Quanti nazionalismi: l’indipendenza senza eccessi della Cornovaglia.

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– Focus.

Quanti nazionalismi: il caso Cornovaglia.

LA REGIONE SITUATA ALL’ESTREMO SUD DELLA GRAN BRETAGNA ACQUISISCE LO STATUS DI “NAZIONE COSTITUTIVA”.

L’indipendenza senza eccessi della Cornovaglia.

L’annuncio del governo Cameron: cornici sono una minoranza nazionale”, come gallesi, scozzesi e irlandesi.

di Cristina Di Giorgi.

La Cornovaglia è diventata una “nazione costitutiva” del Regno Unito di Gran Bretagna.
Questa qualifica, usata nei contesti e nei documenti ufficiali, indica che quella che fino a poco
tempo fa era “soltanto” una semplice regione, ora acquisisce lo status di componente
di un’entità o di un gruppo di Paesi. Quelli che compongono appunto il Regno Unito. Una conquista importante per gli autonomisti cornici, che hanno recentemente ottenuto dal Parlamento
di Westminster il riconoscimento ufficiale del fatto che la Cornovaglia, con le sue
tradizioni linguistiche, culturali, culinarie e storiche, non è una semplice regione
amministrativa ma una vera e propria nazione.
E’ del 24 aprile la notizia che, anche a seguito di lunghi anni di rivendicazioni e battaglie giuridiche indipendentiste, il governo Cameron ha annunciato che il popolo della Cornovaglia è stato formalmente dichiarato distinto da quello inglese e dunque gli verrà riconosciuto lo status di minoranza nazionale, come scozzesi, gallesi e irlandesi.
E se anche tale cambiamento non dà immediati risultati concreti in termini di autonomia politica, certamente costituisce un ottimo punto di partenza per futuri ulteriori sviluppi di carattere amministrativo, finanziario e legale. Alla base di tutto c`è la Convenzione quadro
per la protezione delle minoranze nazionali (approvata in Europa nel 1995 e ratificata nel Regno unito nel 1998), i cui obiettivi generali “assicurano che gli Stati firmatari rispettino i diritti delle
persone appartenenti a minoranze nazionali, impegnandosi a combattere le discriminazioni, promuovere l’uguaglianza, preservare e sviluppare la cultura e l’identità delle stesse, garantire alcune libertà in relazione all’accesso ai media, alle lingue minoritarie e all’educazione,
incoraggiando la partecipazione delle persone appartenenti a minoranze nazionali
alla vita pubblica”.
E se, dal punto di vista britannico, vari componenti del governo in carica hanno espresso il loro entusiastico apprezzamento per una decisione che riconosce la storia e la distinta identità del popolo di Cornovaglia (terra in cui molti di loro, va detto, hanno una discreta base di consensi elettorali), è però anche vero che il passo appena compiuto “complice anche l’indizione del referendum di autodeterminazione della Scozia, potrebbe però rivelarsi presto un`insidia per il governo centrale di Londra. Tale riconoscimento infatti sottolinea Luca Fusari su L’indipendenza – potrebbe prefigurare la richiesta di un percorso per ottenere maggiori autonomie territoriali ed un maggior decentramento degli affari interni da parte del movimento nazionalista” locale. Che fino ad ora ha combattuto le proprie battaglie identitarie con estrema pacatezza e moderazione, presentando petizioni (nel 2001 ne fu indirizzata una all’allora premier Blair) e dettagliate relazioni formali atte a dimostrare la distinzione identitaria linguistica e culturale della Cornovaglia rispetto all’Inghilterra.
Un’azione lenta e meticolosa quindi, appoggiata da un sempre maggior numero di persone, come dimostra il forte e costante aumento, nei sondaggi, delle percentuali dei favorevoli ad un più alto
grado di autonomia e dei consensi ai movimenti nazionalisti come il Cornish Mebyon Kernow guidato da Dick Cole.
Che sul suo sito ha commentato l’annuncio di Cameron dicendosi “felice che il governo riconosca formalmente il popolo della Cornovaglia come minoranza nazionale. E’ bello che a tutti i
popoli celtici di queste isole vengano offerte uguali protezioni. Stiamo facendo una campagna su questo tema da oltre 15 anni e vorrei rendere un sentito omaggio a tutti coloro che hanno avuto
un ruolo nella lunga lotta per assicurare lo status nazionale di minoranza” alla Cornovaglia.
Una lotta, come detto, combattuta senza minacce secessionistiche o eccessi, che passa attraverso il recupero di tradizioni culturali e linguistiche (il carnico, anche se quasi estinto e parlato da poche
persone, è oggetto di notevoli sforzi affinché sia nuovamente diffuso e tramandato e si sta assistendo, negli ultimi tempi, ad una certa inversione di tendenza nell’uso e nell’insegnamento scolastico) e la dichiarazione, nei moduli del censimento, di essere di nazionalità comica anziché inglese. Chissà se, nelle prossime celebrazioni della festa nazionale della Cornovaglia (St. Piran, 5 marzo), alle tradizionali iniziative se ne aggiungeranno altre riguardanti l’indipendenza.
Per ora “i cornici – scrive Fabio Cavalera sul Corriere della sera – si accontentano e scommettono: il referendum per l’indipendenza è dato uno a cento nel 2030”.
(Da Il Giornale d’Italia, 4/5/2014).

 




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