Quelle parole censurate

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IL SALE SULLA CODA

Le parole proibite sulla scena italiana

di Dacia Maraini

Giorni fa all’Università di Roma3 si è tenuto un convegno sulla censura, guidato da un noto regista che insegna al Dams, Giancarlo Sammartano e da una giovane brillante drammaturga, Federica Festa. Loro scopo era capire che funzione abbia avuto la censura nella storia del teatro italiano. Ospiti: F. Cantù, N. Gabriele, P. Ferrara, G. Taffon, F. Ruffini, L. Argano, G. Monina, R. Guarino, A. Brancati, E. Erba, M. Santanelli. Federica Festa racconta che dal 1930 si sono conservati 700 copioni rifiutati e 2.000 copioni tagliati dalla Censura fascista. Le parole proibite che venivano cancellate con più frequenza erano: Tiranno, Barbaro, Popoli, Insorgete, Oppressi, Guerra ingiusta, Sciopero, Insurrezione. Con l’aggiunta di parole come Parroco, Mutandine, Suicidio, Angoscia, Culo. I concetti da evitare erano: Ateismo, Adulterio, Prostituzione, Omosessualità, Disobbedienza civile, Lotta di classe. Perfino l’Aretino viene ampiamente tagliato. Intanto si stabilisce che il Lei va sostituito col Voi. E si corregge pure Leopardi. Ma il culmine della Censura di Stato si ha nel ’38 quando il Minculpop mette all’indice tutti gli autori ebrei. Intanto scoppia la guerra e altre parole si aggiungono al lungo elenco delle proibizioni: Sfollati, Borsa nera, Ebreo, Coglione, Regime, Tortura, Negro, Inghilterra, Resistenza, ecc. Nel ’46 finisce la guerra, cade il fascismo, sparisce il Minculpop, ma l’ufficio Censura rimane in piedi. Nel 1950 ci sono ancora parole e concetti che vengono considerati pericolosi. La governante di Brancati viene censurato nel ’52 perché rappresenta l’omosessualità femminile, definita dalla censura «anormale, contraria al buon costume». Perfino Brecht viene tagliuzzato per una battuta sul Papa. Nel ’62 finalmente qualcosa sembra cambiare con la nuova legge Fanfani che abolisce la censura in teatro. Ma la commissione è sempre lì: Brecht, Fo, Ronconi, Büchner, Cobelli sono vietati ai minori di 18 anni. Il Living Theatre viene espulso dall’Italia perché mostra dei nudi in scena. Antonia Brancati ricorda che il teatro, come lo definisce Shakespeare, è uno specchio. Lo specchio non abbellisce, riflette la realtà per quello che è, «specchio scostumato», come diceva Edoardo. Il drammaturgo Erba racconta come ancora oggi la censura agisca attraverso il complicato sistema delle sovvenzioni di Stato. Per questo i teatranti hanno chiesto che le sovvenzioni avvengano automaticamente, senza l’intervento della burocrazia politica. Manlio Santarelli ricorda le diffidenze che hanno accompagnato il suo testo Uscita di emergenza negli anni Settanta e riflette che la creatività «è sempre stata scomoda perché irriverente, rivoluzionaria, rispetto agli integralismi del potere». Da ricordare la Damnatio memoriae usata dai romani contro gli artisti invisi all’imperatore. Dei quali venivano cancellati gli scritti, il nome, perfino l’effigie. Il teatro moderno, oggi ignorato ed escluso dal più popolare dei mezzi di comunicazione, la televisione, non subisce una forma di damnatio memoriae?
(Dal Corriere della Sera, 28/6/2011).




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