Refusi

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Eco entra nel museo degli orrori

di Giovanni Nardi

La stampa e l’errore di stampa sono nati insieme. Correva l’anno 1457, a Magonza (e naturalmente in ogni altra parte del mondo, ma è il contesto che qui ci riguarda), quando un certo Johanan Gutemberg, orefice in quella città, inventore della stampa a caratteri mobili, stampa un libro intitolato “Psalmorum Codex” (Codice dei Salmi). Niente da dire sull’iniziativa; solo che nel “colophon” – ossia nell’annotazione terminale del testo, che riporta il nome dell’autore, dello stampatore medesimo, del luogo e della data della pubblicazione – il Codice dei salmi diventò, a causa dell’inversione dei due caratteri dell’inizio del titolo, un incomprensibile “Spalmorum codex”: era nato il primo refuso della storia tipografica. Da allora, gli errori di stampa si sono moltiplicati con il progressivo sviluppo della stampa medesima e costituiscono oggi una serie pressoché infinita, nonostante ogni controllo; si dice che perfino la prima edizione della benemerita Enciclopedia Treccani non ne sia esente. Non dovrebbe quindi stupire più di tanto che anche l’ultimo libro di Umberto Eco, “Il cimitero di Praga” edito da Bompiani, ne contenga uno.Solo che l’errore è in un testo latino, e da un semiologo e medievista (oltre che filosofo, massmediologo e romanziere) qual è Eco, non ci si aspetterebbe. Dunque:a pagina 457 del complesso romanzo, che si occupa tra l’altro della genesi di uno dei ‘testi’ su cui si fonda l’antisemitismo moderno, i falsi “Protocolli dei Savi Anziani di Siom”, si descrive una ‘messa nera’, blasfema imitazione del rito cristiano in cui il sacerdote all’altare rinnova il sacrificio di Cristo. Ebbene, il celebrante inizia così: “In nomine Astaroth et Asmodei et Belzìbuth. Introibo ad altarem Satanae”. Si tratta della parafrasi dell’inizio cristiano “Introibo ad altarem Dei”. Solo che nel testo echiano c’è una m di troppo, perché la parola latina “altare” è neutra, e l’accusativo (retto dalla proposizione “ad”) è identico al nominativo..Nel latino classico, l’altare è in generale plurale (“altaria”) mentre diventa singolare solo con la ‘Vulgata’, ossia nella versione latina della Bibbia ad opera di San Girolamo e assunta come testo ufficiale e liturgico della Chiesa cattolica. Comunque, il neutro resta, a differenza di altri ‘latinorum’ di manzoniana memoria, e di tutti gli esempi di latino maccheronico che costellano i ricordi degli antichi liceali, a cominciare dal celebre “Inter nos sacerdos omnia passat”, ironica presa in giro di un clero ignorante, che non distingue neppure il singolare dal plurale (la versione corretta della frase vuole “sacerdotes” invece si “sacerdos” e “passant” al posto di “passat”). Per citare un errore recente e cattolico, nel 1967 un annullo filatelico del Vaticano recava scritta la parola “comunicationis” anziché, come sarebbe stato giusto, “communicationis”, con due “m”, come vuole l’ortografia latina.
(Da La Nazione, 17/12/2010).




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