Quattro proposte per l’Italiano.

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Un aspetto curioso dei discorsi sulla lingua italiana è questo: si finisce sempre per parlare della lingua inglese (quanto è importante, come è dominante, se è arrogante). Oggi proviamo invece a ragionare sull'italiano, e vediamo come sostenerlo. Ecco quattro modeste proposte (Prezzolini avrebbe aggiunto: «scritte per svago di mente, sfogo di sentimenti e tentativi di istruzione pubblica»).1) Si utilizzi, con determinazione, la rete dell'emigrazione. Abbiamo in giro per il mondo poche grandi imprese, ma milioni di connazionali innamorati del Paese d'origine (oltre i meriti di quest'ultimo: ma è un classico delle storie d'amore). Mi scrive Enrico Meauro (enricomeauro@argenbrokers.com.ar): «In Sud America – non solo qui in Argentina – c'è un rinascimento della lingua italiana. Oserei dire: l'uomo di cultura s'accosta più al nostro idioma e meno al francese, che sembra perdere terreno». Incoraggiante? Certo. Bisogna però far sì che questa passione si concentri ovunque sulla lingua, e non solo sulla musica, sul cibo o – com'è avvenuto ultimamente – sul passaporto. Perché non richiedere, per la concessione della cittadinanza italiana, una conoscenza, anche minima, dell'italiano? Imparare la lingua è un segno di buona volontà; avere un bisnonno veneto o pugliese è una combinazione del destino. Perché dobbiamo premiare il destino e non la buona volontà?2) Si punti sui «cervelli in fuga». Se non possiamo/vogliamo riportarli a casa, chiediamo loro aiuto mentre sono all'estero (ce lo daranno: i cervelli in fuga sono più lungimiranti dei testoni che li hanno fatti fuggire). Scrive Giuliano da Empoli nell'editoriale d'apertura di «Zero» (bella nuova rivista): «Si fa un gran parlare di cervelli in fuga e di strumenti da attivare per ricondurli all'ovile, mentre il punto vero è di metterli in rete, per sfruttare fino in fondo il potenziale di un network di giovani sparsi ai quattro angoli del pianeta. Tanto più che questa nuova diaspora s'innesta sul retroterra storico dell'emigrazione che consente già a ciascuno di noi di girare il mondo parlando la propria lingua, cosa che un francese – come ci ricorda Régis Debray con una punta d'invidia – non può fare». Bravo da Empoli; e non solo perché scrive «retroterra» e non «background» .3) Si usino aggressivamente gli istituti di cultura. L'avverbio non è casuale: l'aggressività in questione è commerciale, e necessaria. Inglesi (British Council), francesi (Alliançe Francaise), spagnoli (Instituto Cervantes) e tedeschi (Goethe-Institut) offrono corsi, incontri, materiale on line, audiovisivi. Pia Luisa Bianco, direttrice dell'Istituto di Bruxelles, confessa: «Ho scoperto che ci sono settori portanti per l'Europa che parlano italiano: il design, lo stilismo (dal disegno industriale alla moda), l'archeologia, il restauro, la conservazione museale, il teatro lirico (dall'allestitore al cantante al promotore). Sono nicchie sofisticate, ma anche settori produttivi inseriti nella realtà dell'Europa. Certo, la diffusione dell'italiano non passerà dal 2% al 20%, perché la nostra non è una lingua di comunicazione internazionale, così come non lo sono francese, tedesco e spagnolo. L'italiano è però una lingua d'accesso in settori specialistici, e da quegli stessi settori arriverà la domanda». Giusto: all'attacco, dunque.4) Cerchiamo di non litigare tra noi, e di coordinare gli sforzi. In molte città del mondo ambasciate, consolati, istituti di cultura, Dante Alighieri, camere di commercio, rappresentanze Ice ed Enit sono state protagoniste di spettacolari litigi, ripicche e boicottaggi. Tutto questo è storicamente interessante, in quanto riproduce le tradizionali rivalità italiane. Adesso basta, però. Usiamo l'entusiasmo e la pulizia mentale dei giovani diplomatici, e mettiamoci al lavoro. Ci aspettano grandi soddisfazioni. Anzi, no: non ci aspettano. Le soddisfazioni, come tutte le cose belle, dobbiamo rincorrerle. Ma vedrete che le prenderemo.
di Beppe Severgnini.
da Italians- Corriere della Sera- marzo 2005.

Questo messaggio è stato modificato da: Paola_Graziosi, 04 Feb 2007 – 22:24 [addsig]




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