Quando la Lega è favorevole alla lingua italiana

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Lecco L’iniziativa nata dopo un sondaggio tra gli stranieri che abitano in paese

Corso di arabo per i bambini di Introbio La Lega: «Integrazione? Così si creano ghetti»

Claudio Del Frate

Anche all’ombra dei boschi della Valsassina «cielo» si potrà dire «samaa» e si potrà ringraziare dicendo «shukhran»; esattamente come a Rabat o al Cairo. Si potrà grazie al corso di lingua araba dedicato ai bambini e che ogni domenica mattina si tiene nei locali della biblioteca di Introbio: da alcune settimane 14 alunni in massima parte figli di immigrati che abitano in paese rinforzano la loro conoscenza della lingua d’origine sotto la guida di un’insegnante a sua volta proveniente dal Marocco, ma trapiantata in Lombardia. È una storia che ha un duplice significato: il primo sociale e riguarda i cosiddetti immigrati di seconda generazione, vale a dire gli stranieri nati in Italia e che dovranno decidere se sentirsi più italiani o più appartenenti alla cultura d’origine; il secondo politico, perché la giunta che amministra Introbio, per quanto figlia di una lista civica, ha al suo interno anche esponenti che si riconoscono nella Lega Nord, partito non certo sostenitore di queste iniziative. Spogliato di schermo politico, tuttavia, il corso di arabo di Introbio è nato in maniera del tutto spontanea. «Abbiamo riunito le famiglie straniere residenti in paese – racconta Rita Lusenti, assessore alla cultura del piccolo Comune, 1.600 abitanti circa – e abbiamo chiesto quali fossero le loro esigenze in campo culturale e sociale; da lì è emerso il desiderio che i piccoli stranieri non smarrissero la conoscenza della lingua d’origine. Molti di loro sono figli di matrimoni misti, altri hanno genitori che parlano dialetti locali e non l’arabo o che fanno ricorso abitualmente all’italiano. Il risultato è che quando tornano nel Paese d’origine sono disorientati e non sanno più chi sono». Le lezioni sono tenute da un’interprete del tribunale di Lecco che abita in paese e che ha prestato gratuitamente la sua opere; gratuita è anche la frequenza al corso seguito da 12 bambini di origine nordafricana ma anche da due italiani. Il costo complessivo è dunque prossimo allo zero per la comunità, il ciclo di incontri, centrato essenzialmente sulla grammatica e sulla scrittura, proseguirà per tutto luglio e dopo le vacanze si valuterà se proseguire. Ma in una comunità così piccola una novità tanto ardita non ha provocato contraccolpi? Rita Lusenti, che leghista non è, fa le spalle grosse: «Nessuno si è ufficialmente lamentato con me, anche se i mugugni sono arrivati; c’è chi avrebbe preferito organizzare corsi di dialetto, chi ha storto il naso anche semplicemente perché alcune settimane fa abbiamo organizzato una festa multietnica, dove erano rappresentati tutti i popoli che vivono a Introbio. Ma il corso non è nato da una delibera di giunta, non prevede impegni di spesa per i cittadini, è sorto da un’esigenza manifestata dagli stranieri stessi». L’eco del corso di arabo, tuttavia, è uscita dai ristretti confini del paesino di montagna e non è passata inosservata. Marco Benedetti è assessore provinciale alla cultura ma anche commissario provinciale della Lega Nord di Lecco; assicura che non saranno prese «sanzioni» nei confronti dei promotori del corso («Non ne abbiamo certo i poteri») ma si dice «sconcertato» dall’iniziativa. «Prima di tutto – afferma Benedetti – non sono del tutto convinto che si tratti di un’esperienza a costo zero: finché siamo in estate può darsi, ma se le lezioni proseguiranno, anche il semplice uso dei locali della biblioteca comporta una spesa per la collettività. Ma è il contenuto stesso delle lezioni a sorprendermi: se l’obiettivo è l’integrazione degli immigrati, molto più utile sarebbe stato un corso di italiano, delle lezioni di sostegno per insegnare la nostra cultura. Così invece temo che si finirà per creare un piccolo ghetto». E un leghista che si ritrova a difendere la lingua di Dante è certo una notizia in più.
(Dal Corriere della Sera, 11/7/2010).




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