Radio italofone

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Cullati dalle onde della radio

Quando il mondo parla italiano

A Firenze per tre giorni i confronti sulle frequenze

di Paolo Pellegrini

Settecentodue chilocicli sulle onde medie… Provate a sintonizzarvi adesso, mettiamo tra le quattro e le sette del pomeriggio.. Sorpresa: potrebbe toccarvi “Appuntamento alla casa da tè” oppure “I Colori della Cina” o i tre minuti di Pechino 2008, ovviamente uno “spottone” sui prossimi Giochi olimpici. Nessuna invasione aliena: su quella mitica frequenza (ma anche su altre, vedi onde medie 1458, oppure onde corte 7150) trasmette Radio Cina Internazionale.

In italiano, già. Sorpresa numero due: sono decine, le emittenti in lingua italiana nel mondo, alla faccia di chi è sempre pronto a piangersi addosso, o comunque a piangere miseria. Sono decine, e hanno una bella platea: quelli che ascoltano con l’apparecchio sintonizzato, ma soprattutto i milioni che entrano attraverso Internet. Sono decine, le radio italofone. E sono tutte riunite a Firenze, in questi giorni, per il forum – il sesto – organizzato da Italradio, l’associazione che le raggruppa. E che assegna un paio di premi… Quello dedicato agli studenti, premia uno spot. Sì, un annuncio pubblicitario, per promuovere proprio la radiofonia italofona, diretto a chi ascolta la radio in italiano. L’ ha vinta una ventiduenne rumena, si chiama Eliana Popeti, ed è di Timisoara, dove si sta laureando in lingua e letteratura italiana con la professoressa Balteanu, che l’accompagna oggi a ricevere il premio, e che ha pubblicato, pensate un po’, un libro sull’italiano giuridico, destinato ai giuristi del suo Paese. E così hai ancora la conferma che l’italiano è comunque una lingua “giusta”.

L’altro premio, invece, rivela davvero un mondo. A ritirarlo, anche lui oggi a Firenze, sarà Valery Prostakov, giornalista della Voce della Russia. Che l’anno prossimo festeggerà gli ottant’anni delle trasmissioni in italiano, partite addirittura nel 1928, addirittura tre anni prima della Bbc internazionale, e qualche anno prima della Voce dell’America. Poi, in tempi assai più tragici, sarebbe arrivato anche il famoso “tum-tum-tum, qui Radio Londra”. Voce della Russia, in italiano, anni Venti. E capisci tante cose, sull’arte della propaganda.

Ci deve essere anche quella, tra gli obiettivi. E tra le funzioni. “In effetti, le radio italofone nel mondo si possono dividere in tre gruppi”, spiega Luigi Cobisi, fiorentino, giornalista, appassionato, segretario generale di Italradio e promotore del forum di questi giorni. “Ci sono – continua – quelle di madrelingua, come la radio Svizzera, radio Capodistria, Radio Fiume. Poi quelle che trasmettono verso l’Europa e verso l’Italia: dalla Serbia e dalla Russia, dall’Albania e dalla Turchia, ma anche dall’Iran, dall’Egitto, dalla Cina. E infine quelle diffuse tra le comunità degli italiani emigrati nel mondo, ma che chiunque poi potrà raggiungere via Internet”. Programmi di qualche minuto o di qualche ora, tra musica, e informazioni culturali, una sorta di “guida turistica” di primo approccio via etere, ma anche un importante strumento politico e diplomatico.

Di tanto in tanto, c’ è chi smette. Come Radio Budapest: niente più trasmissioni in italiano da aprile scorso. Peccato. Nel novembre ’66, Radio Budapest fu la prima, all’Est, a parlare del dramma di Firenze alluvionata. Grazie a un messaggio lanciato da due ragazzini. Che, quarant’anni dopo, in casa hanno ancora il gagliardetto.

(Da La Nazione, 22/11/2007).

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