Quando servizi francesi e tedeschi si fanno agenzia del British Council

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Quando servizi francesi e tedeschi si fanno agenzia del British Council p.365-366
Estratto da una Lettera a Jacques Chirac nell’ Arménie, Géorgie, Karabagh , de Patrick Kaplanian, Ed. Adret, 2007
Quando la Francia si suicida
A Erevan, capitale dell’Armenia, una nuova università è stata aperta. “A Erevan, la capitale dell’Armenia, è stata aperta una nuova università. Localmente è conosciuta sotto il nome di “università europea”. Hanno partecipato una quindicina di organismi pubblici o privati: un italiano, un inglese, un austriaco, gli altri tedeschi o francesi per la maggior parte pubblici (università di Lione e di Marsiglia etc.). Si tratta quindi, grosso modo, di un’università franco-tedesca.
Allora, primo shock: si chiama EUROPEAN UNIVERSITY OF THE SOUTH CAUCASUS. Perché questo nome in inglese? Poi veniamo a sapere l’inglese è obbligatorio (3 ore a settimana) in più, a scelta, il francese o il tedesco (2 ore a settimana). Ma c’è di più: durante gli anni di preparazione, inglese obbligatorio, e solo inglese, con una prova eliminatoria, ci ha spiegato la vice-rettrice in… inglese…
Cosa diremo ai bambini che imparano il francese a scuola come terza lingua, dopo l’armeno ed il russo? Perché, ce ne sono molti. Nessun dubbio che il comportamento dei Franco-tedeschi incoraggia il governo a rimpiazzare il francese con l’inglese. Cosa si dirà ai bambini delle scuole franco-armene come quella di Gyummi?
Siamo logici: se si vuole- alle spese dei contribuenti francesi e tedeschi- rimpiazzare il francese con l’inglese, che inizi dall’inizio, ossia, prima di creare un’università anglofona, trasformiamo le scuole franco-armene in scuole anglo-armene!
So già la risposta che mi verrà data: che bisogna essere realisti, che l’inglese è inevitabile etc.
Allora dobbiamo essere realisti. La lingua di comunicazione della regione, la lingua che tutti parlano, è il russo. In Armenia si può entrare in qualsiasi boutique, in qualsiasi casa, in qualsiasi sperduto paese, e parlare russo, e vi si risponderà in russo, e si troverà questo normale. Basta dare un’occhiata a qualsiasi libreria, negozio di video, giornalai: ci sono più russi che armeni. E nessun altra lingua. Le stazioni metro sono indicate in cirillico e in armeno e non in caratteri latini. Le emissioni televisive sono spesso in lingua russa, non doppiati e sotto-titolati.
Costruire un’università in Armenia senza il russo, è un po’ come costruirne una in Tunisia o in Senegal senza una parola di francese (sebbene! ormai mi aspetti di tutto da parte delle autorità culturali francesi). E’ ancora peggio quando si pensa che per due Armeni in Armenia ce n’è uno nella CEI.
Questo non è il fatto più grave. Dopo tutto si tratta solo di un centinaio di studenti. Il livello è molto mediocre, più basso di quelli delle università armene di Stato (dove l’inglese non è obbligatorio). Quello che è grave è il messaggio che è passato agli armeni. Centinaia di migliaia “di automobilisti e di pedoni passano davanti a questa facciata dove enormi lettere, EUROPEAN UNIVERSITY OF THE SOUTH CAUCASUS, gli dicono: “non imparate il francese, non imparate il tedesco, poiché la lingua dell’Europa è l’inglese, siamo noi franco-tedeschi che ve lo diciamo”.
Ora nella mente degli armeni, a causa di un’importante diaspora, il punto di mira in Europa è la Francia. Un sondaggio realizzato dal “Centro armeno di studi nazionali e internazionali” su un campione di 2000 persone rivela che il 77% degli armeni si augura che il loro paese rinforzi i legami con la Russia, il 50% con la Francia e il 30% con gli USA.
Fortunatamente i franco-tedeschi sono lì per spiegargli che si sbagliano. In più non viene reso nessun servizio a questi studenti. L’inglese non serve a niente in questo paese. Il commercio estero? Il volume degli scambi con gli USA (6,5%) è inferiore a quello con il… Belgio.
Il turismo? Sono i francesi che sono i più numerosi davanti ai tedeschi.
A cosa porta tutto questo?
Innanzitutto dimostra che tutti sanno che l’alleanza franco-tedesca è stata un successo su tutti i piani, salvo quello culturale e linguistico. Ma la novità è che i franco-tedeschi esportano ormai i loro fallimenti all’estero. Poi l’Europa è diretta da tecnocrati che non vedono che l’economico. Mancando di cultura e immaginazione sono incapaci di concepire un’Europa europea.
Tutto quello che sanno fare è copiare il modello che hanno sotto gli occhi: gli USA.
Nella primavera 2004, una riunione voluta dal comitato olimpico consacrata ai problemi di sicurezza si è svolta in inglese. Il Benin ha protestato e ha sbattuto la porta seguito dagli altri paesi francofoni. Se ci sono solo i nordafricani a difendere il francese, eh bene uniamoci nordafricani. Negli anni 80 gli egiziani hanno costruito un’università francofona al Cairo. L’hanno fatta da soli, non è costata nemmeno un centesimo ai contribuenti francesi. E’ forse l’esempio da seguire: creiamo una rete di nordafricani mentre la Francia e l’Europa si americanizzano.
Patrick Bougnoulia
Tratto dall’Osservatorio Europeo del Plurilinguismo: http://plurilinguisme.europe-avenir.com/index.php?option=com_content&task=view&id=1675&Itemid=48[addsig]




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