Quando la notizia crea la parola

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E la notizia creò la parola

Ma siamo “zapateri” o “furbetti del quartierino”? Ovvero: neologismi, modi di dire e comunicare nati dalla cronaca ed entrati di forza nel nostro linguaggio quotidiano. Grazie a fatti e persone da prima pagina.

di Simona Coppa

Parliamo in modo diverso da un anno fa, dal mese scorso e forse anche da ieri. Perché il linguaggio assorbe ogni giorno nuove parole coniate dai media. Da qui, il moltiplicarsi di libri “di aggiornamento” (“Dizionario delle parole nuove”, di Giovanni Adamo e Valeria della Valle, in novembre per Sperling &Kupfer). Ecco allora qualche novità linguistica di “oggi”.

“Ratzingirls” Dopo i Papaboys di Papa Wojtyla, l’ultima Giornata Mondiale della Gioventù, a Colonia, ha visto e sancito il successo (anche numerico) delle “Ratzingirls”. Ovvero: le ragazze “fans” del nuovo pontefice Benedetto XVI (Papa Ratzinger). Si usa per definire la punta – giovane e femminile – del cattolicesimo di oggi.

“Quartierino” “Stamo a fa i furbetti del quartierino”. Dichiarazione fatta da Stefano Ricucci in una conversazione telefonica (intercettata) e poi diventata il tormentone dell’affaire Bankitalia.

“Tsunami” Dopo il maremoto che lo scorso dicembre ha colpito il Sudest asiatico, la parola viene usata come sinonimo di catastrofe. Un’onda gigantesca (di guai) che si abbatte su di te e ti rovina la vita.

“Globish” Da Global e English, versione semplificata dell’inglese 1500 parole in tutto – che si sta espandendo come una sorta di linguaggio internazionale per chi non è di madrelingua inglese.

“Next” Da Next Age, la fase successiva della New Age. Al posto di “E poi?”, “E allora?”, detto da chi ascolta e vuole sottolineare impazienza e/o curiosità, ma con uno stile che suona in qualche modo trendy.

“Zapatero” Il nome del premier spagnolo diventa aggettivo-sostantivo e definisce chi lotta per il riconoscimento delle unioni di fatto, la fecondazione assistita o il “Via le truppe dall’Iraq”. Il quotidiano francese “Libération” ha dedicato una pagina a Sabina Guzzanti chiamandola “zapatera” per il film presentato a Venezia che, non a caso, si intitola “Viva Zapatero!”.

11 Settembre Disastro, débacle, fallimento completo. Di un progetto, di una speranza, di un’esperienza di vario genere. Una volta si diceva “è stata una Waterloo”, ma dalle Twin Towers in poi, l’ 11 settembre è entrato nella nostra vita. E nel linguaggio.

“Google” Dal nome del browser di ricerca. Dire “Mi faccio un Google” significa cercare informazioni sul web, in particolare utilizzando il motore di ricerca Google. E’ l’analogo del “Mi faccio un bancomat” e la versione italiana del verbo inglese “to google”, che fino a due anni fa non esisteva.

“Poli-Gate” Negli Stati Uniti si usa il suffisso “-gate” per definire i grandi scandali dopo il Watergate. Analogamente in Italia, dopo Tangentopoli, si aggiunge “-poli” per definire i vari casi di corruzione. Ecco così “universopoli”, “concorsopoli”, “assentopoli” ecc.

“Pacs” Acronimo di Patto Civile di Solidarietà. Indica un contratto tra due adulti di sesso diverso o dello stesso sesso, che garantisce diritti simili a quelli matrimoniali. Forse ci chiederanno: “Siete sposati o Pacs?”.

“Nomination” Niente a che vedere con Oscar e Nobel, il termine arriva dal linguaggio tv. Nei reality-show, stile “Grande fratello”, a quelli che rischiano l’espulsione dal gruppo viene detto “sei stato nominato”. Una candidatura tutt’altro che ambita.

“Rubinettare” A coniarlo è stato il ministro dell’Economia, Domenico Siniscalco, quando ha dichiarato: “E’ stato tutto rubinettato”. Un modo per ribadire ai sindacati che tutti i rubinetti erano già stati aperti e che di risorse non ce n’erano più.

N.b. Da non usare.

(Da Grazia n. 39, settembre 2005).

Questo messaggio è stato modificato da: Daniela_Giglioli, 17 Ott 2005 – 18:48 [addsig]




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