Quanto ci costano gli interpreti all’Europarlamento

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Quanto ci costano gli interpreti all’Europarlamento

di Mariella Palazzolo

“Sarebbe poco democratico obbligare i parlamentari a conoscere le lingue straniere, ma dovrebbero almeno sapere quanto costano gli interpreti, anche quando non si presentano alle riunioni”, polemizza l’europarlamentare finlandese Alexander Stubb. Nella sua relazione, che sarà votata la prossima settimana a Strasburgo, critica le istituzioni europee per lo spreco di denaro nelle attività di interpretariato a causa di una pessima pianificazione. Infatti il solerte deputato ha scoperto che nel 2003, ben 25,9 milioni di euro sono stati spesi per servizi richiesti e mai utilizzati o cancellati all’ultimo minuto. Migliore pianificazione quindi, ma soprattutto presa di coscienza, da parte dei deputati, degli immensi costi. E fa una proposta alquanto bizzarra: stilare un profilo linguistico dei deputati, individuare le lingue che conoscono alla perfezione, oltre alla propria, in modo da rendere meno costosa l’organizzazione delle riunioni, diminuendo quindi il numero degli interpreti. Non prevediamo alcun licenziamento tra gli interpreti di italiano.

Euronews in arabo. Nell’ennesimo tentativo di migliorare i rapporti con il mondo musulmano, la Commissione europea sta prendendo in considerazione il finanziamento di almeno tre milioni di euro per permettere al canale di informazione Euronews di trasmettere anche in arabo. La commissione Wallström ha dichiarato che trasmettere le notizie in arabo sarebbe importante per costruire un ponte verso il mondo musulmano. “Nel clima attuale è proprio l’idea giusta”, ha sostenuto davanti alla commissione cultura dell’europarlamento. Il canale Euronews – gestito da un gruppo di tv pubbliche – oggi trasmette in sette lingue (compreso l’italiano) e costa già cinque milioni di euro all’anno. Ma la fallibilità del progetto si scontra con la fatidica domanda “dove prendiamo i soldi?”. Le difficoltà nell’approvare il bilancio

2007-2013 hanno comportato un taglio dell’8% alla Comunicazione e quindi la Wallström suggerisce che “risorse alternative e necessarie potrebbero venire dai canali arabi” spiegando che negoziazioni per una possibile co-operazione con il canale libanese LBC erano andate avanti fino all’interruzione dovuta alla recente guerra. Commenti dall’Europarlamento? Sappiamo almeno cosa ne pensa Tom Wise, parlamentare britannico, che descrive il progetto quale “sbiadita propaganda sena senso della peggior specie”. Oh yes.

Esami di lettone. Conoscere le lingue è importante. Soprattutto quella del paese dove vivi. La pensa così il governo della Lettonia che ha appena approvato un emendamento alla legge sull’immigrazione che introduce regole più severe per ottenere la cittadinanza del paese baltico: una delle nuove misure, anzi requisito essenziale se si vuole diventare lettoni, è la certificata conoscenza del lettone. Secondo la nuova legge, la cittadinanza verrà negata a chi non supera per tre volte l’esame di lingua. Il lettone è diventato nuovamente lingua ufficiale dopo l’indipendenza dalla Unione sovietica ottenuta nel 1991. Più del 20% della popolazione ha per madre lingua il russo, fatto non strano perché durante i 50 anni di regime sovietico migliaia di lettoni furono deportati in Siberia e altrettanti bielorussi e ucraini si stabilirono nel paese. L’ufficio che si occupa della “naturalizzazione”, ovvero quello che concede la cittadinanza, ha ricevuto ben 400mila domande. “Molti si presentano all’esame di lingua senza alcuna preparazione, dimostrando di non prendere la richiesta di cittadinanza sul serio” dice Liga Lukso, funzionaria addetta agli esami. E chiaramente la maggior parte dei richiedenti sono di etnia russa. L’emendamento non dovrà essere approvato dal Parlamento. Un’altra nazione con la stessa categoria di non-cittadini è la vicina Estonia, che ne conta quasi 200mila.

(Da Il Riformista, 31/8/2006).

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