Quanta (e quale) Europa vogliamo? – con Enrico Letta

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1giugno 2013 – Trento
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Nell’ambito dell’ottava edizione del Festival dell’Economia che si svolge dal 30 maggio al 2 giugno 2013 dal titolo:"Sovranità in conflitto". Introduce Ferruccio De Bortoli (Direttore del Corriere della Sera). interviene Tito Boeri (professore di Economia presso l’Università Bocconi di Milano, dove è anche prorettore alla Ricerca, direttore scientifico della Fondazione Rodolfo Debenedetti, fondatore del sito http://www.lavoce.info e founding editor di http://www.voxeu.org.). Relatori Enrico Letta (Presidente del Consiglio dei Ministri)
http://www.radioradicale.it/scheda/3822 … a-vogliamo (traccia video)
http://www.radioradicale.it/palinsesto/2013/6/2 (traccia di riferimento)

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Quanta (e quale) Europa vogliamo?
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Ferruccio De Bortoli: L'Italia è appena uscita faticosamente da una procedura per deficit eccessivo, si aprono alcune prospettive, non molte per la verità.
Ieri il governatore della Banca d'Italia ci ha richiamato ad un impegno sulle riforme.
Oggi Napolitano ha ricordato ai partiti l'impegno a fare le riforme e a riprendere un cammino di crescita.
Cammino di crescita che riguarda il nostro paese ma anche il resto d'Europa.
Lascio la parola a Tito Boeri per la prima domanda.

Tito Boeri: Questo festival è collocato a metà tra due vertici europei molto importanti ed è anche a qualche mese dalle elezioni tedesche che secondo molti saranno l'occasione per avere qualche serio ripensamento sull'Europa. Noi siamo appena usciti da questa procedura per disavanzo eccessivo.
La sensazione è che si respiri il clima del liberi tutti, per cui come di incanto molti dei vincoli di bilancio che avevamo prima stringenti sembrano essere spariti. Nella realtà non è così, nel 2013 probabilmente non abbiamo alcun margine, siamo al 3% e avendo fatto l'operazione debiti della pubblica amministrazione se dobbiamo fare alte cose dovremo trovare un modo per finanziarle, quindi se dobbiamo fare l'operazione IMU non potremo fare altre cose, stessa cosa se dobbiamo impedire che aumenti l'IVA.
Non si può dire che si può fare tutti ma bisogna stabilire delle priorità.
La prima domanda è dunque questa: nel 2013 verso quali priorità si sta cercando di muoversi?
E poi: per il 2014 – anno in cui forse ci sarà qualche maggiore flessibilità disponibile – c'è qualche piano per affrontare il problema debito e quindi guadagnare maggiore flessibilità nella conduzione di politica economica?

Letta: (crisi europea)
Io confesso che vivo con preoccupazione questa fase della vita europea perchè vedo uno scollamento tra la percezione del cittadino europeo (che sia italiano o che sia finlandese o che sia portoghese) e la percezione delle leadership europee nella capacità di dare risposte alle preoccupazioni. Le preoccupazioni sono enormi perchè la crisi 2007/2008/2009 è stata una crisi percepita prima dagli ambienti finanziari e accademici ma non ancora percepita da tutte le nostre popolazioni. Poi la crisi è entrata dentro la carne viva dei nostri paesi e oggi nonostante lo spread sia ridisceso, gli interventi della Banca Centrale Europea sono stati fondamentali a partire dall'anno scorso ma inerzialmente la percezione dei nostri popoli è una percezione che è un misto tra rassegnazione nei confronti di un'Europa che non riesce a dare risposte e animosità: l'Europa non serve, non basta, anzi addirittura è foriera di brutte notizie.
Ho visto o che in Francia le raccomandazioni della Commissione sono state recepite in modo molto reattivo, ad esempio con lo sforamento del 3% e in fondo anche da noi è un po' la stessa cosa, cioè si dice 'siamo usciti dalla procedura di deficit eccessivo e dov'è il regalo, dov'è il vantaggio?
Credo che qui ci sia un tema che non può essere messo da parte, cioè quello della sovrnità in conflitto e che è venuto fuori dalla vicenda della Grecia.
Il luogo dove è nata la democrazia è il luogo dove la democrazia è stata messa sotto per via delle decisioni assunte da organismi imposte alla democrazia greca.
Il tema di fondo secondo me è qui e dobbiamo affrontarlo così: l'Europa deve diventare – ma non fra 10 anni – in 18/24 mesi quello strumento di democrazia della globalizzazione, cioè di una sovranità condivisa. Condividiamo la sovranità che è salità di livello. La possiamo condividere oppure non la tocchiamo più ed è in mano ad altri.
L'Europa di oggi si pone di fronte a questo tema.
Ho detto 18 mesi perchè io vedo la scadenza alle elezioni dell'anno prossimo e secondo saranno le più importanti elezioni europee della storia dell'Europa e il rischio enorme che corriamo è: se non facciamo in questo anno che abbiamo davanti la svolta, noi avremo il Parlamento europeo più antieuropeo della storia europea. È un rischio assolutamente evidente che corriamo e secondo me è il grandissimo rischio rispetto alle questioni poste da Tito Boeri alle quali le mie risposte sono:
1) l'uscita dalla procedura comporta per l'Italia un grande vantaggio di credibilità che speriamo si tramuti in discesa dei tassi di interesse che è la questione chiave per il nostro paese (cioè pagare meno quel terribile e pesantissimo peso che abbiamo sulle spalle che è il debito pubblico; per noi far scendere il tasso di interesse anche solo di un punto vuol dire risparmiare alla fine dell'anno diversi miliardi di euro da poterli utilizzare per abbassare le tasse e aiutare lo sviluppo e l'occupazione).
2) L'uscita dalla procedura vuol dire poter, in previsione del bilancio prossimo, utilizzare risosrse su tutta la materia del cofinanziamento. Risorse di cofinanziamento che siano in grado, su politiche produttive (produttive in termini di infrastrutture, di lavoro, di capitale umano), di dare lavoro ai giovani e far sì che le infrastrutture, soprattutto nel mezzogiorno, riescano a funzionare.
3) Forse il punto più importante è: uscire dalla procedura ci consente, al vertice europeo adesso, di andare e non essere gli ultimi della classe che se ci alziamo e diciamo: guardate che non possiamo far sì che il vertice di giugno si concluda con dichiarazioni roboanti sul fatto che vogliamo la pace nel mondo, più lavoro per tutti, crescita e sviluppo senza che ci sia nulla di concreto e io ho intenzione di andare al vertice europeo di giugno dicendo esattamente questo. Dopo aver ottenuto che il tema del 26-27-28 giugno sia quello della disoccupazione giovanile, bisogna che ci siano misure concrete, immediatamente applicabili già dai prossimi mesi, con più fondi europei e la possibilità per ogni paese di fare le sue scelte.
Noi andremo a quel vertice con l'impegno a fare prima di quel vertice un piano nazionale concreto di misure per l'occupazione (oggi il Ministro Giovannini in parte ne ha illustrate alcune) che siano in grado di farci andare a quel vertice dicendo: "per noi l'obiettivo principale dei prossimi anni è far scendere la disoccupazione giovanile in Italia e possibilmente sotto il 30%". Perchè avere quest'anno il 38% di disoccupazione giovanile è un dato che non dà speranza.
Tutto il resto possiamo metterlo o meno, possiamo fare tutto quello che vogliamo ma se i nostri giovani non lavorano e non studiano per più di un terzo allora non c'è speranza.
Ecco perchè l'obiettivo principale che mi sono dato e che ho dato al Governo è esattamente questo: politiche nazionali per dare lavoro ai giovani e, come Italia, trascinare l'Europa sulla strada di un grande impegno contro la disoccupazione giovanile.
Questo ovviamente accanto alle altre politiche che dobbiamo fare, alcune di queste sono state messe in cantiere in questi giorni, di una di queste ne ho parlate stamani all'Università di Trento con i giovani startuppers che sono arrivati a Trento da tutto il mondo ed è stato un bellissimo segnale di attrazione. Noi abbiamo un problema, non riusciamo ad attrarre studenti da tutto il resto del mondo. Trento in questo ha rappresentato una felice inversione di tendenza.
Il tema dell'agenda digitale per esempio, questo tema della missione agenda digitale a partire da Palazzo Chigi nei prossimi giorni lanceremo per mettere in connessione tutte le strutture del governo nazionale su questi temi.
Ne abbiamo parlato col Segretario Generale dell'Ocse, Gurria che è qui presente, in varie occasioni. L'Italia è indietro in questo e quindi è un tema che io ritengo fondamentale.
Mi fermo qui perchè ci sono altre domande.
Se mi chiedete: qual è la tua ossessione? Se tu avessi la bacchetta magica cosa faresti?
Io non avrei dubbi nel far calare questo drammatico dato della disoccupazione giovanile e rimettere a lavorare i giovani.
Se facciamo questo io son convinto che c'è una speranza per il futuro di questo paese. Perchè questa speranza fa sì che anche le famiglie ritrovino fiducia.
In quelli della mia generazione e anche quelli un po' più vecchi di me scatta questo meccanismo: 'piuttosto che spendere quello che sto guadagnando, preferisco organizzare un'architettura di sicurezza attorno ai miei figli quindi immobilizzo le risorse, non investo e organizzo questa specie di rete di protezione'. Ma se tutti gli italiani fanno così, l'Italia è un paese che smette di investire, di spendere, di consumare. E ciò nasce dal fatto di sapere che per i nostri figli non c'è possibilità e quindi devo io genitore organizzargli un futuro. Se capiamo che invece c'è una chance, allora ci sarà anche la possibilità oggi di investire, consumare le risorse disponibili, ma se questo non c'è non ne usciamo vivi; e siccome ho capito che non è un problema solo italiano, perchè è un problema di tutti gli altri paesi, non soltanto di quelli del sud.
Il tema in agenda al vertice europeo è l'unione bancaria che è un tema importantissimo ma se andiamo in qualunque piazza del nostro paese o del Portogallo o della Finlandia a dire a un cittadino 'l'Europa come risposta alla tua crisi ti da l'unione bancaria ci rincorre col forcone perchè la gente ci direbbe giustamente che la parola bancaria dà l'idea che sono i soliti eurocrati, banchieri, politici che si mettono d'accordo, risolvono i loro problemi e non i nostri –
Il tema di fondo è che noi dobbiamo fare le unioni (unioni bancarie in primis) ma dobbiamo fare come Europa delle cose che la gente capisca essere utili per se stessi, per le famiglie, per il futuro dei figli, se non facciamo questo l'idea che l'Europa torni a essere popolare è impossibile e noi abbiamo drammaticamente bisogno di un'Europa popolare che piaccia alle persone e che consenta di dare una speranza per il futuro.

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Domanda (24:50 – ) Il rigore dice il governatore non è il principale responsabile della caduta del Pil, lo è soltanto per un punto. Questo vuol dire, secondo lei, che c'è stata un'eccessiva retorica sul fatto che il rigore sia stato il principale responsabile di questa caduta e abbiamo semplicemente aggravato le condizioni della congiuntura.

Risposta: (25:10): Io penso che la colpa della crisi in Europa sarebbe sbagliato darla tutta al rigore. C'è una responsabilità molto grossa che è una responsabilità politica e la colpa è la non-Europa che noi abbiamo avuto in questi anni. Faccio un esempio, gli Stati Uniti sono quelli che hanno fatto nascere la crisi che conosciamo da 5 anni a questa parte, è nata lì. Ma gli Stati Uniti sono un paese con istituzioni unitarie in grado di assumere decisioni in tempo reale. Noi, in Europa, abbiamo un'architettura istituzionale che non ci consente di prendere decisioni in tempo reale. Quand'è che abbiamo superato il momento più pesante della crisi? Quando un'istituzione – non voglio dire monocratica, ma quasi – ha potuto assumere una decisione e l'ha assunta rapidamente – mi verrebbe da dire in una notte. E questa istituzione è la Banca Centrale Europea che a settembre dell'anno scorso sulla base dei presupposti giuridici che il Consiglio le aveva dato a giugno ha assunto una decisione e oggi l'Europa vive una situazione non nel picco della crisi perchè la Banca Centrale Europea – istituzione unitaria – ha preso una decisione. Prima di quella decisione ci sono stati 28 vertici europei che hanno avuto 28 preparazioni, 28 conferenze stampa, 28 annunci e di quegli annunci forse a malapena la metà di ciò che veniva annunciato…[accavallato-interrotto] … quindi una incapacità delle istituzioni di decidere. Quando si dice che la politica conta, che ci sia o che non ci sia, che funzioni o che non funzioni, cambia nella vita delle persone. In Europa, il problema istituzionale caspita se è contato, noi ci siamo trascinati una crisi che poteva essere risolta in 2 anni e da 5 anni che siamo lì anche e soprattutto perchè le istituzioni europee non sono in grado di decidere in tempo reale e assumendo poi decisioni che siano incisive.
In Giappone, qualche settimana fa hanno dato la svolta che è partita e si vede eccome che sta partendo. Secondo me un tema fondamentale in Europa è quello delle istituzioni. Noi italiani abbiamo una grandissima opportunità. Oggi il Presidente ci ha come sempre fatto capire l'importanza del ruolo delle istituzioni. Se fosse il nostro un paese dalla politica stabile, noi – usciti dalla procedura di infrazione e con i conti a posto – ci troveremmo il secondo semestre dell'anno prossimo a guidare l'UE perchè l'anno prossimo il semestre è a guida italiana.
L'Italia potrebbe guidare l'Europa e farla andare verso la strada migliore per l'Europa e per l'Italia, così come accadde quando nel '90 a guida italiana fece arrivare a Maastricht.
Maastricht avvenne perchè l'Italia ruppe le resistenze inglesi dentro quel semestre di presidenza in cui guidava l'Italia; e dopo Maastricht si fece tutto il percorso di unione economica e monetaria grazie a quel semestre di presidenza italiana.
Il mio sogno è che noi siamo in grado di essere un paese che capisce che c'è un'agenda domestica ma che abbiamo responsabilità che sono più grandi dell'agenda domestica. Perchè se io vedo la situazione europea, vedo che c'è un grande spazio di azione per l'Italia. Un'Italia che abbia leadership e credibilità e che metta insieme gli altri paesi, potrebbe l'anno prossimo guidare il semestre e arrivare a quei risultati che io ritengo fondamentali e li enuncio rapidamente:
risultati istituzionali, noi abbiamo bisogno di avere un Presidente della Commissione europea, e del governo europeo quindi, che sia sostanzialmente eletto dai cittadini. Che i cittadini si riconoscano in una persona che scelgono, non in una persona scelta attraverso meccanismi che nessun cittadino sente proprio. Abbiamo bisogno di un Ministro dell'Economia europeo che sia in grado di avere titolarità e che sia in grado di avere la capacità di convincere ogni paese a fare scelte che poi lui riesca a mettere in una logica comunitaria. Abbiamo bisogno di avere un Ministro degli Esteri europei più forte ancora di quello che è la situazione attuale. Io non posso dimenticarmi che su questo tema la più bella esperienza in assoluto che ho fatto nella mia vita è stato lavorare per molti anni a fianco di un grande trentino come Nino Andreatta in particolare quando era Ministro degli Esteri nell'anno in cui esplose la crisi nella ex Iugoslavia; e io mi ricordo Andreatta, trentino e che quindi sapeva che cosa volevano dire le minoranze, i rapporti tra le minoranze, i paesi, vivere l'esplosione dei conflitti etnici tra bosniaci e serbi e mi verrebbe da dire che l'Europa è morta a Sarajevo, a Srebrenica e ci siamo tutti dimenticati che cosa ha voluto dire per l'Europa non affrontare quei temi, non risolverli, lasciare che i soldati europei assistessero agli stupri e a tutto quello che è successo a Srebrenica, alla pulizia etnica senza fare niente. L'Europa è morta lì. (31:25)
La Siria è oggi l’altro tema.
È possibile che 20 anni dopo..
L’altro giorno c’è stata la colazione dei Ministri degli Esteri di Serbia, Croazia, Bosnia, Albania.
20 anni dopo.
Io penso che questo sia un tema primario per il nostro futuro perchè se noi non siamo in grado di risolvere questi problemi, noi europei non abbiamo nessuna chance di essere in grado di avere ruolo, leadership.
Parliamo spesso di questioni legate ai tagli alle spese militari, c’è un unico modo per fare i tagli alle spese militari: fare l’esercito europeo.
Perchè ogni paese europeo fa le stesse cose, spendendo inutilmente soldi, difende gli stessi confini e territori ma basterebbe che facessimo l’esercito europeo e saremmo in grado di spendere meno, di proteggere i nostri soldati meglio di quanto li proteggiamo oggi con mezzi spesso e volentieri assolutamente antiquati e saremmo in grado di essere molto più sicuri, di fare le missioni all’estero meglio.
I costi della non-Europa sono immensi e se non ce ne rendiamo conto e non riusciamo ad affrontare questi temi io penso … ecco perché soffro nel vedere il nostro paese non consapevole della possibilità di giocare a livello europeo un ruolo guida; l’Europa non è un’altra cosa, l’Europa siamo noi, possiamo guidarla verso un’Europa che sia migliore rispetto a quella che è stata fino a oggi.

 
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RIASSUNTO DOPO LA PRIMA MEZZ'ORA
Situazione Italia

sua preoccupazione: pochi a votare – poco fiducia
Riforma costituzionale: stesse funzioni delle camere, l'unico paese europeo, ci vuole una camera che dia la fiducia e una che rappresenti le regioni e che non dia la fiducia ma con funzione di controllo.
Dimezzare numero Parlamentari.
Necessità di un percorso decisionale più semplice.
La legge elettorale deve cambiare, deve funzionare, creare una maggioranza, dove i cittadini possono scegliere i parlamentari.
Tema del titolo quinto: da riformare. Le riforme a maggioranza semplice non vanno bene.
Governo vuole creare le condizioni di praticabilità di campo, adesso non è praticabile, 18 mesi è il tempo giusto per questo iter.
Non bisogna sentirsi inferiori a nessuno in Europa. Bisogna poter dire agli altri paesi che la nostra politica è credibile, le nostre istituzioni funzionano. È fondamentale per avere peso in Europa, se la nostra politica non è credibile decidono altri.

Domanda (45.30) : sul modello presidenzialista
Letta (46.00): – ….non spetta a lui dirlo..
Domanda (49.40): sul modello francese
Letta: ….non spetta a lui dirlo, è un francofilo
Domanda (51.20): spending review – se partisse avrebbe come oggetto anche la spesa locale?
Letta: (51.45 – ): aereoporti italiani in rapporto a quelli tedeschi – stiamo sovvenzionando quelli tedeschi.
(56.30 – ) Ma anche i porti, le università.
Non funziona avere una Università in ogni provincia italiana.
È un federalista ed è per la sussidiareità.
Le fiere del vino: farne una, mondiale. Non bisogna farne tante.
Fare l'Italia, senza campalinismo.

Domanda (59.00): A proposito di Renzi che dice che il governo è troppo democristiano.

Risposta (59.20): non ha nulla di rispondere, è il primo tifoso di Renzi anche se fiorentino.

Domande dal pubblico (1.00 – 1.06):
1) cosa fare per aumentare l'occupazione giovanile?
2) Spesso si parla dell'importanza di detassare il lavoro però un mio amico artigiano dice che l'importante è anche dare soldi alla gente, io mi domando che possibilità c'è per trasferire questi soldi alla gente considerato che ci sono i vincoli di bilancio, che le banche non dannoliquidità quello di poter fare una patrimoniale per spostare delle ricchezze dai grandi patrimoni a persone che sono che invece hanno poca liquidità? Potrebbe essere uno strumento utile quello del servizio civile allargato?
3) A proposito del debito degli anni '60. Stato=Casa. Sul tabacco, perchè?
4) Ci sono programmi concreti per le Università a livelli di opportunità di lavoro?

Letta (1.06): Se riuscissimo a fare le cose che ho detto sarebbe un miracolo. Mi concentrerei su quelle.
A favore della detassazione per i nuovi assunti.
Riforma legge92: per evitare il guadio dell'anno scorso, cioè immediato blocco dei contratti a tempo determinato.
Intervenire sull'apprendistato.
Università: il 3+2 non ha funzionato. Evitare le Università parcheggio. Incentivare e qui il problema è dato dalle risorse, ad esempio i dottorati di ricerca sono tra le più basse di tutto il continente.
Fisco,tabacco: in Francia mettono la tassa anche sulle sigarette elettroniche.
Patrimoniale: meccanismi di solidarietà. Monti l'ha fatto l'anno scorso, non era una patrimoniale ma un intervento pesante.
Ragionare con l'idea che in Italia sia possibile ridurre le tasse.
In Europa siamo pieni di paradisi fiscali e ciò non è tollerabile, l'idea che il nostro paese sia in prima linea contro ciò nel nome di una battaglia di civiltà.

Domande dal pubblico: (1.14):
è possibile in Europa percorrere la via giapponese?
Oltre a dimezzare il numero dei parlamentari, è possibile dimezzare il numero dei cacciabombardieri se non annularlo?
Siria, qual è la posizione del governo verso la violazione dei diritti umani dei ribelli?

Letta (1.15):
Siria, tema delicatissimo. Siamo molto impegnati nella comunità internazionale affinchè non si chiudano gli occhi.
Due scenari più preoccupanti: Siria e Libia. Tema dell'embargo, Bonino. Evitare che la Siria non diventi un teatro globale. Responsabilizzare la Russia, se anche la Russia è parte del conflitto, il conflitto è globale.
(1.17,30)
Esercito europeo: ci dobbiamo rendere conto che l'Europa su tutti gli scenari mondiale deve esserci, ma ci può essere soltanto se ha una capacità di presenza legata anche, ovviamente, alla presenza militare; ma questa presenza non può che essere tutta insieme e quindi anche il tema della riorganizzazione degli strumentali è secondo me un grande tema, enorme, perchè siamo tutti arretrati su questo tema, tutti arretrati. Ddobbiamo entrare in questo logica. Più tempo perdiamo, peggio è.

Domande dal pubblico (1.18): sulle fondazioni

Letta (1.20): Una cosa sono le attività culturali, una cosa sono le attività di partito. Bilanci sempre certificati da società esterne. La trasparenza è fondamentale.

Domanda sul tesoriere.
Letta ribadisce che i bilanci sono certificati. Distinguere attività professionali e attività politica e la distinzione va in molti casi mantenuti.

Domanda (1.21):
sul prossimo vertice europeo, chiedere a Hollande una riduziona del fiscal compact?

Letta: Sbagliato chiederla. Accanto al fiscal compact bisogna avere le politiche per la crescita attraverso strumenti europei. In questo l'Europa è debole. Ma anche su altro. Vedi il mercato delle libere energie. Alcuni paesi aperti, altri chiusi.
La questione della Gran Bretagna. Si sottovaluta il problema. Sarebbe un danno per l'Europa, averla a bordo è un fatto positivo e vorrei nel semestre italiano fare di tutto per la Gran Bretagna agganciata e deve essere uno sforzo complessivo dell'Ue.
Sembra un tema non di attualità ma invece è una delle questioni chiave del dibattito europeo di questo periodo. La Gran Bretagna però si sta allontanando piano piano ed è un grande errore.

Domanda (1.24): sulle liberalizzazioni.
Letta. (1.25): l'apertura dei mercati è fondamentali…
Applausi, fine.




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