Quel percorso a ostacoli dell’Europa a due velocità.

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Proposte anti-crisi.

Quel percorso a ostacoli dell’Europa a due velocità.

di Giulio Sapelli.

La crisi dell’unità europea corre il rischio di prendere le sembianze
del sonno della ragione così efficacemente rappresentato dalle grandi
tele del Goya degli ultimi anni. Mi riferisco al fatto che viene
proponendosi sino a ora non con una compiuta formulazione ma con una
sorta di vaghe indicazioni la possibilità di dar vita a due Europe. Ma
non Europe economiche quali sarebbero quelle dei due euro o delle due
aree monetarie che come un fantasma accompagna l’eurozona sin dal suo
sorgere. In effetti era il fantasma che Helmut Kohl scacciò al momento
della riunificazione tedesca quando rifiutò l’ipotesi di Mitterand e di
Andreotti (e della socialdemocrazia tedesca) di creare due marchi, uno
per l’ovest e uno per l’est, creando tedeschi di serie A e tedeschi di
serie B.

La proposta ora è diversa ed è stata vagheggiata anche a Ventotene
sotto la forma della creazione possibile di una Europa delle nazioni
fondatrici (Germania, Francia, Italia, Belgio, Olanda, Lussemburgo),
ossia quelle che avevano dato vita dietro l’impulso di De Gasperi,
Schuman, Adenauer prima alla Comunità europea del carbone e
dell’acciaio (Ceca) e poi al Mercato comune europeo (Mec) nel 1957 con
il Trattato di Messina. Si tratterebbe di porre le basi di un
direttorio politico in grado di dirimere con rapidità i problemi
istituzionali che ostacolano la creazione di quella unità politica
continentale che si sta sgretolando sotto i colpi delle migrazioni che
dividono e della guerra in Medio Oriente. Guerra che scatena rivalità
terribili tra le nazioni con storie e aspirazioni coloniali in Nord
Africa, come è evidente soprattutto nella vicenda libica e nella
difficile situazione siriana. Naturalmente questa proposta ha un
indubbio valore: quello di tornare a porre in primo piano la politica
anziché l’economia nel tessuto delle vicende europee, aprendo in tal
modo una era nuova dopo venti anni di riduzionismo economicistico, che
non solo ci ha fatto sprofondare prima nella recessione e ora nella
deflazione da recessione, ma ha profondamente disvelato le asimmetrie
di potere in Europa consegnando il continente all’egemonia tedesca.
Essa si è imposta di fatto naturalmente. Il ritorno alla politica
consentirebbe forse di correggere le asimmetrie economiche e farebbe sì
che si mettesse in moto quel dibattito istituzionale che è sin qui
mancato e che non può che sostanziarsi nell’affidare alla superiorità
del Parlamento Europeo tanto l’economia quanto la politica estera
europea. Superiorità della politica di cui abbiamo un bisogno vitale.

Ma questa proposta ha un tallone d’Achille nella storia stessa più
recente della costruzione europea. Ossia disvelerebbe in modo preclaro
l’errore di aver compiuto un allargamento senza meditazione alcuna. Un
allargamento che ha allarmato la Russia e che ha posto le basi del
nuovo conflitto europeo tra est e ovest che si è scatenato in Ucraina
per l’espansionismo russo frutto della paura del soffocamento e della
coercizione che è una costante secolare dell’animo prima che delle
élite del potere russe.

Si creerebbero europei di serie A e di serie B proprio sul piano
politico che è il contesto reale della creazione dei diritti di
cittadinanza. Interi popoli (baltici e polacchi in primis e tutti
quelli dell’Europa del sud con altrettanta forza) si sentirebbero
offesi e deprivati di dignità storica che è quella che conta. E sarebbe
la vera fine dell’Europa che si troverebbe veramente a essere divisa
sia nel plesso di nazioni a tardiva democratizzazione (Spagna,
Portogallo e Grecia) sia in quell’arco di nazioni un tempo dominate
dall’Urss che già oggi sono insofferenti del tallone teutonico pur non
potendo farne a meno.

Con le due Europe si rischierebbe di farli sentire – quei popoli –
rifiutati dalla democrazia come forma politica storicamente prevalente
e l’Europa potrebbe andare incontro ad avventure terribili di cui già
individuiamo un profilo in Ungheria e in Polonia. Insomma: della
proposta delle due Europe politiche è meglio non farne nulla e non
cadere così nel sonno della ragione.

Certo il lavoro necessario per convincere tutta l’Europa di costruire
una vera supremazia della democrazia rappresentativa (il Parlamento
Europeo) sulle inferme e incompetenti tecnocrazie, che sostengono
un’austerità catastrofica, è un lavoro ben più penoso e difficile. Ma è
il solo utile e veramente necessario.
(Da Il Messaggero, 23/08/2016).

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