via sempre più portavoce della depredazione. Negli ultimi quindici anni, che hanno visto al governo l'alternanza dei buoni a nulla coi capaci di tutto, abbiamo subito l'intensificazione del fenomeno, a partire dall'imposizione dell'inglese come sola lingua straniera obbligatoria, nonostante i rimproveri del Commissario al multilinguismo Jan Fidel, nel 2008. Questo per la gioia di chi, come l'americano Rothkopf, nel '97 spiegava che “è negli interessi politici ed economici degli Stati Uniti assicurarsi che se il mondo si sta muovendo verso una lingua comune, questa deve essere l'inglese; che se il mondo sta diventando collegato dalla televisione, dalla radio, e dalla musica, la programmazione deve essere quella americana; e che se i valori comuni sono in via di sviluppo, devono essere i valori con cui gli americani stanno a loro agio”. E i nostri interessi nazionali, culturali e identitari? Li riassumono i dati della Commissione europea: un quindicenne italiano su cinque è semianalfabeta.<br />
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E' questo che stupisce nel vedere “Report” trasformarsi da programma di denuncia in programma da denuncia: come possono I tagli giustificare l'ennesimo corso colonialista d'inglese sulla televisione pubblica? Non sarebbe il caso, invece, dopo decenni che si denuncia il percorso di colonizzazione linguistica e l'entità dei suoi effetti devastanti, di fare un'inchiesta sui costi dell'insegnamento della lingua inglese allo Stato italiano e sui vantaggi per i lavoratori madrelingua anglofoni sul piano occupazionale nell'UE?<br />
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In questo auspicato caso siamo, con i nostri collaboratori di economia linguistica, disponibili a fare da appropriato supporto.<br />
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Distinti saluti,<br />
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Giorgio Pagano,<br />
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Segretario dell'Associazione radicale “Esperanto”

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