Renzi sta distruggendo quel che rimane della potenza culturale mondiale italiana.

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Renzi sta distruggendo quel che rimane della potenza culturale mondiale italiana.
Nota di Giorgio Pagano su un aspetto gravemente ignorato del DDL “Buona scuola” in discussione in Parlamento.

Nel “Disegno di legge recante riforma del sistema nazionale di istruzione e formazione, con delega per il riordino delle disposizioni legislative vigenti” all’Art.2, si parla di CLIL, Content Language Integrated Learning,  in inglese affinché gl’italofoni non capiscano di cosa si tratti, cioè la messa a regime dell’insegnamento obbligatorio, dalle elementari alle superiori, di una qualsiasi materia in lingua inglese con la sola esclusione di lingua e letteratura italiana prevedendo persino per la scuola primaria l’assunzione di insegnanti di lingua madre inglese o il ricorso alla fornitura di appositi servizi.
L’adozione del metodo CLIL provocherà una perdita del sapere in italiano che, in modo sistematico, è perpetrata da istituzioni governative che costituzionalmente dovrebbero difendere e assicurare il futuro della nostra cultura, alle quali si aggiunge il Politecnico di Milano, dove l’insegnamento/apprendimento in italiano viene sostituito da quello in inglese ledendo i diritti umani linguistici degli italiani e vietandogli l’apprendimento/insegnamento nella lingua della Costituzione della Repubblica.
Non è più una questione di apprendimento di una lingua straniera, bensì un sistematico perseguimento della nazionalizzazione linguistica inglese dell’Italia, una erosione aggravata e continuata della sovranità linguistica italiana in Italia che, ormai, ha i contorni tipici del genocidio linguistico-culturale, alla pari di quello storicamente perpetrato dai colonizzatori nei confronti dei popoli indigeni e di minoranze.
Nel prendere decisioni di questa portata, non una sola analisi di impatto socio-economico è stata fatta, nonostante eminenti economisti già nel 2006 stimassero il costo dell’inglesizzazione in 900 €/anno per ciascun cittadino italiano e i risparmi per la  Gran Bretagna che non insegna alcuna lingua straniera intorno i 18 miliardi di Euro; nessuna analisi della lesione di diritti umani linguistici, come neppure si è pensato a quanto queste scelte favoriscano inesorabilmente le assunzioni di personale straniero e il mercato straniero di lingua madre inglese a scapito di quelli italiani, inducendo altresì i giovani italiani, manipolati mentalmente fin dalla tenera età, non solo a rassegnarsi all’emigrazione ma a dare per scontato, e persino giusto, il piegarsi linguisticamente e il sentirsi inferiori nei confronti dei loro coetanei di lingua madre inglese che non apprendono alcuna lingua straniera.
La naturale conseguenza di queste operazioni sarà che le università di tutto il mondo progressivamente non insegneranno più la lingua e la letteratura italiana dato che non avrebbe più senso studiare una lingua che il suo popolo di riferimento non utilizza più. Le Corti di giustizia europee inizierebbero a considerare pretestuosi i ricorsi presentati dall’Italia contro il trilinguismo anglo-franco-tedesco, visto che l’Italia stessa, in modo evidente, persegue la progressiva sostituzione della sua lingua con quella inglese con l’obiettivo di farne una appendice, colonia d’oltremare di nazioni anglofone.
Questa classe dirigente linguisticamente corrotta e corruttrice deve capire che siamo uno stato sovrano non in vendita e che la nostra cultura inestimabile deve essere rispettata, tutelata e promossa.
Non vogliamo più essere sudditi a cui la classe politica corrotta linguisticamente sa solo proporre la mediocrità che loro per primi hanno incarnato e incarnano.
Vogliamo essere squadra, gruppo, italiani in Italia e nel mondo che vogliono competere globalmente con la propria storica identità, seconda e secondaria a nessun’altra.
Vogliamo farlo ponendo in essere tutte le rivendicazioni che di diritto vanno fatte, il “Ce lo chiede l’Europa” deve diventare “Otteniamolo dall’Europa”, chiedendo compensazioni economiche e amministrative all’Unione europea per gli effetti della discriminazione linguistica, perpetrata a danno dell’Italia, con il suo trilinguismo anglo-franco-tedesco, e pretendendo un allargamento immediato della democrazia nelle lingue di lavoro con l’italiano quarta lingua operativa nelle istituzioni comunitarie.
Vogliamo farlo attraverso l’adozione di una lingua federale europea che difenda la biodiversità culturale continentale e del pianeta da quella che è ormai una vera e propria aggressione linguistica anglofona al mondo.
Vogliamo farlo chiedendo l’immediata soppressione della messa a regime del CLIL contenuta nel DDL in discussione e invitando scuole e docenti a mettere in atto la conseguente disobbedienza civile contro l’oppressione e l’occupazione linguistica inglese nel nostro Paese.
Vogliamo farlo insieme agli 80 milioni della diaspora italiana nel mondo, alla quale va aggiunto il potenziale cattolico – che ha la sua “Mecca” a Roma – giunto ad oltre un miliardo e 230 milioni di fedeli; vogliamo farlo con l’aiuto di Papa Francesco, eccezionale promotore della lingua italiana nella Chiesa e nel mondo.
Vogliamo farlo con quel miliardo e 370 milioni di persone interessate a dialogare, crescere, cercare vicinanza e fare anche affari, in italiano.




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