Quesito al ministro dell’Istruzione

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Quesito al ministro dell’Istruzione

Caro ministro, siamo un gruppo di insegnanti di «lingue morte» del liceo classico, che ancora crede nella scuola pubblica e nel valore educativo dello studio del mondo antico, che quotidianamente si confronta con splendidi ragazzi che coraggiosamente hanno deciso di investire negli studi «a indirizzo classico». Sì, perché i nostri studenti non sono solo quelli che scaricano le versioni da Internet, sono anche ragazzi seri che sudano le famose sette camicie sui testi che parlano di libertà, responsabilità individuale e collettiva, democrazia, pace, guerra, giustizia, diritti, amore in tutte le sue forme. Ragazzi che al teatro greco di Siracusa, insieme a noi, ridono con Aristofane, si commuovono con Eschilo e Euripide, ma soprattutto pensano che stanno facendo qualcosa d’ importante per sé stessi e per gli altri. I nostri ragazzi, con i loro 18 anni, si sentono veramente cittadini del mondo e capiscono che è sui testi greci e latini che si è formato il pensiero libero, la capacità di introspezione, il criterio di giudizio, il senso del bello, del giusto, del vero. E per questo sono disposti a sacrificare il loro prezioso tempo sui libri, perché, come Seneca ha loro insegnato, sanno che lo stanno tesaurizzando. I nostri ragazzi in libreria comprano i dialoghi di Platone, le lettere di Seneca, le tragedie di Sofocle e chiedono a noi, i loro anacronistici professori di latino e greco, di aiutarli a capire e di riflettere. E noi, lottando contro gli inviti a «riconvertire il titolo professionale», i ridimensionamenti, i blocchi salariali, lo facciamo perché stiamo passando ai nostri studenti il nostro testimone, quello in cui abbiamo sempre creduto, nonostante tutto. E poi? Poi a questi stessi ragazzi, nel momento della prima prova importante della loro vita, l’esame di Stato, viene «somministrata» una prova di traduzione dal greco assolutamente inadeguata, inutilmente difficile nella sintassi e nel lessico, giudicata ostica da grecisti del calibro di Eva Cantarella e Luciano Canfora e fonte di pesanti diseguaglianze valutative, visto che ha indotto le commissioni a comportarsi in modi differenti. La domanda che le poniamo è: perché? Nella nostra mente, e in quella dei nostri studenti, si rincorrono due ipotesi: o il ministero non è al corrente (ahinoi!) di quello che si fa a scuola, o il ministero ha deciso che il liceo classico è passato di moda ed è bene che si estingua. È vero, come dice Aristotele, che non bisogna aver paura di tutto ciò che è corporeo e ripugnante, ma il Pensiero ha bisogno di ideali per fiorire e noi, studenti e professori del liceo classico, vogliamo continuare a tenerli in vita questi ideali e a combattere, un po’ come gli eroi di Salamina, contro la barbarie che avanza. I docenti di latino e greco del liceo Classico «Aristofane», Roma
(Dal Corriere della Sera, 30/6/2012).




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