Innovazione culturale per Roma: un Assessore alla politica per la lingua italiana e la sua internazionalizzazione. ROMA AMOR il segno distintivo.

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A Roma vogliamo un Assessore alla politica per la lingua italiana e la sua internazionalizzazione.
ROMA AMOR il segno distintivo.

Finora, piuttosto che di Primo Cittadino della Città Eterna, abbiamo visto a Roma candidati a Sindaco che sembrano avere la vocazione del Capo Cantiere, mettendo in risalto “piani straordinari di manutenzione” o il “riasfaltare gli otre 6500 Km di strade di Roma”. Continua ad esserci una mentalità che ha del cittadino una idea di utente, ossia un’idea commerciale della persona. Così anche di qualcosa di più complesso e stratiforme, come la cultura, se ne capisce il senso solo se diviene “merce” e gli assessorati alla cultura si sono dimostrati più che altro assessorati alla merce culturale e alla cultura come merce. L’intera storia, materiale e immateriale, di Roma va venduta allo straniero che, ovviamente, non è l’immigrato o il rifugiato, bensì quello dell’immaginario collettivo, il ricco americano. Ed ecco che il nostro ultimo Sindaco, quello marziano, incapace d’intendere cosa sia Roma e la sua stratiforme e stratosferica storia mondiale, incapace di volere ed ipotizzare una Roma all’altezza di quella storia, consegna alla città il suo nuovo simbolo, quello della città venduta e prostituita allo straniero ricco, con la scritta in anglocoloniale e la “E” commerciale (ovviamente) “RoMe & You”.
Con ciò non si vuole affermare che manutenere le strade sia secondario ma che quello ch’è necessarissimo fare è valorizzare il patrimonio materiale storico insieme a quello immateriale. Non è possibile fare l’una cosa senza l’altra.
È necessario trattare il patrimonio materiale e immateriale della città come unicum identitario, avendo interiorizzato che Roma è nel contempo:
1) la Capitale laica d’Italia, dove è presente il Parlamento e il Presidente degli Italiani, i quali non sono solo i 60 milioni di residenti ma costituiscono anche la diaspora più numerosa nel mondo dopo quella cinese: ossia 80 milioni di persone;
2) la capitale della religione cattolica, la “Mecca” del cattolicesimo nel mondo: oltre un miliardo e 229 milioni di fedeli;
3) la Città Eterna per il globo intero: 7,4 miliardi di abitanti.

Nella Convenzione Unesco sulla Promozione e Protezione del Patrimonio Immateriale la definizione di Patrimonio culturale immateriale si individua in 5 settori dei quali il primo è quello delle tradizioni ed espressioni orali, incluso il linguaggio in quanto veicolo del patrimonio culturale immateriale. Ebbene, in questi ultimi decenni, è proprio questo che hanno voluto e vogliono distruggere sia forze interessate esterne (governi e aziende straniere) che forse corrotte interne (governi, ministri, rettori e docenti).
La spiegazione del perché il patrimonio immateriale per eccellenza, la lingua in cui un popolo pensa, debba essere attaccata da parte di un altro popolo lo ha motivato Churchill agli studenti di Harvard nel 1943: «Il potere di dominare la lingua di un popolo offre guadagni di gran lunga superiori che non il togliergli province e territori o schiacciarlo con lo sfruttamento. Gli imperi del futuro sono quelli della mente».
Il Re è, quindi, nudo e il linguicidio di un altro popolo presupposto per “guadagni di gran lunga superiori che non il togliergli province e territori o schiacciarlo con lo sfruttamento”. Ecco perché la lingua italiana, il pensare in italiano, è il presupposto, il bene immateriale primario che ha permesso a quello materiale di esistere.
Ecco perché continuare a fare architettura, arte, scienza, eccetera, di eccellenza necessita oggi di una netta separazione della parte cultura dalla parte idioma con un Assessorato alla politica per la lingua italiana e la sua internazionalizzazione. In un’ottica che non ha nulla, ma proprio nulla, a che vedere con un revanscismo nazionalista ma che è, invece all’opposto, nell’ottica di lingua italiana bene immateriale dell’umanità, di idioma che ha dato vita all’umanesimo linguistico europeo e mondiale; di affermazione di uno Jus Sermonis italiano, del quale Roma in quanto Capitale della Repubblica deve farsi Prima Promotrice.
Un Assessore alla politica per la lingua italiana e la sua internazionalizzazione che, intanto, essendo l’Italiano anche la prima lingua ufficiale del Vaticano, può già pensare per le politiche linguistiche conseguenti a tale consapevolezza e scelta, ad un interlocutore eccezionale, il Vescovo di Roma, Papa Francesco, il quale è andato a parlare ai Vescovi degli Stati Uniti in italiano e che, come dicevamo, è anche il Pastore di un miliardo e 229 milioni di anime. Lingua italiana come bene immateriale dell’umanità quindi ma anche come lingua d’amore, anche cristiano.
In questa ROMA che si specchia nell’AMOR l’ERA onlus propone anche il segno distintivo di questo Assessorato, “amore” in lingua italiana.

L’ERA sottoporrà questa proposta politica ai candidati a Sindaco di Roma nella fase di ballottaggio.




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