Quei docenti di lingue che sono desaparecidos

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Il quadro delle conoscenze dei prof in un rapporto Ue.

Difficile trovare insegnati di lingue in Europa. Il 25%, degli studenti frequenta scuole in cui il capo dell'istituto dichiara di aver difficoltà a coprire posti di insegnamento vacanti e a sostituire insegnati
di lingue assenti. La situazione più critica nella comunità francese del Belgio, dove ben 1`84,6% degli alunni va in scuole con queste difficoltà. Non va meglio in quella fiamminga (70%) e tedesca (quasi 40%). Come per gli studenti di Paesi Bassi e Bulgaria, che sfiorano il 60% e il 50%. A denunciarlo per i 15 Paesi coperti dall'Indagine europea sulle competenze linguistiche (ESLC) è il nuovo rapporto della rete Eurydice sulle cifre chiave per l'insegnamento delle lingue a scuola in Europa, presentato giovedì a Roma ("Key Data on Teaching Languages at School in Europe 2012", http://www.indire.it/eurydice). Un quadro completo dei sistemi di insegnamento delle lingue in 32 Paesi europei per migliorarne la qualità e l'efficacia dell'apprendimento:«uno degli obiettivi chiave del quadro strategico per l'istruzione e la formazione ET 2020 – ricorda Emilio Dalmonte, direttore della rappresentanza italiana della Commissione europea -, ma anche uno strumento per facilitare la mobilità, l'integrazione del mercato del lavoro e lo sviluppo dell'Unione». Sono pochi i Paesi che richiedono ai futuri docenti di trascorrere un periodo di formazione nel Paese in cui si parla la lingua che andranno a insegnare. Solo il 53,8% degli insegnati vi ha trascorso più di un mese per motivi dei studio: media che sale al 79,7% nei docenti spagnoli, in Estonia arriva appena all'11%. Più uniformi i 6 livelli di apprendimento per gli studenti, definiti per lo più dal Quadro comune europeo di riferimento per la conoscenza delle lingue (CEFR):per la fine dell'istruzione generale obbligatoria, le linee guida nella maggior parte dei Paesi stabiliscono il livello minimo tra A2 e B1 per la prima lingua straniera, fra A1 e B1 per la seconda. «Fino al 2012 il livello minimo in Italia non era stabilito per legge in base al Quadro comune europeo – spiega Gisella Langè, ispettore del Miur – con le indicazioni nazionali si è fissato Al a fine primaria e B2 al termine della secondaria. In Italia si è attivato il plurilinguismo: obbligo delle lingue dai 6 anni di età e, con la riforma del n.53/2003, in tutti gli ordini; dal 2007 alle medie due lingue straniere. Resta la loro grossa mancanza alle superiori». Record italiano di durata minima della formazione dei docenti: 6 anni, che arriva a 7 con il CLIL, l'insegnamento in lingua straniera di una materia. Un'innovazione metodologica 'democratica' rispetto ad altri Paesi dove è 'elitaria', cioè non per tutti gli studenti ma solo per quelli eccellenti. Come in Olanda. Nella comunità tedesca del Belgio, in Lussemburgo e a Malta tutte le scuole usano il CLIL, del tutto assente in Grecia, Danimarca, Islanda e Turchia. Solo una dozzina i Paesi che hanno linee guida specifiche sulle qualifiche richieste ai docenti di CLIL. Se in Italia, Cipro, Romania e Paesi Bassi è chiesto un corso specifico, in Francia basta un esame orale.

(Da: ItaliaOggi, del 04/12/2012)




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