Quando i non italiani sono consumatori potenziali

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Cresce il numero degli immigrati, e in città spuntano manifesti multilingue

Quando la pubblicità parla straniero

Le aziende, nelle loro campagne promozionali, hanno iniziato a rivolgersi anche a questo tipo di pubblico, e non è difficile imbattersi in cartelloni scritti in francese, arabo, inglese e rumeno

di Giuditta Boeti

Quelli più diffusi sono in francese, arabo, inglese e tagalog (la lingua dei filippini) e generalmente compaiono sui tram, sui giornali e sui volantini. Sono gli annunci pubblicitari “etnici” quelli che si rivolgono, direttamente in lingua originale, alla popolazione di stranieri che vive, consuma e spende in città e dunque è un potenziale acquirente a tutti gli effetti. Lo scorso anno i cittadini extra comunitari presenti a Firenze erano quasi 35 mila, il 9,5% della popolazione complessiva. Con questi numeri le aziende hanno iniziato a strizzare l’occhio a questi possibili clienti che, pur abitando nel nostro Paese, non conoscono bene la lingua. O comunque anche se conoscono l’italiano, è sicuramente più forte il richiamo di un messaggio che non parla semplicemente di loro ma parla direttamente a loro. Ci provano le compagnie telefoniche, le banche, le grandi catene di arredamento con pubblicità che comunicano in tante lingue diverse. E così capita di trovare sui giornali annunci in albanese, cinese, rumeno, arabo. I fiorentini, naturalmente, finiscono per capirci poco, se non che si tratta di qualche allettante promozione costruita a misura di immigrato. Un mercato in forte crescita è quello della telefonia, sia fissa che mobile, verso i paesi di origine degli stranieri, come dimostra il particolare business dei phone center, nati nei quartieri ad alta densità di immigrati stranieri. Così le compagnie telefoniche si sono poste l’obiettivo di sviluppare spot costruiti intorno a questo tipo di utenza, con tanto di tariffe ad hoc e spiegazioni in lingua madre. Ma anche le Poste hanno imparato a rivolgersi ai clienti non italiani con pubblicità mirate: ne è un esempio la campagna per promuovere il trasferimento via telefono di denaro dall’Italia all’estero, senza bisogno di banche che spesso, nel Paese d’origine, mancano o sono difficili da raggiungere. Per la prima volta, nel mondo della pubblicità di casa nostra, volantini e manifesti si rivolgono direttamente all’universo degli extracomunitari presenti in Italia, considerandoli quindi a pieno titolo cittadini. Le nuove immagini che si affacciano nell’universo delle inserzioni mostrano uno spaccato di quotidianità fin d’ora inesplorato: dalla donna rumena con in braccio un bambino, al sorridente operaio senegalese, dallo studente albanese, al giardiniere filippino. Tutte queste campagne pubblicitarie sono nate dopo un’indagine di mercato di Millword Brown, che ha mostrato come gli extracomunitari si sentissero spettatori e non protagonisti dei messaggi promozionali. E a pensarci bene, per una famiglia musulmana, una donna con le gambe al vento in una stazione di servizio che sponsorizza una compagnia telefonica, ha lo stesso appeal che potrebbe avere su una famiglia italiana uno spot che propone qualche strano intruglio da mettere sulla pasta asciutta. Questioni di gusto, certo.

(Da Il Reporter, marzo 2009).

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Daniela Giglioli
Daniela Giglioli

Cresce il numero degli immigrati, e in città spuntano manifesti multilingue<br /><br />
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Quando la pubblicità parla straniero<br /><br />
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Le aziende, nelle loro campagne promozionali, hanno iniziato a rivolgersi anche a questo tipo di pubblico, e non è difficile imbattersi in cartelloni scritti in francese, arabo, inglese e rumeno<br /><br />
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di Giuditta Boeti<br /><br />
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Quelli più diffusi sono in francese, arabo, inglese e tagalog (la lingua dei filippini) e generalmente compaiono sui tram, sui giornali e sui volantini. Sono gli annunci pubblicitari “etnici” quelli che si rivolgono, direttamente in lingua originale, alla popolazione di stranieri che vive, consuma e spende in città e dunque è un potenziale acquirente a tutti gli effetti. Lo scorso anno i cittadini extra comunitari presenti a Firenze erano quasi 35 mila, il 9,5% della popolazione complessiva. Con questi numeri le aziende hanno iniziato a strizzare l’occhio a questi possibili clienti che, pur abitando nel nostro Paese, non conoscono bene la lingua. O comunque anche se conoscono l’italiano, è sicuramente più forte il richiamo di un messaggio che non parla semplicemente di loro ma parla direttamente a loro. Ci provano le compagnie telefoniche, le banche, le grandi catene di arredamento con pubblicità che comunicano in tante lingue diverse. E così capita di trovare sui giornali annunci in albanese, cinese, rumeno, arabo. I fiorentini, naturalmente, finiscono per capirci poco, se non che si tratta di qualche allettante promozione costruita a misura di immigrato. Un mercato in forte crescita è quello della telefonia, sia fissa che mobile, verso i paesi di origine degli stranieri, come dimostra il particolare business dei phone center, nati nei quartieri ad alta densità di immigrati stranieri. Così le compagnie telefoniche si sono poste l’obiettivo di sviluppare spot costruiti intorno a questo tipo di utenza, con tanto di tariffe ad hoc e spiegazioni in lingua madre. Ma anche le Poste hanno imparato a rivolgersi ai clienti non italiani con pubblicità mirate: ne è un esempio la campagna per promuovere il trasferimento via telefono di denaro dall’Italia all’estero, senza bisogno di banche che spesso, nel Paese d’origine, mancano o sono difficili da raggiungere. Per la prima volta, nel mondo della pubblicità di casa nostra, volantini e manifesti si rivolgono direttamente all’universo degli extracomunitari presenti in Italia, considerandoli quindi a pieno titolo cittadini. Le nuove immagini che si affacciano nell’universo delle inserzioni mostrano uno spaccato di quotidianità fin d’ora inesplorato: dalla donna rumena con in braccio un bambino, al sorridente operaio senegalese, dallo studente albanese, al giardiniere filippino. Tutte queste campagne pubblicitarie sono nate dopo un’indagine di mercato di Millword Brown, che ha mostrato come gli extracomunitari si sentissero spettatori e non protagonisti dei messaggi promozionali. E a pensarci bene, per una famiglia musulmana, una donna con le gambe al vento in una stazione di servizio che sponsorizza una compagnia telefonica, ha lo stesso appeal che potrebbe avere su una famiglia italiana uno spot che propone qualche strano intruglio da mettere sulla pasta asciutta. Questioni di gusto, certo.<br /><br />
(Da Il Reporter, marzo 2009).<br /><br />
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